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	<title>storia Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Panzane storiche reiterate e dove trovarle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 21:17:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In alcuni ambienti della storiografia e dell&#8217;archeologia, in Sardegna, si stigmatizza spesso la proliferazione di narrazioni fantasiose e nostalgiche di un presunto passato glorioso. Si è addirittura coniato il termine &#8211; dispregiativo &#8211; &#8220;fantarcheosardismo&#8221; e sono facilmente reperibili in Rete le invettive contro una pretesa deriva identitaria di tali narrazioni. Pochissima attenzione si pone, invece,...</p>
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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine.jpg" alt="" class="wp-image-6273" style="width:445px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine.jpg 683w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-320x480.jpg 320w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-640x960.jpg 640w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>In alcuni ambienti della storiografia e dell&#8217;archeologia, in Sardegna, si stigmatizza spesso la proliferazione di narrazioni fantasiose e nostalgiche di un presunto passato glorioso. Si è addirittura coniato il termine &#8211; dispregiativo &#8211; &#8220;fantarcheosardismo&#8221; e sono facilmente reperibili in Rete le invettive contro una pretesa deriva identitaria di tali narrazioni. Pochissima attenzione si pone, invece, rispetto alle forzature o alle vere falsità storiche diffuse da media e fonti a volte addirittura istituzionali, o comunque presuntamente autorevoli. Un interessante fenomeno anche questo.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size">Da queste parti non è mai mancata la vigilanza sulle tesi storiche fantasiose e sulle vere e proprie mistificazioni relative al nostro passato, da qualsiasi parte provenissero.</p>



<p class="has-medium-font-size">Va però chiarito, una volta per tutte, che non tutte le narrazioni false o comunque fantasiose sulla storia sarda hanno lo stesso peso e la stessa portata. </p>



<p class="has-medium-font-size">Tesi e ricostruzioni fantasiose sul passato esistono a tutte le latitudini. Senza tornare necessariamente agli antichi miti, è un fenomeno del tutto contemporaneo quello del sensazionalismo storico-archeologico, specie in relazione ad antiche civiltà, ma non solo.</p>



<p class="has-medium-font-size">A volte la fantastoria è fine a se stessa, a volte nasconde scopi commerciali, altre volte gli intenti sono più scopertamente &#8211; e anche più genericamente &#8211; politici. </p>



<p class="has-medium-font-size">Intanto, bisogna partire dal presupposto che nessuna storiografia è del tutto neutrale. La disciplina storiografica contemporanea e le altre discipline connesse nascono in epoca romantica, sono coeve e per tanti versi consustanziali ai nazionalismi. </p>



<p class="has-medium-font-size">Si potrebbe fare l&#8217;esempio delle storiografie &#8220;nazionali&#8221; degli stati europei. O, con ancora maggiore evidenza, quello della archeologia e della storiografia israeliana.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ma in questi campi c&#8217;è stata un&#8217;evoluzione sia nei contenuti sia nei metodi, frutto soprattutto della riflessione interna alle discipline stesse e alla presa di coscienza sul peso politico che hanno gli studi sul passato.</p>



<p class="has-medium-font-size">In Italia si è fatta largo a fatica una certa postura critica verso gli elementi narrativi portanti della storiografia &#8220;nazionale&#8221; e tutto considerato la Grande narrazione storica egemonica e l&#8217;uso pubblico della storia risentono ancora in modo molto forte della costruzione artificiosa e pesantemente orientata dell&#8217;idea &#8220;nazionale&#8221; italiana.</p>



<p class="has-medium-font-size">Certe tematiche sono state a lungo &#8211; e in modo preoccupante sono tornate ad essere oggi &#8211; una sorta di tabù culturale. Come la vicenda colonialista dello stato italiano o lo stesso fascismo. Per non menzionare l&#8217;insistenza con cui si impone la falsità storica della continuità tra antichità romana e Italia contemporanea.</p>



<p class="has-medium-font-size">In Italia ha fatto fatica ad essere accettata e metabolizzata la lezione della &#8220;scuola delle Annales&#8221; (Bloch, Febvre, Braudel, ecc.). La storiografia italiana ha pochissimo peso a livello internazionale. Paga lo scotto di troppi nodi irrisolti, a partire dalla stessa natura dello stato italiano, e dello scarso favore politico per la scienza e la ricerca.</p>



<p class="has-medium-font-size">In Sardegna tutto questo ha avuto un riverbero doppiamente gravoso e per molti versi tossico. Sono temi già affrontati in questo spazio e nei miei libri, non mi ci dilungo. </p>



<p class="has-medium-font-size">In Sardegna l&#8217;ossessione della storiografia e dell&#8217;archeologia istituzionali (chiamiamole così) per le contro-narrazioni, sia quelle più smaccatamente fantasiose sia quelle anche solo critiche o che propongono un punto di vista di partenza diverso, ha un che di patologico. </p>



<p class="has-medium-font-size">Non solo, mostra anche un orientamento culturale e politico abbastanza preciso: l&#8217;italo-centrismo e la lettura nazionalista italiana come orizzonte culturale necessario e non revocabile in dubbio.</p>



<p class="has-medium-font-size">La domanda di conoscenza storica, così presente nell&#8217;isola, è dovuta al fatto che la popolazione sarda è deprivata di un accesso ordinario alla sua storia. La stragrande maggioranza delle persone sarde, comprese quelle che fanno parte del ceto medio istruito (o riflessivo), non sa pressoché nulla del nostro passato. A parte poche, vaghe nozioni, molto superficiali, spesso tendenziose o del tutto false.</p>



<p class="has-medium-font-size">La naturale curiosità di tante persone si sovrappone poi alla subalternità culturale e a una mitologia identitaria mortificante, così interiorizzate dalla popolazione da essere riprodotte meccanicamente, in modo irriflesso. Ne nasce un cortocircuito che genera oscillazioni violente tra depressione e megalomania.</p>



<p class="has-medium-font-size">A quest&#8217;ultima &#8211; che è pur sempre una reazione indotta da cause storiche profonde &#8211; si deve l&#8217;attenzione di un certo numero di persone sarde per le ricostruzioni enfatiche del nostro passato, specie lontano. Di cui per altro ci restano testimonianze materiali così visibili e grandiose da suscitare inevitabili interrogativi. Che i mezzi ordinari di conoscenza &#8211; dalla scuola, ai mass media principali, alla divulgazione &#8211; non soddisfano.</p>



<p class="has-medium-font-size">E veniamo all&#8217;altra faccia della medaglia, che rappresenta un problema per certi versi più grande e decisivo. Riguarda la congerie di nozioni storiche sulla Sardegna e la cornice generale attraverso cui esse vengono veicolate che si possono trarre dalla manualistica scolastica e dai mass media.</p>



<p class="has-medium-font-size">Come accennato più su, vere e proprie mistificazioni entrano senza alcun filtro nel bagaglio di conoscenze di base di tutta la cittadinanza scolarizzata e nel discorso pubblico, anche istituzionale.</p>



<p class="has-medium-font-size">Gli esempi potrebbero essere davvero tanti.  Mi limito qui a uno recente, riguardante l&#8217;emittente Unica radio, web radio dell&#8217;Università di Cagliari. </p>



<p class="has-medium-font-size">In <a href="https://www.unicaradio.it/blog/2026/03/28/sardegna-protagonista-la-verita-che-litalia-ignora/?amp=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >un post</a> di poche settimane fa reperibile sul suo sito, si reitera la tesi, cara a Francesco Cesare Casula, più volte confutata anche da queste parti, secondo cui l&#8217;attuale stato italiano discenderebbe direttamente dal Regno di Sardegna, le cui origini poi sarebbero da ritrovare nella vittoria del Regno di Aragona contro i pisani di Castel di Castro di Calari, nel 1324.</p>



<p class="has-medium-font-size">Una continuità pretesa, ma indimostrata, per giunta attribuibile alla circostanza storica di una dolorosa e epocale sconfitta dell&#8217;ultimo stato (medievale) sovrano autoctono: il regno giudicale di Arborea (1420).</p>



<p class="has-medium-font-size">Il Regno di Sardegna a cui ci si riferisce è esistito, nella sua forma poi consolidatasi storicamente, dal 1421. Anche se non volessimo considerare la discontinuità rappresentata dal passaggio della corona sarda alla Casa Savoia (1720), *quel* Regno di Sardegna finì di diritto e anche di fatto (ma non di nome) nel 1848, con l&#8217;entrata in vigore della Perfetta fusione e la promulgazione dello Statuto &#8220;Albertino&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size">Che il nome del regno sia rimasto lo stesso fino al 1861 rileva poco o nulla, dal punto di vista storico, giuridico e politico. La continuità diretta con l&#8217;attuale Repubblica italiana è poi palesemente destituita di qualsiasi fondamento.</p>



<p class="has-medium-font-size">Che questa tesi strampalata e priva di qualsiasi consenso scientifico sia di tanto in tanto rispolverata o dal suo propugnatore (F.C. Casula), o dai suoi emuli e allievi, o, per distrazione, ignoranza, conformismo, da commentatori occasionali, sarebbe suscettibile di critica, ma tutto sommato rientrerebbe nella normalità di un dibattito pubblico a tratti surreale come quello sardo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Che però un medium collegato all&#8217;università la rilanci, con pretesa di credibilità, suffragata da argomentazioni al limite dell&#8217;auto-caricatura, è ingiustificabile. Salvo credere che si tratti di uno scherzo o, come si usa dire oggi, di una trollata.</p>



<p class="has-medium-font-size">Se presa sul serio, rivela una dose mortifera non solo e non tanto di ignoranza e di provincialismo, ma prima di tutto di subalternità culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size">Sarebbe bello che la storiografia sarda, specie i suoi custodi più intransigenti, assumendosi la responsabilità dovuta al proprio ruolo pubblico, si esprimessero una volta per tutte con chiarezza su questa come su altre false conoscenze.</p>



<p class="has-medium-font-size">Non succederà. L&#8217;unico nazionalismo (ipotetico) che fa loro paura è quello sardo. Quello italiano è pienamente interiorizzato e come tale veicolato automaticamente, come fosse l&#8217;unica cornice interpretativa valida (il fenomeno noto come &#8220;nazionalismo banale&#8221;). </p>



<p class="has-medium-font-size">È la questione sollevata, tra gli altri, dalla scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie nel suo pamphlet <em>Il pericolo di un&#8217;unica storia</em>. Oltre che rilavata e analizzata sotto vari profili dagli studi post-coloniali.</p>



<p class="has-medium-font-size">Così, ci ritroviamo esposti a panzane grossolane, a volte mortificanti, oltre che insensate come quella in questione, ma pienamente legittimate dalla forza dei mezzi che le diffondono e validate dalla mancata critica degli addetti ai lavori. </p>



<p class="has-medium-font-size">Non è un bell&#8217;esempio di deontologia, di coscienza civica e di responsabilità democratica. Problema ben più grave, per implicazioni politiche e conseguenze, degli eccessi fantasiosi &#8211; identitari o meno &#8211; dei fantastorici e dei fantarcheologi sardi. </p>
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		<title>Il collasso dell&#8217;autonomia sarda nella crisi della civiltà europea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 11:36:46 +0000</pubDate>
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<h2 class="wp-block-heading"><em>Difficile occuparsi di cronaca locale quando il mondo umano procede nella sua folle corsa sanguinaria. Eppure è forte l&#8217;impressione che ci sia un qualche collegamento tra la parabola discendente della politica coloniale sarda e la crisi di transizione storica che sta attraversando la civiltà europea nel suo complesso.</em></h2>



<p class="has-medium-font-size">È uno di quei momenti temuti da Nino Gramsci, quando il vecchio ordine ormai si sta disfacendo, ma non ne è ancora emerso uno nuovo, e in questa incertezza imperversano i mostri.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nel nostro piccolo spicchio di mondo (se commisurato al pianeta), la Sardegna, continuiamo ad assistere a eventi che sanno sempre più di surreale, senza che questo basti a scuotere una porzione sufficientemente consistente della nostra collettività umana dal suo torpore. O almeno questa è l&#8217;apparenza.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ieri, 28 febbraio, non era solo il <a href="https://www.teleregionelive.it/2026/02/23/sassari-ricorda-lingresso-di-angioy-celebrazioni-per-i-230-anni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >duecentotrentesimo anniversario dell&#8217;entrata trionfale di Giovanni Maria Angioy a Sassari</a> (28 febbraio 1796), ma anche la data scelta dalla presidente Todde per chiamare l&#8217;opinione pubblica sarda a mobilitarsi contro l&#8217;ennesima imposizione da parte dello stato centrale, quella delle supercarceri destinate ai detenuti in regime di art. 41bis.</p>



<p class="has-medium-font-size">La coincidenza è notevole, ma credo non voluta (dubito che Alessandra Todde, come i suoi colleghi, abbia anche solo una vaga idea della storia sarda). La distanza tra i due eventi &#8211; quello del 1796 e quello del 2026 &#8211; non potrebbe essere maggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ho scritto &#8220;l&#8217;ennesima imposizione&#8221;, perché anche solo le cronache di questi ultimi mesi (e non parliamo di anni o decine di anni) allineano una serie di decisioni perlopiù ostili all&#8217;isola calate da oltre Tirreno, senza che per altro la politica sarda istituzionale abbia mai avuto qualcosa da ridire. Salvo costernarsi, indignarsi e impegnarsi, per poi gettare la spugna senza gran dignità.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il personale di partito che occupa i ruoli chiave in Regione e nei Comuni, così come negli enti pubblici e para-pubblici, risponde a indicazioni che arrivano dai vertici dei propri raggruppamenti di riferimento. Ha un ruolo di intermediazione e di mantenimento dello stato corrente delle cose, con la possibilità di garantirsi un reddito molto al di sopra della media sarda e occasioni di carriera altrimenti irraggiungibili.</p>



<p class="has-medium-font-size">Non solo non risponde al popolo sardo delle proprie azioni, ma è anche mediocre quanto a qualità intellettuale e umana, nonché per quanto riguarda preparazione e coscienza civica. Dominano arrivismo e cinismo, di pari passo con l&#8217;<a href="https://sardegnamondo.eu/2025/12/15/ignoranza-collettiva-e-impotenza-appresa-come-andare-fiduciosi-incontro-al-disastro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ignoranza</a> e una generalizzata avversione, più o meno esplicita, più o meno cosciente, per qualsiasi cosa sappia troppo di Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size">Al pari della stragrande maggioranza del ceto medio istruito, la politica sarda soffre di un provincialismo subalterno che la spinge ad assumere come unico legittimo, e comunque come unico valido e vero, lo sguardo esterno, la mentalità della classe dominante italiana, a cui tende come modello e come status.</p>



<p class="has-medium-font-size">In questo senso, così come per altri versi, è obiettivamente vero che conta pochissimo lo schieramento elettorale di appartenenza: destra, vecchia scuola democristiana, progressismo borghese, sinistra &#8220;di lotta e di governo&#8221;. Sono tutte posizioni politiche che non hanno nulla di realmente ideale, non hanno un vero orizzonte di valori a cui rifarsi, se non in termini retorici, non hanno alcuna strategia, nemmeno di breve periodo, ma vivacchiano di tatticismi elettorali, di ricatti e complicità opache, di compiacenza verso gruppi di potere e interesse esterni.</p>



<p class="has-medium-font-size">In una situazione del genere, per altro ormai incancrenita da decenni di dipendenza e subalternità, non può stupire il penoso esito della mobilitazione chiamata da Alessandra Todde. *Oggettivamente* penoso, al di là dei proclami e della compiacenza di molta parte dell&#8217;informazione.</p>



<p class="has-medium-font-size">Poche centinaia di persone in una Piazza pure significativa di Cagliari, che è stata anche scenario di ben altri moti popolari.</p>



<p class="has-medium-font-size">Senza ancora conoscere il risultato effettivo della mobilitazione, Lisa Ferreli di &#8220;Sardegna che cambia&#8221;, scriveva giorni fa:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Ci sono alcune domande che in tempo di criminalizzazione del dissenso potrebbero sorgere leggendo la chiamata alla mobilitazione contro la realizzazione di tre carceri dedicate al 41bis in Sardegna, lanciata dalla presidente Todde. La prima è: che cosa succede quando l’invito alla protesta arriva dall’alto? Ma anche: quando è il potere a convocare la piazza, quest’ultima è ancora spazio di conflitto o diventa strumento di legittimazione? E soprattutto: se la chiamata al dissenso manifesto arriva dal potere &#8211; la più alta carica politica isolana &#8211; idranti e manganelli ci saranno?</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size">Domande legittime e anzi doverose, che nessuno, nei partiti che sostengono la giunta Todde, pare essersi fatto. Lisa Ferreli prosegue così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La questione è politica, e riguarda invece il ruolo delle istituzioni. Una presidente eletta, investita di un mandato democratico, dotata di strumenti legislativi e amministrativi, non è un soggetto privo di potere. Non è un movimento. Non è un comitato. Non è una realtà marginale che ha bisogno della piazza per esistere. È istituzione.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size">La risposta a questi interrogativi è che Todde, in un momento di estrema debolezza politica e di crisi interna al suo stesso schieramento, ha provato a chiamare a raccolta abbastanza consenso da ri-legittimarsi sia presso l&#8217;opinione pubblica sia presso i suoi sodali istituzionali. Fallendo miseramente.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il disprezzo mostrato da lei e dallo schieramento che la sostiene verso le mobilitazioni popolari vere &#8211; quelle in tema di energia, di sanità, di occupazione militare, ecc. &#8211; non ha certo alimentato un riavvicinamento delle masse alla politica di Palazzo. L&#8217;atavica diffidenza della popolazione sarda verso il potere non ha certo trovato motivi di ricredersi nel corso di questa legislatura regionale, così come non ne ha mai trovato prima.</p>



<p class="has-medium-font-size">Chissà se questo episodio avrà qualche effetto. Sui rapporti interni alla politica istituzionale potrebbe segnare un ulteriore indebolimento della posizione di Todde, ma ciò avrà conseguenze solo nel gioco di spartizione e nella lotta per l&#8217;egemonia dentro la coalizione. </p>



<p class="has-medium-font-size">Dal canto suo, la destra coloniale sarda canta ottusamente vittoria, come se il fallimento della manifestazione indicasse un sostegno popolare alle sue posizioni. Il che è semplicemente ridicolo. L&#8217;insuccesso di Todde non è certo un segnale di diffuso sostegno alle sue (della destra) posizioni pilatesche e opportuniste, così come non può essere preso per una generale e convinta adesione alle politiche del governo Meloni. </p>



<p class="has-medium-font-size">Di fatto, la finzione dell&#8217;autonomia sarda si basa unicamente sulla forza di interposizione che il blocco storico dominante riesce ad esercitare grazie alla combinazione tra protezioni esterne, una legge elettorale anti-democratica e le sue residue capacità di ricatto clientelare. Non è una posizione di forza inattaccabile.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ma questa debolezza non basta a sancire l&#8217;inevitabilità di un cambiamento radicale. Come nel caso degli attacchi militari USA e israeliani in Iran (emuli di altre avventure belliche più o meno recenti, dal Vietnam in poi, sempre finite in fallimenti clamorosi), non basta la crisi di un regime o di un ordine di cose consolidato per garantire il successo di un&#8217;alternativa.</p>



<p class="has-medium-font-size">Prima di tutto perché un&#8217;alternativa deve esserci e deve essere in grado di manifestarsi e di gestire il passaggio storico. Poi perché comunque anche le rivoluzioni riuscite si sono sempre dovute scontrare con la distanza tra obiettivi dichiarati e necessità concrete, tra ideologia e cruda realtà.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nel caso dell&#8217;Iran, anche se crollasse del tutto il regime teocratico (e a me non dispiacerebbe, anche se non sono iraniano e non ho nemmeno il diritto di stabilire io cosa sia meglio o peggio per quel grande paese), non è detto che ci sia una soluzione pronta, un ceto dirigente nuovo, preparato per assumersi la responsabilità di governare questo frangente drammatico.</p>



<p class="has-medium-font-size">Facendo le debite distinzioni, anche in Sardegna, benché sia auspicabile un mutamento drastico e la sparizione in blocco dell&#8217;oligarchia coloniale che ci sta portando al disastro epocale, al momento non si intravvede una possibile compagine sociale e politica in grado di sostituirla.</p>



<p class="has-medium-font-size">Non è detto che non ci sia del tutto, né che non emerga dalle circostanze, come a volte capita. Ma perché succeda devono esserci almeno le premesse e soprattutto deve esistere un buon numero di persone che abbiano coscienza della situazione, dei rapporti di forza, della consistenza dei problemi concreti, delle possibili soluzioni.</p>



<p class="has-medium-font-size">Soprattutto, deve verificarsi un fenomeno che manca nell&#8217;isola da generazioni e che si è verificato poche volte &#8211; solo due, direi &#8211; da più di due secoli a questa parte.</p>



<p class="has-medium-font-size">Deve cioè ri-saldarsi la scissione interna alla nostra collettività storica tra strati della popolazione di solito non comunicanti, deve crearsi un reciproco riconoscimento tra ceto medio istruito e ceti popolari, tra città e centri minori, tra la politica e la realtà concreta del nostro territorio, tra varie categorie di lavoratori e lavoratrici, tra gioventù e fasce sociali adulte e anziane.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il rapporto tra politica e comunità sarda è da troppo tempo una sorta di attrito stridente, appena lubrificato da pratiche corruttive e clientelari, sufficienti a non farlo grippare malamente. Questa modalità deve essere abbandonata.</p>



<p class="has-medium-font-size">I cosiddetti ceti produttivi e le loro rappresentanze di categoria &#8211; sindacati, associazioni datoriali, ecc. &#8211; devono finalmente piantarla di farsi dettare l&#8217;agenda dai capi bastone locali e dai boss clientelari, devono chiudere il rubinetto del consenso e dei finanziamenti lobbistici, devono abbandonare il corporativismo e la miopia avida e meschina che troppo spesso ne determina le scelte. </p>



<p class="has-medium-font-size">Su un altro piano, i ceti intellettuali, in senso ampio, dal funzionariato pubblico, al mondo della scuola e dell&#8217;università, dovrebbero finalmente calarsi nella realtà concreta del loro contesto di appartenenza, ritrovare la connessione con la storia e la geografia (vere, non immaginarie) dei loro luoghi.</p>



<p class="has-medium-font-size">Se ciò succedesse e se le mobilitazioni popolari di questi anni si traducessero in una base sociale di sostegno di massa a un progetto politico alternativo, forse riusciremmo a uscire dall&#8217;impasse deleterio in cui ci troviamo.</p>



<p class="has-medium-font-size">È un forse bello grande, ma non si tratta di un <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/periodo-ipotetico_%28La-grammatica-italiana%29/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >periodo ipotetico dell&#8217;irrealtà</a> e neanche di un auspicio retorico. Credo sinceramente che ci sia la possibilità concreta che, magari per circostanze non prevedibili, persino dettate da accadimenti esterni, una simile svolta storica si verifichi. Tutta in una volta o per gradi ravvicinati.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ma già scriverlo qui, così, temo serva a poco. Sicuramente non basta. Ne sono perfettamente cosciente. Facciamo che è un pro memoria, un appunto attaccato in bacheca, più che un precedente di comodo per poter poi dichiarare: io l&#8217;avevo detto.</p>



<p class="has-medium-font-size">Quello che serve è costruire relazioni concrete, recuperare la confidenza nell&#8217;azione collettiva, incrementare l&#8217;alleanza dei corpi, riappropriarci dei luoghi e delle parole, non aver più paura di essere quel che siamo, abbandonare per sempre la vergogna di sé che così tante energie positive ha frustrato nel corso del tempo. Dopo di che, vedremo cosa saremo in grado di fare.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il collasso dell&#039;autonomia sarda nella crisi della civiltà europea' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/03/01/il-collasso-dellautonomia-sarda-nella-crisi-della-civilta-europea/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Il collasso dell&#039;autonomia sarda nella crisi della civiltà europea' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/03/01/il-collasso-dellautonomia-sarda-nella-crisi-della-civilta-europea/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/03/01/il-collasso-dellautonomia-sarda-nella-crisi-della-civilta-europea/">Il collasso dell&#8217;autonomia sarda nella crisi della civiltà europea</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Appuntamenti di maggio 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 May 2025 15:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[L'estate dei segreti]]></category>
		<category><![CDATA[presentazioni libri]]></category>
		<category><![CDATA[WuMing1]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due appuntamenti pubblici e due semi-pubblici in questo mese di maggio. Il 25 maggio, a Nuoro, Spazio Ilisso, ore 18.00 (puntuali, senza la solita mezz&#8217;ora accademica, mi raccomando), accompagno WuMing1 nella presentazione del suo ultimo romanzo solista Gli uomini pesce. È l&#8217;ultima tappa del suo mini-tour sardo, che prevede, oltre a quella nuorese, le presentazioni...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Appuntamenti di maggio 2025' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/05/13/appuntamenti-di-maggio-2025/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="700" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/INSTA-CAGLIARI-700x700.jpg" alt="" class="wp-image-6028" style="width:516px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/INSTA-CAGLIARI-700x700.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/INSTA-CAGLIARI-480x480.jpg 480w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/INSTA-CAGLIARI-240x240.jpg 240w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/INSTA-CAGLIARI-768x768.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/INSTA-CAGLIARI-1536x1536.jpg 1536w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/INSTA-CAGLIARI-2048x2048.jpg 2048w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/INSTA-CAGLIARI-640x640.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/INSTA-CAGLIARI-800x800.jpg 800w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading">Due appuntamenti pubblici e due semi-pubblici in questo mese di maggio.</h3>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img decoding="async" width="370" height="511" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-1.jpg" alt="" class="wp-image-6029" style="width:256px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-1.jpg 370w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-1-348x480.jpg 348w" sizes="(max-width: 370px) 100vw, 370px" /></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size">Il <strong>25 maggio</strong>, a <strong>Nuoro</strong>, <a href="https://spazioilisso.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Spazio Ilisso</a>, ore 18.00 (puntuali, senza la solita mezz&#8217;ora accademica, mi raccomando), accompagno <strong>WuMing1</strong> nella presentazione del suo ultimo romanzo solista <em>Gli uomini pesce</em>. È l&#8217;ultima tappa del suo <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2025/04/calendario-generale-di-wu-ming-maggio-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >mini-tour sardo</a>, che prevede, oltre a quella nuorese, le presentazioni di San Sperate (22), Macomer (23) e Ales (24).</p>



<p></p>



<p></p>



<p class="has-medium-font-size">Il <strong>27 maggio</strong> presenterò il mio ultimo romanzo, <em><a href="https://www.catarticaedizioni.com/2025/02/lestate-dei-segreti-omar-onnis.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >L&#8217;estate dei segreti</a></em>, a <strong>Cagliari</strong>, accompagnato da Sonia Argiolas. Ore 18.30, <a href="https://cambonilibri.wordpress.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >libreria Camboni</a> in via Redipuglia 20 (zona Is Mirrionis, piazza San Michele).</p>



<p class="has-medium-font-size">Per inciso, il quartiere di Is Mirrionis è quello in cui ho vissuto da studente, parecchi anni fa. Mi fa davvero piacere tornarci in questa circostanza.</p>



<p class="has-medium-font-size">Gli appuntamenti semi-pubblici sono altre due lezioni presso la LUTE (Libera Università della Terza Età) di Nuoro, il <strong>22</strong> e il <strong>28 maggio</strong>. Sono riservate alle persone iscritte.</p>



<p class="has-medium-font-size">Darò comunicazione con congruo anticipo sui prossimi appuntamenti.</p>



<p class="has-medium-font-size">Per ora è tutto. Ci vediamo in giro.</p>
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		<title>Il Grande Freddo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 15:41:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[confederalismo democratico]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le due o tre volte che ho visto il film di Lawrence Kasdan Il Grande Freddo (The Big Chill, 1983) mi è piaciuto molto, ma mi ha lasciato un senso di amarezza che a lungo ho fatto fatica a decodificare. A distanza di tempo, credo che quel film possa essere individuato come la rappresentazione artistica...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il Grande Freddo' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/04/07/il-grande-freddo/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="388" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/immagine-1-700x388.jpg" alt="" class="wp-image-6000" style="width:590px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/immagine-1-700x388.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/immagine-1-640x355.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/immagine-1-768x426.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/immagine-1-1536x852.jpg 1536w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/immagine-1-800x444.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/immagine-1-1080x600.jpg 1080w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/immagine-1.jpg 2000w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Le due o tre volte che ho visto il film di Lawrence Kasdan <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_grande_freddo" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Il Grande Freddo</a></em> (<em>The Big Chill</em>, 1983) mi è piaciuto molto, ma mi ha lasciato un senso di amarezza che a lungo ho fatto fatica a decodificare. A distanza di tempo, credo che quel film possa essere individuato come la rappresentazione artistica non solo di un disagio privato, bensì della percezione &#8211; forse non del tutto consapevole &#8211; di un passaggio storico decisivo.</h3>



<p class="has-medium-font-size">Improvvisamente, una generazione si rendeva conto che era finita per sempre l&#8217;epoca delle speranze e delle lotte sociali per un mondo più giusto, più pacifico, un mondo libero dallo spettro della guerra e sottratto alla presa della cupidigia affaristica. Senza nemmeno sapere perché, era chiaro il senso di un cambiamento profondo, che, per chi visse gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, aveva il sapore non solo della nostalgia per la giovinezza passata, ma di una sconfitta drammatica.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il &#8220;freddo&#8221; e la paura che provavano i protagonisti del film li ho provati io stesso, in diverse circostanze. Una, in particolare, è stata il novembre 1989, quando l&#8217;Europa era in festa per la caduta del Muro di Berlino. Capivo la gioia che quell&#8217;evento induceva in molte persone, a cominciare da quelle direttamente coinvolte nell&#8217;avvenimento, ma non condividevo il senso di liberazione e di ottimismo che vedevo dilagare nella narrazione mediatica e negli umori diffusi.</p>



<p class="has-medium-font-size">La fine della Guerra fredda, seguita immediatamente dalla prima Guerra del golfo e dal conflitto nella ex Jugoslavia, convalidava l&#8217;impressione che si stessero ormai scatenando apertamente forze storiche fin lì tenute a freno. </p>



<p class="has-medium-font-size">La caduta della finzione democratica era stata già annunciata con l&#8217;avvento del governo Thatcher nel Regno Unito e dell&#8217;amministrazione Reagan negli USA. La riscossa delle classi ricche e di chi aveva un&#8217;idea esclusiva, violenta e autoritaria delle relazioni politiche e sociali era iniziata allora, ma l&#8217;ultimo scorcio della Guerra fredda ne aveva in qualche misura mascherato il senso profondo e la portata.</p>



<p class="has-medium-font-size">Inutile fare il riepilogo degli ultimi trent&#8217;anni: sappiamo cos&#8217;è successo. Il sussulto delle lotte sociali, prima col movimento zapatista partito dal Chiapas in Messico, poi col movimento cosiddetto (dispregiativamente) no-global alla fine degli anni Novanta, fu sconfitto brutalmente a Genova nel 2001. Altro momento in cui il &#8220;grande freddo&#8221; è calato sul mondo. Sono sicuro di non essere stato la sola persona a percepirlo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Così come non sono stato l&#8217;unico a sentirlo di nuovo in occasione della pandemia di covid-19. Non tanto e non solo per il diffondersi di una malattia che colpiva pesantemente anche l&#8217;Occidente privilegiato, viziato da decenni di esternalizzazione dei costi e dei problemi causati dal proprio &#8220;stile di vita&#8221;; ma soprattutto per la gestione politica dell&#8217;emergenza.</p>



<p class="has-medium-font-size">Era forte il sentore che si stesse approfittando di un momento di crisi per sperimentare misure di ordine pubblico altrimenti inaccettabili. Sul piano del controllo d&#8217;autorità della vita delle persone e nella narrazione pubblica manipolatoria è stato un grande test. Il che non ha a che fare con teorie del complotto o isterismi no-vax (fenomeni degenerativi largamente strumentalizzati che pure spesso nascevano da domande lecite).</p>



<p class="has-medium-font-size">Il salto di fase di questi ultimi anni, con la guerra in Ucraina e lo scatenarsi della furia genocida di Israele su Gaza e l&#8217;intera Palestina, l&#8217;imporsi delle destre anche in Europa, la rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca, non fa che portare a compimento una deriva politica reazionaria e anti-democratica dalle radici profonde.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ne ho già parlato, non vorrei ripetermi. Ma mi pare che non stiamo cogliendo la vera natura di questa fase storica e i rischi che essa ci propone.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il fatto che abbia perso legittimità, anche nelle democrazie, l&#8217;idea stessa che l&#8217;organizzazione socio-economica e politica basata sui meccanismi del capitalismo possa essere rovesciata ha prodotto una paralisi teorica e pragmatica di cui stiamo già pagando il prezzo. </p>



<p class="has-medium-font-size">Qualsiasi prospettiva di cambiamento democratico, anche radicale, che un tempo si sarebbe chiamata rivoluzione, ma persino la sua variante moderata un tempo definita &#8220;riformismo&#8221; sono escluse dal novero delle possibilità politiche. (Quello che oggi si definisce, soprattutto in Italia, &#8220;riformismo&#8221; è una posizione politica conservatrice, una destra moderata, diciamo.)</p>



<p class="has-medium-font-size">Non così invece la prospettiva opposta, ossia quella che propugna e appena può realizza il restringimento degli spazi di libertà, la chiusura fobica verso qualsiasi forma di diversità e di fluidità non controllabile (in ogni senso), l&#8217;uso ordinario della violenza, il superamento del principio di legalità, l&#8217;abbattimento della democrazia rappresentativa in nome di un meccanismo di selezione della leadership di tipo carismatico oppure di cooptazione oligarchica. </p>



<p class="has-medium-font-size">Questi ultimi sono tutti fenomeni già in corso. Solo che al momento una buona parte della popolazione non se ne rende ben conto, anche quando percepisce che molte cose non vanno. Consumismo, pervasività dei social media, disinformazione, desensibilizzazione costante, conflittualità indotta e altre forme di condizionamento fanno sì che anche le persone che si interessano di politica fatichino a orientarsi.</p>



<p class="has-medium-font-size">Troppo forte la costruzione orientata del discorso pubblico e troppo efficaci i diversivi imposti egemonicamente da chi controlla i media (mass e social, poco cambia), ossia da chi controlla la ricchezza e le leve del potere. </p>



<p class="has-medium-font-size">In certi casi, sul lato di chi intenderebbe opporsi ai ceti dominanti e alle loro scelte, si adoperano cornici concettuali vecchie e ci si riduce a slogan fuori tempo, che fanno il gioco della parte opposta.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il che non solo non aiuta a costruire argini contro l&#8217;onda nera in arrivo, bensì la alimenta. Senza escludere, naturalmente, forme di infiltrazione e manipolazione, ben finanziate e in azione da tempo. </p>



<p class="has-medium-font-size">Che le argomentazioni di spezzoni di opposizione politica di sinistra ricalchino alla lettera la propaganda russa sulla questione ucraina dovrebbe far riflettere. Osservare le prese di posizione &#8220;pacifiste&#8221; di tante persone, quasi sempre in buona fede, che replicano fedelmente gli slogan anti-europeisti di formazioni di destra come la Lega o altre porzioni del fascismo attuale, è una spia di quanto poco lucidi siamo nella lettura del presente.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;intera discussione è inquinata e deformata. Ne emergono prese di posizione apparentemente lucide e conseguenti, ma perlopiù parziali.</p>



<p class="has-medium-font-size">Scrive <strong>Alessandro Mongili</strong> su FB:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
[&#8230;] [N]on possiamo pensare il mondo come l&#8217;abbiamo pensato sinora. Oggi, possiamo valutare con realismo la possibilità di trovarci alla vigilia di una grande guerra mondiale. Non siamo più nel mondo che abbiamo conosciuto sinora, e tutto è cambiato con Putin, Netanyahu e Trump (PNT). Ci troviamo di fronte a tre demoni imperialisti che guardano al passato: uno al passato imperiale, l&#8217;altro a un passato biblico, e l&#8217;ultimo arrivato a un passato di primato mondiale. Tutti e tre finiti per sempre, come è finito per sempre lo Stato-nazione, tranne che come forma di mitopoiesi e, purtroppo, di consenso politico. <br />Per esistere, questi progetti reazionari hanno bisogno di occupare territori, distruggere nazioni, annettere, minacciare. Nessun progetto politico oggi guarda al futuro, tranne quello europeo ed europeista, i movimenti per l&#8217;autodeterminazione dei popoli, fra cui quello sardo, e i movimenti per i diritti. Pur con enormi contraddizioni al loro interno. Tutti questi soggetti vogliono superare lo Stato-nazione, strumento politico incapace di gestire i problemi planetari, molto più importanti di quelli della globalizzazione, perché riguardano anche la natura, le forme di conoscenza e la tecnologia. Non solo la circolazione di merci e di persone. Ma anche quella dei batteri, il cambiamento climatico, ecc. <br />La &#8220;triade demoniaca&#8221; PNT è scatenata contro il diritto all&#8217;autodeterminazione dei popoli ucraino, palestinese e potenzialmente di molti popoli dell&#8217;Emisfero occidentale (groenlandesi, canadesi, panamensi&#8230;), ma anche contro le forme sovrastatuali, come l&#8217;UE, l&#8217;ONU, il tribunale penale internazionale, ecc. Ma è scatenata anche contro le donne e, in un&#8217;ottica binarista furibonda, contro le persone transgender in particolare. E contro ogni minoranza. <br />Ha trovato un alleato nei tecnoimprenditori e broligarchi, un segmento oggi trainante in Silicon Valley, che hanno messo e vogliono estendere il loro cappello oligopolistico sul digitale e sui dati, e non considerano né i dati né il digitale un bene comune, ma solo una fonte di produzione di valore. La loro scelta è sempre di più quella di sostenere la Triade demoniaca o la Cina. Il che non cambia molto, visto che la Cina comunista è speculare, pur non manifestando un interesse prevalente per l&#8217;aggressione, ma piuttosto rivolta a una politica di alleanze. <br />Ma la tecnoscienza non si risolve in brevetti e proprietà, e nemmeno in progetti. Le sue forme hanno modi di esistenza diversi da quelli su cui si può mettere un cappello. <br />Di fronte a questo quadro, che cambia tutto, anche noi dobbiamo cambiare. Sebbene le vecchie famiglie politiche tenderanno a riprodursi, nelle carriere, nell&#8217;occupazione dei posti, noi dobbiamo spingere a superare le divisioni fra chi si oppone a questa svolta reazionaria (in senso letterale), di ritorno allo Stato-nazione e perfino al nazionalismo, in chi si oppone a Putin, Netanyahu e Trump, o almeno al loro disegno. Dobbiamo superare le divisioni e agire da sardi. Non riprodurre qui i quadri coloniali rappresentati, sia nel campo dell&#8217;autodeterminazione che nel campo della sinistra italiana di Sardegna, dalla presenza di alleanze con chi sostiene Putin, o Netanyahu, o Trump. In questo momento, è perfino pericoloso mantenere alleanze con il M5S o i Rossobruni, perché siamo già in un momento prebellico e c&#8217;è poco da scherzare. <br />Per questo, la sinistra unionista, o l&#8217;autonomismo sardo, deve sganciarsi dalla folklorizzazione del campo dell&#8217;autodeterminazione e prendere sul serio il nostro pensiero politico, che alla fine è quello di Gramsci. <br />L&#8217;idea che l&#8217;unica modernità che si può creare in Sardegna sia quella esogena, che viene da fuori, e che il &#8220;problema siamo noi&#8221;, deve essere sostituita, e de pressi puru, con l&#8217;idea che &#8220;noi sardi abbiamo problemi&#8221;. Questa improbabile ascrizione di modernità a chi ci guarda/giudica/da fuori, o magari investe qui per il suo esclusivo profitto, e di arretratezza a chi vorrebbe difendere i nostri interessi, o banalmente la propria reputazione, deve cessare e deve essere contestata con vigore. Bisogna rapidamente abbandonare questi pregiudizi, se si vogliono unire tutti coloro che, in Sardegna, possono sostenere la democrazia e il progetto europeista, in un momento così grave.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size">Sono d&#8217;accordo con lui. Ma su un punto non riesco a seguirlo: la fiducia nelle politiche di riarmo promosse dalla Commissione europea (organo non democratico, ricordiamolo) e, in generale, nell&#8217;Unione Europea così com&#8217;è.</p>



<p class="has-medium-font-size">In merito, <strong>Andria Pili</strong> scrive questo, sempre su FB:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La risoluzione del Parlamento Europeo sulla politica di sicurezza e difesa comune (55 pagine) aggiunge qualcosa in più rispetto al fanatico supporto all&#8217;Ucraina (&#8220;for as long as it takes for Ukraine to achieve a decisive military victory, end Russia’s illegal war of aggression, restore its sovereignty and territorial integrity within its internationally recognised borders and deter any future aggression; whereas Ukraine, in defending itself, is also protecting and fighting for European values and core security interests&#8221;) e alla chiamata alla guerra santa contro la barbarie russa, questo con parole di condanna dell&#8217;imperialismo che suonano quasi comiche tenendo conto dei problemini europei con questo tema; la ribadita stretta collaborazione con la NATO e gli USA, cui si aggiunge l&#8217;adesione di fatto alla visione degli Stati Uniti su Cina e Iran (quasi a voler fare un disegno per coloro che ancora cianciano di svolta epocale che rende l&#8217;UE indipendente dall&#8217;alleanza militare e realmente autonoma dagli Stati Uniti), l&#8217;ipocrisia su Israele e Turchia; la proiezione verso la difesa degli interessi europei in Africa e nell&#8217;Indo-Pacifico; il supporto a investimenti militari e una conversione bellica di parte dell&#8217;economia e della ricerca anche in nome dell&#8217;alta tecnologia e dell&#8217;uso duale militare-civico/umanitario (sic)&#8230;già presenti nel precedente documento sul libro bianco per la difesa europea futura. <br />Trovo abbastanza inquietante l&#8217;idea di uno scudo europeo contro la disinformazione e i punti dedicati alla preparazione della società civile alle esigenze della Difesa (&#8220;Defence and society and civilian and military preparedness and readiness&#8221;) in cui si parla di sviluppare una consapevolezza sulle minacce contro l&#8217;Europa, con programmi pensati specialmente per i giovani e programmi per la resilienza psicologica delle famiglie. <br /><br />&#8220;164. Highlights the need for a broader understanding of security threats and risks among EU citizens to develop a shared understanding and alignment of threat perceptions across Europe and to create a comprehensive notion of European defence; stresses that securing support by democratic institutions and consequently by citizens is essential to develop a successful and coherent long-term EU defence, which requires an informed public debate; calls for the EU and its Member States to develop awareness-raising and educational programmes, especially for the young, aimed at improving knowledge and facilitating debates on security, defence and the importance of the armed forces and at strengthening the resilience and preparedness of societies to face security challenges, while allowing for greater public and democratic control and scrutiny of the defence sector; calls on the Commission and the Member States to develop those programmes within the framework of the European Democracy Shield, building on the model of national programmes, such as the Swedish Civil Contingency Initiative; <br />165. Welcomes the efforts to strengthen Europe’s civil and military preparedness and readiness, as also proposed in Mr Niinistö’s report; acknowledges the critical importance of citizens in crisis preparedness and response, in particular the psychological resilience of individuals and household preparedness; also recognises the importance of civil protection infrastructures and planning for emergency situations&#8221;. <br /><br />Una porcheria. Nella Sinistra Europea (The Left) un solo voto a favore. Le sinistre indipendentiste dentro il gruppo dei Greens/EFA ovvero le deputate Riba di Esquerra e Miranda del BNG hanno votato contro, come il valencianista di Compromis, Marzà, unendosi così al collega basco di Bildu, Barrena, e a quelle/i dello Sinn Fein irlandese facenti parte della Sinistra Europea. Mi confermano che solo unendo le lotte per il socialismo e l&#8217;autodeterminazione si può costruire un federalismo europeo più degno di questo per cui ci vorrebbero pronti a combattere.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size">Sulla valutazione della risoluzione concordo almeno in parte. Mi sembra però che ci siano almeno un paio di errori di lettura. </p>



<p class="has-medium-font-size">Uno riguarda la guerra in Ucraina. Anche io penso che la retorica dei vertici UE sulla questione sia abbastanza indisponente. L&#8217;evocazione dei &#8220;valori&#8221; europei è a dir poco ipocrita e segnala solo la paure delle élite continentali di essere sconfitte nella competizione per il dominio continentale dalle destre estreme. Ma aiutare l&#8217;Ucraina, magari meglio e con maggiore incisività di quanto fatto fin qui, non è sbagliato (il &#8220;fanatico supporto&#8221; è stato molto a parole e poco concreto, in realtà).</p>



<p class="has-medium-font-size">In Ucraina si gioca una partita che va molto al di là dei presunti interessi USA nella faccenda. Guardarla ancora come una &#8220;guerra per procura&#8221;, in cui noi non c&#8217;entriamo nulla, e vedere la resistenza ucraina all&#8217;invasione russa come una forma di testardaggine nazionalista e guerrafondaia è proprio un abbaglio (più o meno innocente). Considerare l&#8217;Ucraina, nel suo insieme, come una mera pedina in mano a forze esterne è un pesante torto alla storia e alla dignità di un intero popolo. </p>



<p class="has-medium-font-size">Tirare in ballo la NATO e gli USA come fossimo nel 1977 o nel 1999 è dunque un altro errore di lettura. Lo dico da feroce oppositore, da decenni, della politica estera USA e dell&#8217;esistenza stessa della NATO. </p>



<p class="has-medium-font-size">Ma le cose sono già cambiate. Non sappiamo come si evolveranno i rapporti transatlantici, ma in questo momento non servono più le vecchie parole d&#8217;ordine, se non a confortarci e a farci sentire coerenti con noi stessi (un po&#8217; meno con la realtà).</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;Europa è stata sotto l&#8217;egemonia politica USA per fin troppo tempo. Ci si è adagiata, non ha mai costruito davvero un proprio percorso politico democratico autonomo, con una proiezione virtuosa verso l&#8217;esterno. I singoli stati hanno provato a mantenere le loro fette di potere coloniale o semi-coloniale all&#8217;ombra dell&#8217;ombrello militare USA. Hanno salvaguardato, chi più chi meno, i propri ordinamenti democratici liberali, badando che non si spostassero troppo a sinistra, e per il resto hanno pensato a fare affari.</p>



<p class="has-medium-font-size">Oggi questo modus operandi non funziona più. A pagare il prezzo di quegli affari sono ormai le stesse popolazioni europee, non più solo quelle su cui si sono riversate per decenni le nostre esternalizzazioni. E lo pagheranno sempre di più. </p>



<p class="has-medium-font-size">Le élite del Vecchio Continente hanno il grave problema di essersi scoperte molto deboli a livello internazionale e di sentire la minaccia incombente di possibili dissensi interni fuori controllo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Per il momento fanno finta di voler contrastare i populismi di destra e i fascismi incombenti (tutti finanziati e spalleggiati dal regime di Putin, e ora anche dall&#8217;amministrazione USA), ma ci metteranno un attimo a decidere che forse è più comodo fare accordi con loro, pur di mantenere privilegi, status sociali e beni terreni.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;alternativa all&#8217;ondata nera deve basarsi su una prospettiva di rilancio democratico a tutti i livelli, di riappropriazione dei beni comuni da parte delle comunità, con una progressione equa e coordinata dal livello locale a quello sovranazionale. Un <a href="https://democraticmodernity.com/it/i-principi-del-confederalismo-democratico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >confederalismo democratico</a> in salsa europea, che contrasti sia le derive autoritarie dell&#8217;ordo-liberismo rappresentato da Ursula von der Leyen e soci sia i fascismi montanti nei decrepiti stati-nazione.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ma senza perdere di vista i rischi di questa fase di transizione storica. Compresi i disastri ambientali e climatici in corso. E compresa anche la minaccia rappresentata dalla Russia di Putin, dichiaratamente sul piede di guerra contro l&#8217;Europa. Guerra già in atto, per altro, sia pure non a colpi di artiglieria.</p>



<p class="has-medium-font-size">Su quest&#8217;aspetto, vanno comprese le popolazioni del lato est dell&#8217;UE, in diversi casi già parte dell&#8217;impero russo e/o di quello sovietico, non troppo rassicurate dagli sviluppi attuali. Davvero possiamo scandalizzarci dei loro appelli alla difesa anche in termini militari? Nemmeno un vecchio pacifista come me se la sente di biasimarli. Mettetevi nei loro panni.</p>



<p class="has-medium-font-size">Contro chi dovrebbe battersi dunque il movimento pacifista (per fortuna esistente, pur con molti limiti)? Questo andrebbe chiarito. Procedere per adesione meccanica agli schieramenti precostituiti dai vari centri di potere egemonico è una sciocchezza evidente. Davvero il povero Volodymyr Oleksandrovyč Zelens&#8217;kyj e la gente ucraina nel suo insieme sono nostri nemici? Davvero lo è chi, in Ucraina e altrove in Europa e nel mondo, ha paura di essere sottomesso a un regime colonialista, anti-democratico e oscurantista? </p>



<p class="has-medium-font-size">Vedo che spesso si contrappongono i morti ucraini a quelli palestinesi. Gli uni meritevoli di tale sorte, in quanto &#8220;pedine della NATO&#8221;, gli altri vittime innocenti, in quanto colpiti da amici degli USA e della NATO. Siamo a questo punto di idiozia? È evidentemente una distinzione puerile e persino odiosa. Come si fa ad essere così pigri o accecati dai propri bias di conferma da non capire che questa stessa contrapposizione è una trappola pericolosa in cui siamo (siete) cascati con entrambi i piedi?</p>



<p class="has-medium-font-size">Ci vuole una grande prova di consapevolezza. Dobbiamo essere disponibili a uno sforzo di fantasia, una nuova creatività teorica e pragmatica, se proprio non riusciamo a raccapezzarci attingendo ai maestri del passato.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ma i maestri del passato probabilmente qualcosa da dirci ce l&#8217;hanno ancora, se siamo disposti a far tesoro della loro lezione con intelligenza. Perché il vero nemico è sempre lo stesso: i ricchi, i padroni della Terra, in tutte le loro fazioni e incarnazioni, e chi consente e protegge il loro dominio, dalle oligarchie politiche tecnocratiche ai nuovi fascismi e ai promotori delle chiusure nazionaliste e reazionarie.</p>



<p class="has-medium-font-size">Una saldatura di queste fazioni del resto si vede già all&#8217;opera con la santa alleanza tra Trump e una grossa fetta del capitalismo statunitense, ma se pensiamo ai legami tra il regime putiniano e l&#8217;oligarchia affaristica russa non ci spostiamo di molto. </p>



<p class="has-medium-font-size">E da noi, nelle nostre democrazie liberali, chi e cosa conta davvero, al dunque? La volontà e le aspettative delle popolazioni, i bisogni generali, la salvaguardia dei beni comuni e delle minoranze, o invece i desiderata dei grandi agglomerati di potenza economica e finanziaria?</p>



<p class="has-medium-font-size">Evitare di sbagliare l&#8217;analisi e di perderci dietro falsi bersagli è il primo, indispensabile passo per cominciare ad attrezzarci per il conflitto già iniziato. Che non è il giochetto geo-politico che appassiona tanti, bensì una battaglia di sopravvivenza per una larga fetta di umanità e una lotta generalizzata per la democrazia e la libertà anche dentro le nostre declinanti società europee.</p>
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		<title>Europa sì, Europa no e altri diversivi di successo, mentre vincono i mostri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 13:51:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[federalismo]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazioni 15 marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Manifesto di Ventotene]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diverse manifestazioni, sabato 15 marzo, con oggetto &#8220;Europa&#8221;. Chi la vuole, chi non la vuole, chiunque crede di sapere di cosa si tratti, mentre le cose reali succedono tutto intorno senza che ce ne accorgiamo. Lo so, sembra una sparata complottista. Ma non posso fare a meno di osservare come le diverse manifestazioni pro o...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Europa sì, Europa no e altri diversivi di successo, mentre vincono i mostri' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/03/17/europa-si-europa-no-e-altri-diversivi-di-successo-mentre-vincono-i-mostri/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3 class="wp-block-heading"><em>Diverse manifestazioni, sabato 15 marzo, con oggetto &#8220;Europa&#8221;. Chi la vuole, chi non la vuole, chiunque crede di sapere di cosa si tratti, mentre le cose reali succedono tutto intorno senza che ce ne accorgiamo.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size">Lo so, sembra una sparata complottista. Ma non posso fare a meno di osservare come le diverse manifestazioni pro o contro l&#8217;Europa tenutesi in varie piazze italiane (e sarde) sabato scorso siano sembrate delle stanche rappresentazioni fuori tempo massimo e completamente fuori fuoco.</p>



<p class="has-medium-font-size">Quella chiamata da Michele Serra e dal Gruppo GEDI (entità economica con interessi anche nel campo dell&#8217;industria militare, meglio precisarlo) aveva una piattaforma molto generica, adatta a mobilitare sentimenti diversi, spesso contraddittori, senza andare troppo per il sottile. L&#8217;età avanzata dei partecipanti e la retorica prevalente alla fine l&#8217;hanno certificata come una mobilitazione conservatrice.</p>



<p class="has-medium-font-size">Non è nemmeno detto che tutte le persone presenti siano davvero convinte del piano di riarmo degli stati dell&#8217;UE (cosa diversa da un piano di difesa comune, meglio precisare anche questo). Molte sventolavano la bandiera della pace. La maggior parte esprimeva solo una banale, ma non superficiale, propensione sentimentale verso un&#8217;idea astratta e a-storica di Europa, come culla della civiltà umana (di tutta l&#8217;umanità, a quanto pare), scrigno di pace e di democrazia. </p>



<p class="has-medium-font-size">Sono pressoché certo che pochissime persone partecipanti abbiano davvero letto qualcosa di più approfondito dell&#8217;appello di Serra (posto che l&#8217;abbiano letto). Anche chi citava il <em><a href="https://novara.anpi.it/attivita/2015/manifesto%20di%20ventotene.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Manifesto di Ventotene</a></em> (magari sbagliando la pronuncia: Ventòtene) non sembrava proprio addentro alle questioni sollevate da quel documento.</p>



<p class="has-medium-font-size">Documento per altro la cui rilevanza è assai limitata, a dispetto della retorica un po&#8217; sciovinista che in Italia lo riguarda. È una contraddizione anche questa, a ben guardare. I limiti di quelle proposizioni erano già molto chiari ai tempi del confino di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Altiero_Spinelli" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Altiero Spinelli</a> (in compagnia, tra gli altri, di Sandro Pertini, che al manifesto in questione non aderì affatto). </p>



<p class="has-medium-font-size">Ne parlava WuMing1 nel 2019, rispondendo a <a href="https://jacobinitalia.it/proletari-di-tutti-gli-universi-paralleli-unitevi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >un&#8217;intervista rilasciata a Jacobin Italia</a> sul suo romanzo <em>La macchina del vento</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La carica di anticipazione che, retrospettivamente, l’esperienza del confino a Ventotene sembra avere è la premessa di tutte le esagerazioni e gli stereotipi propagandistici fioriti intorno al cosiddetto <em>Manifesto di Ventotene</em>, scritto da Spinelli e Rossi sull’isola, nel 1941. Secondo questa vulgata, Ventotene fu la «culla dello spirito europeo» e, addirittura, il luogo di nascita dell’Unione europea. Si crede che il <em>Manifesto di Ventotene</em> – che non si chiamava nemmeno così, è una reintitolazione di molto posteriore – abbia squarciato i cieli e annunciato un tempo nuovo, quasi una scena da kolossal biblico. <br />In realtà, quando il manoscritto circolò sull’isola, in una parte molto minoritaria della comunità dei confinati (girò quasi solo tra giellisti e socialisti), non solo se lo filarono in pochissimi, ma tra quei pochissimi attirò – con buone ragioni – aspre critiche. Ne nacquero alterchi e divisioni, a tal punto che i suoi autori – ribattezzatisi «federalisti» – furono praticamente isolati e dovettero aprirsi una mensa per conto loro. Poi il manoscritto fu portato rocambolescamente in continente, grazie ad Ada Rossi e Ursula Hirschmann, ma nemmeno lì riuscì ad aggregare più di una minuscola cerchia di borghesi “illuminati”. Non si tratta di ingenerosità da parte mia, è un dato di fatto rilevato più volte anche dagli stessi federalisti. <br />Dopo la guerra, per decenni il testo rimase sconosciuto ai più. A lungo non fu nemmeno ripubblicato. Ha cominciato a tramutarsi in un <em>livre de chevet</em> da citare alla bisogna – e perlopiù a vanvera – all’incirca una ventina di anni fa, quando il <em>vaporware</em> della costruzione europea ha cominciato a sfumare e si sono rese visibili le magagne che conosciamo. L’ordoliberismo di Maastricht, del Trattato di Lisbona e della direttiva Bolkestein si è concretizzato in un’austerity da mattatoio, scatenando per reazione rigurgiti nazionalisti. Di fronte a tali rigurgiti c’era il bisogno di premere sul pedale del mito delle origini, un mito delle origini nobile, e così si è fatto di Spinelli un santino. <br />Naturalmente, una significativa parte di chi cita il <em>Manifesto di Ventotene</em> – soprattutto i politici – lo fa per sentito dire, non sa nemmeno cosa ci sia scritto. Stiamo parlando di un testo che, pur con tutte le sue criticità, come pezza d’appoggio dell’ordoliberismo non funziona granché bene. Ad esempio, prevede estese nazionalizzazioni. Ad ogni modo, il risultato è che se oggi dici «Ventotene» scatta il cliché: «Dove è nata l’Unione europea!».</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;UE attuale non c&#8217;entra nulla col <em>Manifesto di Ventotene</em>. E non so nemmeno se sarebbe così auspicabile una somiglianza più stretta. Di certo, la proposta von der Leyen di riarmo europeo tutto è tranne che federalista, dato che sollecita il riarmo dei singoli stati.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il che, come già detto (almeno qui), appare più una misura volta a gestire un ordine socio-economico e politico pericolante, dunque con lo sguardo rivolto soprattutto *all&#8217;interno*, che una prospettiva di difesa comune contro pretesi attacchi imminenti dall&#8217;esterno.</p>



<p class="has-medium-font-size">Alla mobilitazione &#8220;europeista&#8221;, borghese e anagraficamente attempata convocata da Repubblica hanno risposto altre mobilitazioni, sia da destra sia da sinistra, in forme che, ahimé, sono apparse in troppi casi drammaticamente convergenti.</p>



<p class="has-medium-font-size">I cortei alternativi, tenutisi in varie città, spesso in concomitanza con quell&#8217;altra adunata, hanno condiviso una certa ostilità verso l&#8217;Europa. Quasi sempre detto così: l&#8217;Europa. Possiamo convenire che si tratti perlopiù di una sorta di sineddoche, e che il vero bersaglio sia l&#8217;UE. Ma resta il fatto che, dai fasci dichiarati a quelli camuffati (tipo i salviniani), ai gruppi della sinistra antagonista fino agli anarchici, tale distinzione non sembra importante. È l&#8217;Europa il nemico.</p>



<p class="has-medium-font-size">Benché le ragioni espresse siano a volte diverse, ma non così tanto, ne risulta una complessiva difesa degli assetti politici vigenti, ossia la centralità degli stati-nazione esistenti, a cui anzi restituire potere e &#8220;sovranità&#8221; (come recitavano striscioni e bandiere esposte in alcune di queste manifestazioni).</p>



<p class="has-medium-font-size">Anche qui, in diversi casi sventolavano bandiere della pace, a dimostrazione di come i simboli e le retoriche che li accompagnano siano malleabili. E di come le idee siano troppo spesso confuse.</p>



<p class="has-medium-font-size">A mio avviso si è trattato in tutti i casi di manifestazioni conservatrici e alquanto tristi. Ripiegamenti consolatori su posizioni puramente assertive e senza alcun referente concreto nelle dinamiche storiche in corso. </p>



<p class="has-medium-font-size">Il che è tanto più vero in Sardegna, dove le contraddizioni interne alle diverse manifestazioni suonano ancora più paradossali. Addirittura sia la mobilitazione &#8220;europeista&#8221; sia quella &#8220;anti-europeista&#8221; hanno visto l&#8217;adesione (soprattutto sui social, va detto) di diverse espressioni dell&#8217;indipendentismo. Una conferma, detto per inciso, di quanto poco significhi, di suo, dichiararsi indipendentisti, senza specificare orizzonte ideale e prospettive politiche.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;aspetto preoccupante, come detto, è che *tutte* le manifestazioni inscenate sabato 15 marzo erano basate su assunti fuori dal mondo, su diversivi, su false rappresentazioni.</p>



<p class="has-medium-font-size">Sono sicuro che la maggioranza delle persone aderenti a entrambe le mobilitazioni sono in buonissima fede e, in molti casi, condividono persino valori e orizzonti ideali. Non è un&#8217;affermazione assurda, è che la realtà è complicata e interpretarla secondo schemi rigidi e preconfezionati (preconfezionati in circostanze molto diverse) conduce a contraddizioni evidenti e potenzialmente rovinose.</p>



<p class="has-medium-font-size">Più che limitarsi a slogan e cornici concettuali abusate, occorrerebbe intendersi sulla prospettiva politica e sugli obiettivi. </p>



<p class="has-medium-font-size">Per esempio, sostenere che l&#8217;UE attuale sia pessima, senza precisare come si vorrebbe superarla, non serve a nulla. Allo stesso modo, sostenere che c&#8217;è bisogno di un&#8217;Europa unita e solidale, pacifica e democratica, senza però metterne in discussione gli assetti attuali è una mera petizione di principio, favorevole allo status quo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Prevalgono argomentazioni fallaci, visioni parziali e tendenziose, che non portano a nulla se non a rafforzare la tendenza reazionaria in corso.</p>



<p class="has-medium-font-size">Tutto ciò che mette in crisi le letture orientate e basate su tesi propagandistiche viene rimosso. Si citano fonti scelte in funzione delle proprie asserzioni, magari deformandone il senso o selezionando gli elementi a proprio sostegno. </p>



<p class="has-medium-font-size">Per esempio nel caso della <a href="https://hudoc.echr.coe.int/eng#{%22documentcollectionid2%22:[%22GRANDCHAMBER%22,%22CHAMBER%22],%22itemid%22:[%22001-242505%22]}" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani sul caso Odessa</a>, interpretato come una condanna tout court dell&#8217;Ucraina, a dispetto delle disposizioni puntuali della Corte, molto più articolate. Singolare che la lettura anti-Ucraina sia diventata immediatamente virale sia nei siti e nei profili di sinistra antagonista sia in quelli di destra, anche fascia.</p>



<p class="has-medium-font-size">O, sull&#8217;altra sponda, nel caso della difesa a oltranza delle tesi di Ursula von der Leyen, palesemente favorevoli a un riarmo degli stati-nazione dell&#8217;UE e agli affari del comparto militar-industriale. Il nucleo di tali tesi è che l&#8217;UE debba difendersi militarmente da un nemico minaccioso, ormai alle porte. E tutti a dare per scontato che il nemico in questione sia la Federazione russa. </p>



<p class="has-medium-font-size">La Federazione russa sta già facendo guerra all&#8217;UE, ma con armi diverse da carri armati e aviazione (ha già molti alleati e molte &#8220;quinte colonne&#8221; a sua disposizione). Le &#8220;armi&#8221; con cui difenderci non sono quelle che escono dalle <a href="https://www.analisidifesa.it/2025/02/rwm-italia-risorsa-strategica-nazionale-ed-europea/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >fabbriche di morte</a>. Sono invece le caratteristiche delle nostre comunità umane che mandano in tilt i sistemi di potere autoritari alla russa e per questo sono da essi conculcate: diritti sociali, libertà civili, tolleranza, protezione delle minoranze, ecc. Oggi, nella civilissima Europa, faro del mondo, tutto ciò è sotto severa minaccia da parte delle stesse classi dominanti europee che ci chiamano alla guerra.</p>



<p class="has-medium-font-size">Insomma, far finta che i proponimenti europeisti sbandierati dall&#8217;élite del Vecchio continente, con la scusa di doversi difendere da Putin (con cui hanno fatto affari fino a ieri), non preparino una deriva autoritaria e anti-popolare è come minimo un (auto)inganno.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nessuno che si preoccupi della vera minaccia: la repentina, ma non inaspettata, svolta reazionaria globale. Tempi grami per la democrazia e per le aspirazioni a un superamento progressivo del modello tardo-capitalista ancora dominante. </p>



<p class="has-medium-font-size">Non ci sono sempiterni &#8220;valori europei&#8221; da difendere e da sbattere in faccia alle altre popolazioni umane. L&#8217;Europa &#8211; mi dispiace deludere i vari Scurati, Vecchioni, Serra, Mentana e compagnia ipocrita, classista e suprematista cantante &#8211; non può vantarsi di un bel nulla, sul piano storico. Certo, dopo la seconda guerra mondiale ha vissuto decenni di pace e di progresso sociale. Ma quei tempi sono finiti e bisogna essere consapevoli che si è trattato di una parentesi breve e circostanziata dentro un percorso storico fatto di crimini colossali, di devastazioni, di colonialismo esterno e interno, di razzismo e di brutale sfruttamento.</p>



<p class="has-medium-font-size">D&#8217;altra parte, non c&#8217;è più neanche alcuno spauracchio di comodo contro cui abbaiare comodi slogan invecchiati male. Tipo la NATO, già fuori gioco da tempo e ormai destinata alla liquidazione dal suo maggiore azionista (come già detto).</p>



<p class="has-medium-font-size">Il mondo sta cambiando rapidamente, come succede sempre nel corso delle transizioni storiche, e noi non ci stiamo capendo nulla. Debolezza che, in un luogo come la Sardegna, rischiamo di pagare a un prezzo ancora più alto.</p>



<p class="has-medium-font-size">Mi piacerebbe che se non altro ciascuna persona, ciascuna organizzazione, formale o informale che sia, ciascuno spazio di aggregazione, ogni organo di informazione dichiarassero apertamente i propri obiettivi e il proprio orientamento valoriale. Non ha più alcun significato schierarsi pro o contro le false bandiere sventolateci sotto il naso da chi controlla i media e condiziona le oligarchie politiche, determinandone l&#8217;agenda. </p>



<p class="has-medium-font-size">Siamo cani rinchiusi in una pista a rincorrere una lepre finta. Intanto che i padroni decidono come spartirsi il mondo. O come distruggerlo.</p>



<p class="has-medium-font-size">La risposta collettiva non può essere basata solo sulla paura, spesso indotta e mal indirizzata. Dobbiamo dotarci di una prospettiva che superi in meglio, in avanti, le storture del mondo così com&#8217;è oggi. Altrimenti non faremo che assecondare uno o l&#8217;altro dei modi in cui andremo in malora.</p>



<p class="has-medium-font-size">Io, per quanto mi riguarda, vorrei più democrazia, più giustizia sociale, più solidarietà tra comunità umane, più rispetto inter-culturale. Vorrei una rigorosa libertà di autodeterminarsi delle persone e dei popoli. Vorrei la fine del capitalismo feroce e distruttivo che sta devastando l&#8217;unico pianeta abitabile a nostra disposizione. Vorrei una gestione dei beni comuni (acqua, energia, infrastrutture essenziali, istruzione, sanità, cultura) sganciata dal profitto privato. Vorrei che non esistesse neanche la possibilità che qualche essere umano possa disporre di patrimoni maggiori di quello di molti stati. Vorrei una pace smilitarizzata in cui non abbia alcun diritto di cittadinanza il principio idiota della competizione come regolatore fondamentale dell&#8217;esistenza delle persone e dei popoli. Ma non mi sembra che tutto questo sia oggetto di discussione, nelle varie mobilitazioni in corso.</p>



<p class="has-medium-font-size">Forse dovremmo guardare di più e meglio a ciò che succede altrove, come <a href="https://apnews.com/video/phones-glow-in-night-air-at-silent-anti-government-protest-in-belgrade-b34a07da8ab547cfb642d4e7c20ae691" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >in Serbia</a>, o <a href="https://metrotoday.it/2025/03/16/manifestazione-a-bucarest-in-sostegno-alleuropa-in-mezzo-alle-tensioni-elettorali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >in Romania</a>, o <a href="https://www.radiondadurto.org/2025/03/13/argentina-scontri-arresti-e-feriti-alla-marcia-dei-pensionati-contro-i-tagli-del-governo-milei/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >in Argentina</a> e chissà dove altro. Dobbiamo allargare i nostri orizzonti. Forse, se ci stacchiamo per qualche tempo dall&#8217;infotainment obnubilante e dalla dipendenza da social media, riusciremo a liberare il nostro sguardo dai tanti veli che lo offuscano. </p>



<p class="has-medium-font-size">Non lo so, mi sembra che stiamo sbagliando tutto. Che ci troviamo nella classica situazione evocata da Nino Gramsci: &#8220;Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri&#8221;. Ecco, io intravvedo soprattutto i mostri, in questa fase. E non sono quelli contro cui i veri mostri, o i loro portavoce, ci stanno chiamando a combattere.</p>
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		<title>Libro nuovo, libro vecchio e altre cose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2025 18:53:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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		<category><![CDATA[Catartica]]></category>
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		<category><![CDATA[studi postcoloniali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni annunci: l&#8217;uscita di un nuovo libro, la riesumazione di uno vecchio e introvabile e un appuntamento ravvicinato. Esce con Catartica il mio nuovo libro, un romanzo per ragazzi (ma non solo). Si intitola L&#8217;estate dei segreti. Sarà disponibile in libreria dal 14 aprile, ma naturalmente si può preordinare direttamente dall&#8217;editore. Non rivelo nulla, qui,...</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="1175" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-700x1175.jpg" alt="" class="wp-image-5927" style="width:339px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-700x1175.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-286x480.jpg 286w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-768x1289.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-915x1536.jpg 915w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-1220x2048.jpg 1220w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-640x1075.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-800x1343.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5.jpg 1442w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Alcuni annunci: l&#8217;uscita di un nuovo libro, la riesumazione di uno vecchio e introvabile e un appuntamento ravvicinato.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size">Esce con Catartica il mio <strong>nuovo libro</strong>, un romanzo per ragazzi (ma non solo). Si intitola <a href="https://www.catarticaedizioni.com/2025/02/lestate-dei-segreti-omar-onnis.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" ><strong><em>L&#8217;estate dei segreti</em></strong></a>. Sarà disponibile in libreria dal 14 aprile, ma naturalmente si può preordinare direttamente dall&#8217;editore.</p>



<p class="has-medium-font-size">Non rivelo nulla, qui, sul contenuto e sulla genesi dell&#8217;opera. Dico solo che tocca un tema piuttosto attuale, come quello della speculazione energetica, ma non è un <em>instant book</em>, dato che la storia, nel suo impianto di base, nasce parecchi anni fa. Mi auguro che ci sarà la possibilità di parlarne di persona, nel corso delle presentazioni (sulle quali aggiornerò man mano che saranno fissate).</p>



<p class="has-medium-font-size">Se ci saranno domande nei commenti, naturalmente risponderò volentieri.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;altra notizia, data in anteprima sul mio <a href="https://t.me/SardegnaMondo_OmarOnnis" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >canale telegram</a>, è che torna disponibile <em><a href="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/Tutto-quello-che-sai-sulla-Sardegna-e-falso_ediz.2025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso</strong></a></em>, sotto licenza Creative Commons, liberamente scaricabile e utilizzabile, rispettando le limitazioni della detta licenza.</p>



<p class="has-medium-font-size">È la riproposizione del testo nudo e semplice, senza particolari apparati aggiuntivi. Potrei forse aggiungere prossimamente una copertina studiata ex novo per chi volesse stamparlo. Vedremo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Riporto, dalla mia presentazione:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>A dodici anni dalla sua prima uscita, questa nuova edizione di Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso [&#8230;] si propone di rispondere a almeno due esigenze emerse nel frattempo. <br />La prima è di restituire alla disponibilità delle persone interessate un testo ormai introvabile. Il precedente editore ha legittimamente scelto di non dare ulteriore vita al libro e da anni esso è indisponibile, a dispetto della richiesta, magari non enorme, ma costante. Se alla sua uscita era un testo pionieristico e dalle connotazioni provocatorie, nel corso degli anni ha visto maturare nel cotesto sardo una crescente attenzione per i temi trattati e anche per il taglio con cui li si presentava. Gli studi post e de-coloniali hanno fatto molta fatica a trovare interpreti in Sardegna, anche a causa di una certa ostilità nei loro confronti da parte dell’ambiente universitario e mediatico isolani. Tuttavia, dal 2019 esiste un gruppo di lavoro e di studio chiamato Filosofia de Logu (di cui io stesso faccio parte) che assume precisamente quell’ottica e prova ad applicarla alla Sardegna. Il frutto di tale lavoro sono stati due libri, usciti nel 2021 e nel 2024 per Meltemi, e un sito proprio, in cui si possono reperire liberamente articoli e brevi saggi dedicati ai temi più vari. Dal 2022, inoltre, l’associazione Assemblea Natzionale Sarda organizza un festival culturale chiamato <em>Fàulas</em> che ha come baricentro tematico la smentita o quanto meno la problematizzazione dei luoghi comuni e degli stereotipi relativi alla Sardegna e a chi la abita. La connessione con questo libro è evidente, anche se non esiste un nesso diretto di causa-effetto. In generale, è cresciuta la sensibilità verso una visione dei fatti della Sardegna meno tributaria verso lo sguardo osservante esterno e meno complessata, più libera di cercare un proprio sguardo e una propria collocazione nel contesto internazionale. [&#8230;] In questo eterogeneo e a tratti contraddittorio processo di ri-soggettivazione della collettività umana sarda ha avuto un peso la forte domanda di riappropriazione storica e la non facile aspettativa di avere un’immagine e una voce propria, non filtrata né giudicata dall’esterno. Si tratta di fenomeni profondi, difficili da quantificare e da catalogare, ma esistenti.<br />Da qui la seconda ragione per ridare vita al presente libro, ossia il confronto con la Sardegna attuale, la curiosità di scoprire come interagisce un testo come questo con una realtà sociale e culturale apparentemente immutata, ma invece in costante movimento.<br />Alcune cose scritte in questo libro sono state per così dire raggiunte dagli eventi e suonano oggi più scontate di alcuni anni fa. Altre sono ancora attuali e significative. Altre ancora possono suonare tutt’oggi provocatorie. Lascio a chi legge la valutazione su questi aspetti. E lo faccio rinunciando a intervenire sul testo come il passare degli anni avrebbe suggerito di fare. Ossia, a parte marginali ritocchi e qualche correzione, ho preferito ridare vita al libro grosso modo così come esso uscì nel 2013, sia per la curiosità di verificare quanto ancora sia attuale, sia perché, se avessi dovuto adeguarlo totalmente al nostro oggi e alla mia stessa maturazione intellettuale sui vari temi trattati, avrei fatto prima a scrivere un libro del tutto nuovo. Non è escluso che succeda, ma intanto mi sembra buona cosa dare un’altra chance di vita a questo, confidando che incontri l’interesse di chi non ha potuto accaparrarsi la sua prima edizione e anche – perché no – la curiosità di chi voglia confrontare quella vecchia e questa nuova. [&#8230;]
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size">Come spiegato nella presentazione, ho mantenuto la prefazione scritta a suo tempo da Michela Murgia. Era la sua volontà (ne parlammo in prossimità dello scadere dei diritti sulla prima edizione, a inizio 2023) e a me fa piacere rispettarla.</p>



<p class="has-medium-font-size">Su tante altre considerazioni e opzioni (cercare un nuovo editore, auto-pubblicazione su una delle piattaforme disponibili), alla fine ha prevalso la pura e semplice voglia di accontentare chi abbia interesse ad averlo e a leggerlo oggi. A tal fine, la soluzione del pdf rilasciato sotto licenza Creative Commons (attribuzione &#8211; non commerciale &#8211; non opere derivate) mi è sembrata buona e giusta.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-medium-font-size">A proposito di non commerciale, un <strong>avviso tecnico</strong>. Nella sezione <a href="https://sardegnamondo.eu/contatti/">Contatti</a> di questo stesso blog, ho linkato il mio <strong>conto PayPal</strong>, per chiunque volesse sostenere, con una donazione libera e non dovuta, il mio lavoro (gratuito) di creazione e condivisione di contenuti.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-medium-font-size">Ultima notizia. Nei giorni <strong>3, 6 e 10 marzo</strong> terrò un corso in tre lezioni presso la LUTE (Libera Università della Terza Età) di Nuoro. Il tema sarà la Rivoluzione sarda (le sue premesse, il suo svolgimento, i personaggi che la animarono e i suoi esiti). Il corso non è aperto al pubblico, bensì destinato alle persone iscritte alla LUTE.</p>
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		<title>È finito il secondo dopoguerra e io non ho niente da mettermi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 14:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Europa &#8211; i suoi governi &#8211; si fa trovare con le braghe calate dall&#8217;accelerazione storica in corso. Non inaspettata né imprevedibile. E nessuno, nel Vecchio continente (vecchio in più d&#8217;un senso), che dia l&#8217;idea di sapere cosa fare. Succede sempre. Si accumulano forze, energie, sollecitazioni (sociali, economiche, culturali) e sembra che tutto proceda come al...</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="350" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-700x350.jpg" alt="" class="wp-image-5917" style="width:644px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-700x350.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-640x320.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-768x384.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-800x400.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3.jpg 1248w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading"><em>L&#8217;Europa &#8211; i suoi governi &#8211; si fa trovare con le braghe calate dall&#8217;accelerazione storica in corso. Non inaspettata né imprevedibile. E nessuno, nel Vecchio continente (vecchio in più d&#8217;un senso), che dia l&#8217;idea di sapere cosa fare.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size">Succede sempre. Si accumulano forze, energie, sollecitazioni (sociali, economiche, culturali) e sembra che tutto proceda come al solito. Poi, tutt&#8217;a un tratto, ecco l&#8217;improvvisa svolta, il salto di fase. Ma non è mai un fatto improvviso e casuale.</p>



<p class="has-medium-font-size">Le scelte drastiche della nuova amministrazione USA sconvolgono equilibri che si davano per consolidati, ma solo per pigrizia e per mediocrità politica. Parlo soprattutto delle leadership europee, stordite e indietro di parecchi passi rispetto al momento storico. Il fatto che oggi si trovino spiazzate e disorientate non può stupire nessuno, dato che è un difetto che si portano appresso da tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Che l&#8217;Europa sia una delle principali vittime della situazione internazionale è evidente da un pezzo. Che il conflitto ucraino abbia enfatizzato ulteriormente questa condizione è stato chiaro fin da subito (e se <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/02/23/la-crisi-ucraina-la-geopolitica-e-la-necessita-di-uno-sguardo-autonomo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;avevo capito io</a>, mi sembra davvero strano che non ci arrivasse gente molto più informata e presumibilmente più sveglia di me).</p>



<p class="has-medium-font-size">È sempre antipatico fare la parte di chi &#8220;l&#8217;aveva detto&#8221;, però mi tocca rievocare alcune considerazioni fatte negli scorsi anni (tipo <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/06/29/i-nodi-da-sciogliere-che-non-vediamo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> o <a href="https://sardegnamondo.eu/2024/03/28/il-presente-senza-futuro-tra-pace-e-guerra/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>) che non hanno perso significato, anzi, oggi acquistano una dose di drammatica concretezza. </p>



<p class="has-medium-font-size">Bisogna entrare in una nuova ottica. Il secondo dopoguerra, ossia il periodo in cui si sono dispiegati, con una connessione diretta e giustificabile, gli esiti e le conseguenze della seconda guerra mondiale, è finito. I suoi strascichi sono ormai una zavorra che blocca il nostro presente e rischia di compromettere il nostro futuro. &#8220;Nostro&#8221; ossia dell&#8217;Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size">Qualche osservatore, in relazione alle sparate del vice-presidente USA Vance e alla convocazione d&#8217;urgenza del vertice europeo di ieri, ha dichiarato che è morto l&#8217;Occidente, o l&#8217;alleanza transatlantica. Qualcuno si è fatto delle domande sulla natura e il senso, oggi, della NATO. Be&#8217;, ben svegliati! A cosa stavate pensando, fino ad ora?</p>



<p class="has-medium-font-size">È come se i ceti dirigenti europei avessero vissuto per anni dentro le loro narrazioni di comodo. La raccontavano ai propri elettorati e ai propri popoli, ma viene fuori che gli unici a crederci davvero erano loro. </p>



<p class="has-medium-font-size">E non riguarda solo la parte liberale, moderatamente conservatrice, che ha più o meno dominato la scena per trent&#8217;anni, ma anche la sua pseudo-controparte di destra, sovranista, cripto-fascista o fascista tout court. Tutti spiazzati e a bocca aperta.</p>



<p class="has-medium-font-size">Impressiona come le prime reazioni alle dichiarazioni dell&#8217;amministrazione Trump2 siano state all&#8217;inizio del tutto pavloviane, sia nei governi sia nelle opposizioni, comprese quelle più radicali (queste ultime per lo più schierate per l&#8217;<em><a href="https://www.treccani.it/vocabolario/appeasement/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >appeasement</a></em> con Putin). Salvo poi, una volta resisi conto che la realtà dei fatti non si incastra affatto nei loro schemi propagandistici, rifugiarsi su posizioni attendiste o opportuniste, limitandosi a ripetere i loro slogan come formule magiche che possano arrestare il tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Emblema di questa situazione è il governo italiano, patetico emulo di tanti suoi predecessori, sempre in attesa di capire quale fosse il carro giusto su cui saltare, quale l&#8217;azzardo meno costoso da tentare, mescolando vittimismo, vanagloria, sciovinismo e subalternità verso i potenti di turno. E non è detto che la storia si ripeta sempre, prima come tragedia, poi come farsa. Se è una farsa, potrebbe rivelarsi poco divertente. O diventare una tragedia ancora peggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size">Si è dovuto sbilanciare lo stesso presidente Mattarella, che, da scafato democristiano, pesa molto bene i propri interventi e i loro contenuti, specie in politica estera. Ha fatto un discorso sorprendente. Vero, pieno di strafalcioni storici e omissioni (le responsabilità del fascismo italiano meglio tacerle sempre, no?). Ma del tutto voluto, intenzionale. Un messaggio chiaro al proprio governo, ai governi europei e anche a quelli di USA e Russia. Il governo USA non ha manco ascoltato, quello russo si è risentito (perché hanno colto benissimo il messaggio). In Italia non ci hanno capito niente.</p>



<p class="has-medium-font-size">Probabilmente è troppo tardi per l&#8217;Europa e i suoi attuali governi. È evidente che la costruzione europea, vagamente liberale ma anti-popolare, ottusamente tecnocratica e basata sui vecchi e decrepiti stati otto-novecenteschi, non ha più alcuna ragion d&#8217;essere. Figuriamoci il nazionalismo che li riguarda. E anche questo <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/12/02/il-paradosso-degli-stati-nazione-nel-mondo-post-nazionale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non è che venga fuori all&#8217;improvviso solo ora</a>. </p>



<p class="has-medium-font-size">Ieri i governi europei <a href="https://www.corriere.it/esteri/25_febbraio_17/vertice-parigi-europa-ucraina-leader-truppe-di-pace-5df086bf-0d3c-455d-9737-4a572e1dfxlk.shtml" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >si sono riuniti</a> &#8211; in pochi, per altro, già così sancendo la fine di fatto dell&#8217;UE &#8211; per discutere precisamente di cosa? Del sostegno all&#8217;Ucraina e di una eventuale forza di interposizione, con, sullo sfondo, il tema della spesa dei vari stati in armamenti e della &#8220;difesa comune europea&#8221;. Ma sul serio quello è il solo orizzonte pragmatico che intravvedete? La sola urgenza da affrontare? Che patetiche persone vi state rivelando? E questi sono i nostri statisti, i vertici politici del nostri paesi.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il problema della sorte dell&#8217;Ucraina e anche quello della difesa comune sono variabili dipendenti di una questione più ampia e di portata storica: che cos&#8217;è e cosa deve essere l&#8217;Europa? </p>



<p class="has-medium-font-size">Il fatto di essersela sfangata tutto sommato bene con la pandemia di Covid-19 (che poi, parliamone) ha illuso tutta questa gente, da Ursula von der Leyen in giù, che il peggio fosse passato, che si poteva tornare a fare affari come prima. Poi ti scoppia la guerra in Ucraina, anche per colpa tua, e vai col panico, con le decisioni ognuno per conto proprio, i calcoli miserabili da decrepiti bottegai terrorizzati (con tutto il rispetto per i vecchi bottegai).</p>



<p class="has-medium-font-size">Fare paragoni col passato può servire, non c&#8217;è dubbio. Però poi bisogna fare i conti col presente e le variabili in gioco *adesso*. Doveva essere l&#8217;Europa, tempo fa (direi almeno dalla fine della Guerra fredda), a smarcarsi dai vincoli stabiliti alla fine della Seconda guerra mondiale. Bisognava avere uno sguardo molto più coraggioso e di prospettiva. </p>



<p class="has-medium-font-size">Certo, sarebbe servita una base ideale forte da opporre al Verbo tardo-capitalista del neo-liberismo, della mercificazione spinta di ogni aspetto materiale e immateriale dell&#8217;esistenza. </p>



<p class="has-medium-font-size">Il vecchio socialismo era stato bruciato sull&#8217;altare della potenza sovietica. Ma i vasti movimenti di opinione sorti nel corso degli anni Novanta, dietro l&#8217;esempio della lotta zapatista del Chiapas e sollecitati dalla Guerra del Golfo e dal conflitto nell&#8217;ex Jugoslavia, avevano colto i termini del passaggio storico e intravisto se non la soluzione almeno gli aspetti più pressanti del problema. </p>



<p class="has-medium-font-size">È stato tutto soffocato dalla repressione più brutale, con un&#8217;offensiva ideologica durissima e un rilancio della guerra come strumento ordinario delle relazioni tra gli stati.</p>



<p class="has-medium-font-size">Se i paesi europei non troveranno il modo di rispondere con lucidità e in tempi adeguati alle sollecitazioni cui sono sottoposti, dovremo affrontare anni, forse decenni, di crisi brutale. Il dibattito pubblico europeo, in Italia soprattutto ma senza l&#8217;esclusiva della stupidità, è ormai ridotto a tifoserie contrapposte (pro Trump e/o pro Putin contro pro Occidente; atlantisti contro euroasiatici duginiani; liberali benpensanti contro populisti; anti-immigrazione compassionevole contro anti-immigrati razzisti e brutali; ecc. ecc.). Magari questa sveglia servirà a farci uscire dall&#8217;incantamento tossico.</p>



<p class="has-medium-font-size">Va smantellata la costruzione europea dei primi anni Novanta. Va rifondata una confederazione di popoli liberi, su base democratica, solidale, aperta. Va investito moltissimo in infrastrutture civili utili e rigorosamente pubbliche, in una rete di produzione e distribuzione energetica diffusa a livello continentale e anch&#8217;essa pubblica, in istruzione, scienza, arte, cultura. Va creata una forza di <em>intelligence</em> europea ad alta capacità analitica, che serva da strumento per una diplomazia della pace. Va costruito un rapporto con la sponda sud e est del Mediterraneo e col continente africano, di segno opposto rispetto alla postura paternalista e neo-colonialista tenuta fin qui. Bisogna smarcarsi dalla prospettiva folle dell&#8217;inevitabilità del conflitto globale tra USA e Cina e dalla rigida mentalità geo-politica. Le stesse relazioni con la Russia devono essere normalizzate e poste su un piano di chiarezza intransigente, con in primo piano il rispetto del diritto all&#8217;autodeterminazione dei popoli.</p>



<p class="has-medium-font-size">Chi può mettere mano a un tale vasto programma? Macron, Scholtz, Meloni, Sanchez, i governi polacchi e ungheresi? Chi? Servirebbero grandi mobilitazioni di popolo, come quelle in corso adesso <a href="https://www.internazionale.it/magazine/2025/02/06/i-giovani-non-mollano" target="_blank"  rel="nofollow" >in Serbia</a> (ne avete sentito parlare poco, vero?), servirebbe un&#8217;intellettualità all&#8217;altezza del compito (e qualcosa ci sarebbe, se ci fossero orecchie disposte ad ascoltare). Le relazioni tra i popoli d&#8217;Europa, con o senza stato a rappresentarli, sono forti e profonde, spesso a dispetto delle retoriche e delle decisioni dei governi: andrebbero valorizzate e fatte diventare il fondamento di una rivoluzione necessaria.</p>



<p class="has-medium-font-size">Difficilissimo, non c&#8217;è dubbio. Ma a cos&#8217;altro dovremmo votarci? Alla guerra permanente? Alla dipendenza o alla difesa a oltranza da qualche impero più o meno vicino? Rassegnarci alla deriva reazionaria e oscurantista in atto? Su questo dovremmo ragionare, non sui diversivi buttati lì, a ripetizione, nello spazio bulimico dell&#8217;infotainment da chi non ha alcun interesse a mettere in discussione i rapporti sociali e gli assetti di potere esistenti. Il futuro è già cominciato e noi, popoli europei, lo stiamo solo subendo.</p>
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		<title>La memoria collettiva non esiste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 17:40:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[egemonia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 27 gennaio è la Giornata della memoria, come si sa. Una ricorrenza che, fin dall&#8217;inizio e poi, nel corso degli anni, sempre di più, ha perso il suo possibile senso emancipativo e democratico per diventare un evento ipocrita, con preoccupanti tratti reazionari e manipolatori. Ricordare l&#8217;apertura dei cancelli di Auschwitz ad opera dell&#8217;Armata Rossa...</p>
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<h3 class="wp-block-heading">Il 27 gennaio è la Giornata della memoria, come si sa. Una ricorrenza che, fin dall&#8217;inizio e poi, nel corso degli anni, sempre di più, ha perso il suo possibile senso emancipativo e democratico per diventare un evento ipocrita, con preoccupanti tratti reazionari e manipolatori.</h3>



<p class="has-medium-font-size">Ricordare l&#8217;apertura dei cancelli di Auschwitz ad opera dell&#8217;Armata Rossa (e non degli Americani, che Atena vi fulmini!) poteva e doveva essere un modo per mantenere viva la consapevolezza collettiva sulle tragedie del passato e anche un ammonimento affinché non si ripetano. </p>



<p class="has-medium-font-size">Invece questa giornata è stata reinterpretata in modo da funzionare bene come a) detergente della cattiva coscienza dei troppi fascisti e para-fascisti italici, b) strumento di propaganda sionista, c) fonte consolatoria della propaganda sciovinista italiana, con l&#8217;elemento decisivo del mitologema tossico &#8220;italiani, brava gente&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size">Oggi si può serenamente celebrare il 27 gennaio e giustificare la politica genocida del governo israeliano senza avvertire alcun attrito. E, se lo fai notare, il reprobo sei tu. Come se la radice di qualsiasi genocidio, di qualsiasi razzismo e colonialismo, non fosse la disumanizzazione e la colpevolizzazione delle vittime, che si tratti dei nativi americani, degli armeni, degli ebrei europei, degli ucraini, dei palestinesi, dei curdi e via elencando.</p>



<p class="has-medium-font-size">È doloroso vedere come anche molte persone con una dichiarata propensione politica di sinistra cadano facilmente nelle trappole di cui è disseminato il dibattito pubblico attuale. </p>



<p class="has-medium-font-size">Pochi giorni fa, nel corso di una manifestazione di solidarietà col popolo palestinese, ho sentito scandire questo slogan: &#8220;Dall&#8217;Ucraina alla Palestina, NATO terrorista, NATO Assassina!&#8221;. Il significato sarebbe che l&#8217;Ucraina è uno strumento della NATO mentre la Palestina ne è una vittima. Da notare che la NATO ha poco a che fare con entrambi i conflitti, a differenza dei governi di alcuni dei paesi che ne fanno parte.</p>



<p class="has-medium-font-size">Sia chiaro, sono situazioni e contesti diversi, con basi storiche e fattuali differenti; ma in entrambi i casi agiscono le propensioni colonialiste e razziste di uno stato e del suo governo ai danni di un altro popolo. Se non si è in grado di vedere nemmeno questa realtà così evidente, non è nemmeno possibile affrontare il discorso.</p>



<p class="has-medium-font-size">Questo tipo di fraintendimenti fa capire quanto sia complicato basare le proprie opinioni e le proprie posizioni politiche sul guazzabuglio di informazioni o pseudo-informazioni da cui siamo costantemente bombardati.</p>



<p class="has-medium-font-size">Vorrei avere sotto mano qualche indagine ben fatta sul tema, ma a naso direi che le opinioni pubbliche dei paesi &#8220;occidentali&#8221;, sedicenti depositari della democrazia liberale (l&#8217;unica vera, sembrerebbe), non sono molto meno manipolate delle opinioni pubbliche dei paesi non occidentali e &#8211; ne discende &#8211; non democratici. Semplicemente i mezzi sono diversi.</p>



<p class="has-medium-font-size">Non ho usato a caso il verbo egemonizzare. La pretesa che esista una memoria collettiva sostanzialmente coesa e unanime e addirittura, come si usa spesso dire, una memoria *condivisa*, è appunto solo una pretesa. Che ha dalla sua mezzi enormi per imporsi. <strong>La memoria collettiva è sempre e solo il frutto di un meccanismo egemonico.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Ciò significa che, laddove si spacci per condivisa una memoria collettiva su fatti storici e sul loro senso, sta in realtà agendo l&#8217;imposizione di tale memoria da parte del gruppo sociale che detiene i mezzi per imporla. Di solito, si tratta dei gruppi sociali che dominano anche le relazioni economiche e politiche.</p>



<p class="has-medium-font-size">È una vecchia intuizione di Gramsci, poi approfondita nel corso del Novecento da altri (da Michel Foucault agli studi postcoloniali, giusto per fare pochi esempi) e avvalorata in molti modi nel corso del tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Per questo ha fatto un certo effetto, a chi ancora ha occhi per guardare, la sfilata di grandi padroni delle piattaforme virtuali (che ovviamente hanno dietro di sé meccanismi di produzione e relazioni sociali del tutto materiali) schierati a sostegno della presidenza Trump.</p>



<p class="has-medium-font-size">Sia chiaro, non ci sono solo loro, a dettare le agende politiche dei governi &#8220;democratici&#8221;. L&#8217;apparato militare-industriale, i grandi gruppi farmaceutici, i fondi di investimento e i gruppi bancari sono tutti soggetti che hanno un peso enorme sulla politica e dunque anche sui meccanismi dell&#8217;informazione e del controllo delle opinioni pubbliche.</p>



<p class="has-medium-font-size">Parlare di memoria collettiva o addirittura condivisa è una mistificazione. Lo è sempre, in virtù dei meccanismi fondamentali nella formazione delle idee e nella socializzazione delle conoscenze; lo è tanto più oggi, dato lo strapotere mediatico di chi detiene i mezzi di comunicazione e di chi può usarli per imporre contenuti e cornici narrative.</p>



<p class="has-medium-font-size">La memoria può essere collettiva solo in un&#8217;accezione ristretta del termine. Ci può essere una memoria di gruppo a livello familiare, di gruppo sociale, a livello di minoranze, a livello locale, quindi in termini estremamente limitati. La memoria è sempre parziale. E la memoria non è la storia.</p>



<p class="has-medium-font-size">La storia (o la Storia) è una disciplina di studio e di restituzione degli esiti dello studio che ha una sua epistemologia, un suo metodo, sue regole intrinseche, e risponde &#8211; o dovrebbe rispondere &#8211; a una deontologia, a una responsabilità verso il pubblico. È una disciplina politica, in quanto riguarda la polis, la collettività, e anche nel senso che ha a che fare con la politica; ma, per essere credibile e utile, non deve rispondere al potere politico.</p>



<p class="has-medium-font-size">La Storia può e a volte deve contrastare la memoria. Certo, essendo un fatto umano, ha i suoi limiti e le sue debolezze e non sempre riesce a essere all&#8217;altezza del suo statuto epistemologico ed etico. E spesso è oggetto di attenzioni non proprio encomiabili da parte del potere e di chi gestisce i mezzi di comunicazione.</p>



<p class="has-medium-font-size">In ogni caso, la distinzione tra memoria e storia va sempre tenuta presente. Sovrapporle, come si fa il 27 aprile, o &#8211; con evidenti dimostrazioni controfattuali &#8211; il 25 aprile o il 4 novembre o in qualsiasi altra festività basata su fatti storici, è scorretto. Soprattutto quando è il potere a fare un <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/2020/la-storia-fuori-di-se-uso-pubblico-della-storia-e-public-history-in-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >uso politico della storia</a> per confezionare una memoria collettiva posticcia ma &#8220;ufficiale&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size">Detto ciò, per rispondere alla costante manipolazione delle opinioni pubbliche, ai processi egemonici sottrattivi di conoscenza e consapevolezza, di libertà e di solidarietà, è lecito usare forme di lotta contro-egemoniche.  </p>



<p class="has-medium-font-size">Nonostante la pervasività e la forza dei meccanismi di manipolazione e controllo, rimangono aperti e in qualche modo vivi spazi di dissenso e di contro-informazione, di dibattito non del tutto inquinato e persino di azione. È sempre più difficile, ma ancora possibile. </p>



<p class="has-medium-font-size">È un contesto non privo di contraddizioni, inevitabilmente. Ma, finché sarà possibile esprimere posizioni non allineate con quelle imposte egemonicamente alle masse, finché sarà possibile offrire contro-narrazioni e esempi concreti dissonanti, perturbanti dell&#8217;ordine discorsivo e sociale dominante, bisognerà farlo. Con forte spirito critico, perché non abbiamo bisogno di nuove dogmatiche, e possibilmente con una certa dose di immaginazione pragmatica.</p>
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		<title>L&#8217;ondata nera che minaccia il mondo e la sorte della colonia sarda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 13:40:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Donald Trump si insedia alla Casa Bianca per il suo secondo mandato e nell’agro di Selargius viene dato alle fiamme il presidio anti-Tyrrhenianlink. Un evento globale e uno locale difficilmente collegabili, che tuttavia ci offrono una possibile chiave di lettura (per nulla consolatoria) circa i tempi che stiamo affrontando. Il nuovo successo elettorale di Trump,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L&#039;ondata nera che minaccia il mondo e la sorte della colonia sarda' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/01/21/londata-nera-che-minaccia-il-mondo-e-la-sorte-della-colonia-sarda/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="466" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-700x466.jpg" alt="" class="wp-image-5872" style="width:571px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-700x466.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-640x426.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-768x512.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-800x533.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1.jpg 860w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading"><em>Donald Trump si insedia alla Casa Bianca per il suo secondo mandato e nell’agro di Selargius viene dato alle fiamme il presidio anti-Tyrrhenianlink. Un evento globale e uno locale difficilmente collegabili, che tuttavia ci offrono una possibile chiave di lettura (per nulla consolatoria) circa i tempi che stiamo affrontando.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size">Il nuovo successo elettorale di Trump, lungi dall’essere la buona notizia che troppi compagni obnubilati affermano, è solo un momento di una più complessiva deriva reazionaria in corso nel civile e democratico Occidente. In questo, sempre meno difendibile rispetto ai regimi avversari (o presunti tali).</p>



<p class="has-medium-font-size">Il guaio di chi intende opporsi al “Sistema” – negli USA e in Europa, ma anche per certi versi in America Latina e ad altre latitudini – è che il Sistema ha molti mezzi per garantire la propria sopravvivenza e anzi per accrescere il proprio dominio. Uno è quello di crearsi un finto nemico a destra come unica alternativa alla generalizzata egemonia tecnocratica e finanziaria. </p>



<p class="has-medium-font-size">Non sto tirando in ballo mega-complotti-globali o altri deliri deresponsabilizzanti, ma meccanismi concreti delle relazioni sociali contemporanee, dentro la fase finale dell’era capitalista. Fase finale che può durare parecchi decenni, sia chiaro. Con esiti che si preannunciano spiacevoli su vasta scala.</p>



<p class="has-medium-font-size">Non c’è solo Trump, infatti. In Europa, il governo finto centrista di Ursula von der Leyen ha presto mostrato una propensione tutt’altro che sofferta a cercare sostegno a destra. In Francia, pur di non affidare il governo a una compagine troppo sfacciatamente di sinistra (per i parametri attuali), il presidente Macron (emblema e campione del finto progressismo liberale) si dedica a sofisticate alchimie politico-istituzionali, confidando nel soccorso nero. In altri stati, Italia compresa, la destra governa serenamente ed egemonizza il discorso pubblico. Siamo messi così.</p>



<p class="has-medium-font-size">Non esiste più alcun ambito della vita associata, nel democratico Occidente, che non sia sistematicamente aggredito e ri-orientato verso una società della paura e del controllo, dell’avversione per qualsiasi cosa disturbi il piatto conformismo reazionario. Le propensioni militariste sono esplicite, ma non è detto riguardino davvero pretesi nemici esterni: le misure repressive contro il dissenso e le proteste sociali sono sempre più evidenti e ampiamente rivendicate.</p>



<p class="has-medium-font-size">È uno scenario per troppi versi simile a momenti bui della storia novecentesca, pur con tutte le differenze del caso. Sapersi districare tra analogie e differenze, senza perdere la lucidità, dovrebbe essere uno dei compiti degli/lle intellettuali, se non fosse che questa categoria ormai da tempo è stata in larga misura cooptata dentro il perverso meccanismo egotico del successo mercenario e del consumismo culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size">Contrastare il capitalismo globalizzato, sostenuto dall’ideologia ordo-liberista, serve a poco, se non si fonda su una visione realmente alternativa, radicalmente conflittuale, con degli obiettivi non retorici e non astratti. Che non possono ridursi a meri slogan estratti dalle memorie degli anni Settanta dello scorso secolo. Tanto meno ha senso se si accettano le ossessioni geo-politiche propagandate dall’intellettualità organica al blocco sociale dominante come unica chiave di lettura storica. E invece troppa “compagneria” ha interiorizzato tali ossessioni, altamente tossiche, e ne fa l’unico strumento di comprensione del mondo. Sbagliando sistematicamente analisi e bersagli.</p>



<p class="has-medium-font-size">Le dichiarazioni al limite del sincero affetto tra Trump e Putin dovrebbero far suonare un campanello di allarme in molte teste che fin qui hanno considerato i due autocrati (uno in potenza, l’altro in atto) quasi alla stregua di campioni del socialismo. Del resto, il giubilo incondizionato di tutta la fascisteria europea, già sostenitrice di Putin, per l’elezione di Trump qualcosa avrebbe già dovuto suggerire. </p>



<p class="has-medium-font-size">Siamo messi così, dunque, sballottati dai flutti sempre più neri e tempestosi di una storia che non promette nulla di buono.</p>



<p class="has-medium-font-size">Mi consolerei se, almeno a livello locale, si intravvedesse qualche spiraglio. Invece anche la derelitta isola sarda non se la passa affatto bene.</p>



<p class="has-medium-font-size">Facevo cenno al recentissimo episodio dell’<a href="https://www.unionesarda.it/news-sardegna/provincia-cagliari/selargius-bruciato-lultimo-presidio-contro-il-tyrrhenian-link-da-mano-anonima-ma-i-mandanti-sono-evidenti-lfvvoqhl" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >incendio a Selargius</a>, la devastazione di un luogo simbolico della resistenza popolare non alle fonti rinnovabili di energia in quanto tali, ma all’imposizione coloniale dell’ennesimo saccheggio estrattivo. Episodio di una gravità estrema, se fosse accertata la sua natura dolosa.</p>



<p class="has-medium-font-size">La Sardegna, da tempo, come altri “margini” geografici e politici dello stato italiano, è un luogo di sperimentazioni e di esternalizzazioni perniciose. Al disboscamento selvaggio ottocentesco, alle servitù minerarie, agrarie, industriali e militari, fino all’attuale aggressione speculativa sulle FER (fonti di energia rinnovabili) hanno corrisposto nel tempo varie forme di egemonia culturale e politica, idonee a tenere sotto controllo la situazione (ne ho già parlato in ogni dove, non mi ci dilungo ora). Oggi però siamo in un momento di crisi la cui gestione non è più così facile per la classe politica podataria chiamata a governarla.</p>



<p class="has-medium-font-size">Le crisi si risolvono in vari modi. Non esiste un modo che contempli e soddisfi tutti gli interessi e le aspettative in gioco. Non è mai esistito. La fanno sempre da padrone i rapporti di forza. Dovremmo chiederci, con tutta la preoccupazione del caso, quali soluzioni si prospettino per la crisi sarda attuale. </p>



<p class="has-medium-font-size">Non possiamo escludere forme poco limpide di contrasto alle opposizioni politiche fuori dal Palazzo, dall&#8217;inquinamento manipolatorio del dibattito pubblico alla vera e propria strategia della tensione. </p>



<p class="has-medium-font-size">Di sicuro, al momento, per la Sardegna non c’è in campo alcun programma di democratizzazione e conquiste civili, di crescita culturale e progresso sociale. Non c&#8217;è nelle compagini che si contendono la maggioranza nel Consiglio regionale, protette da una legge elettorale disgustosamente anti-democratica. Tanto meno c&#8217;è nell’agenda di chi può influenzare in vari modi la nostra politica da strapazzo, ossia i governi di Roma e i centri di potere e di interesse che egemonizzano la politica italiana.</p>



<p class="has-medium-font-size">È tragicomico che nella stampa italiana, sia di destra sia sedicente progressista o addirittura di sinistra, la giunta Todde sia spacciata come avversaria dell’aggressione coloniale energetica in corso. È in parte un espediente propagandistico, in parte il frutto della solida &#8211; e stolida &#8211; misconoscenza dei fatti sardi oltre Tirreno. In Sardegna mi pare abbastanza assodato che la maggior parte delle persone non vincolate da interesse diretto o da propensione sentimentale (immagino ne esistano) verso il cetrosinistra (o campolargo che dir si voglia) non la vedano così.</p>



<p class="has-medium-font-size">La giunta Todde è stata in qualche modo imposta – con la complicità diretta o preterintenzionale delle destre – per garantire “gli investitori” (come dichiarato più di una volta da Alessandra Todde stessa). Il clamore suscitato dalla sua <a href="https://indip.it/todde-dichiarata-decaduta-le-sette-contestazioni-e-cosa-succede-ora/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >decadenza dalla carica, dichiarata dal Collegio regionale di garanzia elettorale</a> per mancati adempimenti legali in sede di campagna elettorale, deve far riflettere non tanto sugli aspetti giuridici e istituzionali della vicenda (su cui invece si sono soffermati pressoché tutti i commentatori, interessati e non), bensì soprattutto sul problema dell’opacità delle fonti di finanziamento della campagna elettorale stessa. </p>



<p class="has-medium-font-size">Io sono molto più curioso di sapere quanti soldi ha avuto a disposizione Alessandra Todde e, nel caso, dove li ha presi. Le sue contraddittorie dichiarazioni al riguardo &#8211; che restano agli atti e sono state più volte evidenziate &#8211; lasciano aperto ogni possibile scenario. Il dubbio in proposito non è lesa maestà – come sembra pensare lei insieme ai suoi spalleggiatori – bensì l’esercizio di un diritto/dovere democratico.</p>



<p class="has-medium-font-size">La protesta popolare, la mobilitazione conseguente, la frustrazione diffusa per aver visto respinto ogni tentativo di interlocuzione e di confronto, con lo smacco simbolico (più ancora che politico e giuridico) del rifiuto di discutere il progetto di legge di iniziativa popolare “Pratobello24”, sono acuite dalla constatazione della mancanza di soluzioni alle grane strutturali mai risolte. Una situazione completamente fuori controllo, per il blocco politico dominante. </p>



<p class="has-medium-font-size">Le trame di Palazzo che si intrecciano intorno alla vicenda della decadenza di Alessandra Todde (proclamata, possibile, <em>sub judice</em>, quel che è) non sono una risposta ai problemi concreti della Sardegna attuale. Sono solo giochi di potere all’interno di una stessa compagine sociale, distinta e aliena, spesso ostile, rispetto al resto della popolazione.</p>



<p class="has-medium-font-size">L’oligarchia clientelare, finto-autonomista, che domina la politica sarda si trova davanti a una situazione per cui non è preparata, né dispone della legittimazione sufficiente a garantire un minimo appoggio di massa alle proprie scelte. E nessun regime, anche il più autoritario, può reggersi senza un certo consenso, sia pure minoritario, nella società dominata.</p>



<p class="has-medium-font-size">Visti i guai in cui ci troviamo, non so quanto possa reggere ancora la finzione pseudo-democratica che fin qui ha occupato la scena. E tuttavia, al possibile crollo del sistema oligarchico-clientelare, in questo momento non corrisponde un’alternativa abbastanza strutturata da poterne prendere il posto. <em>In nuce</em> qualcosa c’è, ma non sarà facile tradurre la mobilitazione in corso e il materiale ideale che la anima in un progetto politico compiuto.</p>



<p class="has-medium-font-size">Questa debolezza è tanto più pericolosa, proprio in quanto a livello sovralocale non siamo in una situazione tranquilla, ordinaria. Gli interessi che stanno dietro l’aggressione coloniale in corso sono enormi. I grandi fondi di investimento e i gruppi finanziari globali non si cimentano in operazioni di questo tipo senza aver fatto bene i conti e senza essersi presi delle garanzie. </p>



<p class="has-medium-font-size">Se sulla Sardegna gravano richieste di autorizzazione per impianti di produzione energetica che superano di uno o più ordini di grandezza il fabbisogno locale non è solo un fatto di ingordigia suscitata e protetta da decisioni del governo italiano. O meglio, quest’ingordigia c’è e il governo italiano (quello Draghi così come quello Meloni, ma se fosse un altro sarebbe lo stesso) ha la sua precisa responsabilità. Dovremmo chiederci però a cosa diavolo serva tutta questa energia, se pure solo una frazione di quella progettata fosse alla fine prodotta.</p>



<p class="has-medium-font-size">La deriva destrorsa della politica mondiale non è un evenienza casuale, slegata da processi profondi di natura materiale. C’è una dialettica interna al capitalismo attuale, attriti vari, a volte forti, tra le sue diverse anime. Ma su un principio di base queste anime concordano tutte: il saccheggio deve continuare. È il meccanismo economico così com’è a spingere su questa china pericolosa (e non c’era bisogno di leggere <a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/scienze-sociali/economia/il-capitale-nellantropocene-saito-kohei-9788806260088/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Saitō Kōhei</a> per capirlo, ma, se non l’aveste capito, leggerlo non vi farà male).</p>



<p class="has-medium-font-size">I massicci investimenti tecnologici si orientano ormai su pochi fronti strategici: le tecnologie della comunicazione e del controllo globale e l’ambito militare. Gli investimenti nella cosiddetta intelligenza artificiale e la stessa corsa allo spazio sono strettamente connessi a questi due ambiti, che a loro volta sono collegati tra loro e con l’ossessiva finanziarizzazione dei meccanismi di scambio, ormai orientati alle cripto-valute. (La faccenda delle cripto-valute dovrebbe essere studiata bene: a naso, mi pare la solita storia di una trovata apparentemente anti-sistema che finisce per diventare strumento potente di dominio a vantaggio del sistema.)</p>



<p class="has-medium-font-size">Uno dei fattori decisivi di questa enorme partita economica è la disponibilità di energia, al riparo dalle fluttuazioni del mercato dei combustibili fossili o comunque in connubio con essi. La retorica sulla transizione energetica è pura propaganda colorata di verde. Non può esistere alcuna transizione energetica e tanto meno ecologica senza modificare radicalmente i modi di produzione, distribuzione e consumo dell&#8217;energia e dei beni e servizi necessari alla vita. Questo deve essere tenuto presente.</p>



<p class="has-medium-font-size">Per far funzionare i server potentissimi necessari all’intelligenza artificiale e alle transazioni finanziarie iperveloci, di energia ne serve parecchia. I gravami e i costi della sua produzione – secondo la tipica logica capitalista – devono essere scaricati da qualche parte. Esternalizzati, come si usa dire. Non c&#8217;è nulla di anche solo vagamente ecologico in tutto questo.</p>



<p class="has-medium-font-size">I vari “margini” geografici e socio-economici del mondo, ormai anche dentro i paesi ricchi, fanno comodo, in questo senso. Da tempo si è rotto l’argine interno che proteggeva i paesi colonialisti ed “esportatori di civiltà” dal subire le politiche che i loro governi riservavano ai paesi “sottosviluppati”.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il fenomeno del “colonialismo interno”, in realtà sempre esistito e mai venuto meno, oggi è in fase di accelerazione. I primi territori a pagare questa fase parossistica del neo-colonialismo sono appunto quelli tradizionalmente sottoposti a questo tipo di relazione asimmetrica.</p>



<p class="has-medium-font-size">La Sardegna ne fa parte a pieno titolo. Non illudiamoci che basteranno a sottrarci a un destino di subalternità accentuata, povertà, devastazione ambientale e decrescita demografica spinta i giochetti di palazzo interni alla scalcagnata politica nostrana.</p>



<p class="has-medium-font-size">Tanto meno suonano pertinenti e “a piombo” le espressioni di tifoseria geo-politica di troppe persone e di troppe compagini – più o meno formalizzate – del nostro scenario politico alternativo. Non credo sia più il tempo (posto che ce ne sia mai stato uno) di gingillarsi con questi diversivi. </p>



<p class="has-medium-font-size">Ambientalisti, indipendentisti, anti-militaristi, anti-capitalisti e anti-colonialisti vari, attivisti dei comitati contro la speculazione energetica, cittadinanza attiva, associazionismo culturale, mondo del volontariato, ecc. ecc. dovrebbero provare a uscire dalle proprie zone di comfort e lasciar perdere slogan e settarismi per provare a comporre un blocco politico magari eterogeneo ma coeso su pochi, decisivi punti strategici.</p>



<p class="has-medium-font-size">Non sarà Trump, da solo o in combutta con l’amico Putin, e nemmeno Xi Jinping per quello, a salvarci. Né qualsiasi governo salga in cattedra a Roma. Non sarà nemmeno qualsiasi giunta regionale venga fuori dalla lotteria coloniale della politica podataria sarda, centrosinistra o centrodestra che si chiami. Dovremmo averlo capito.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il problema è che lo si dice da anni e la situazione non è mai migliorata (tutt’altro). Secondo un noto detto popolare <em>s’apretu ponet su betzu a cùrrere</em> (l’urgenza fa correre persino il vecchio). Non vorrei che la nostra collettività umana, abitante il lembo di crosta terrestre emersa chiamato Sardegna, sia ormai troppo decrepita e debilitata per provarci.</p>
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		<title>Il declino dell&#8217;Europa nella transizione storica in corso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 10:43:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="538" height="740" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/11/image.jpg" alt="" class="wp-image-5856" style="width:385px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/11/image.jpg 538w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/11/image-349x480.jpg 349w" sizes="(max-width: 538px) 100vw, 538px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading">Il prezzo da pagare nella transizione storica dal tardo-capitalismo a qualsiasi cosa verrà dopo potrebbe rivelarsi alto, per una fetta consistente della popolazione mondiale, non esclusi i ceti medi e bassi e le minoranze del continente europeo. Focalizzarsi su uno o l&#8217;altro degli epifenomeni enfatizzati dalle cronache rischia, come sempre, di farci sfuggire il quadro generale e toglierci lucidità a proposito dei processi profondi.</h3>



<p class="has-medium-font-size">I conflitti in corso, l&#8217;elezione di Donald Trump, una certa deriva destrorsa in corso in Europa sono le increspature di un onda lunga e profonda. Per questo da qualche anno parlo di transizione storica: è come se il vecchio stesse morendo, ma all&#8217;orizzonte non si scorgesse ancora il nuovo. È la classica situazione in cui Gramsci intravvedeva (a ragione) i rischi più grandi.</p>



<p class="has-medium-font-size">Interpretare il conflitto politico con gli schemi e le cornici novecentesche non serve a nulla, se non a manipolare e/o mobilitare gruppi legati ad appartenenze puramente simboliche, ma ormai prive di un referente concreto. </p>



<p class="has-medium-font-size">La stessa etichetta di fascismo va usata con giudizio. Non perché sia una minaccia inesistente (come sostenevano benpensanti liberali e esponenti del centrosinistra, specie PD, quando se ne parlava negli anni pre governo Meloni), bensì proprio perché è una minaccia che in parte si sta già traducendo in atto.</p>



<p class="has-medium-font-size">A questo proposito, va segnalato uno degli equivoci più stranianti di questo periodo, fonte di dissidi all&#8217;interno di quello che dovrebbe essere l&#8217;ambito della sinistra sociale, politica e culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size">Anche in questo caso, il problema nasce nell&#8217;applicazione, strumentale o ingenua a seconda dei casi, di quadri interpretativi sostanzialmente a-storici, quasi metafisici. L&#8217;anti-americanismo e l&#8217;ostilità retorica verso la NATO, l&#8217;incomprensione delle dinamiche storiche degli ultimi cinquant&#8217;anni, una certa mal riposta nostalgia verso l&#8217;URSS e altre fallacie logiche e concettuali conducono molte persone e interi gruppi verso pericolosi avvicinamenti alla destra estrema, rossobruna o fascista tout court.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;abbiamo visto nel caso della guerra in Ucraina, così come in precedenza a proposito del conflitto siriano e in altre circostanze ancora. Fino ad arrivare al cortocircuito del tifo per Putin e al contempo per Hamas e persino per Trump. Cortocircuito speculare a quello dei conservatori, dei &#8220;liberali&#8221; e dei sacerdoti della supremazia dell&#8217;Occidente (tutti sinceri democratici) che tifano per il proseguimento della guerra in Ucraina (più che per l&#8217;Ucraina), in funzione anti-russa, e per Israele, in quanto propaggine &#8220;occidentale&#8221; (quindi giusta e civile) nell&#8217;ostile Medio Oriente (o Asia Mediterranea, sarebbe meglio dire).</p>



<p class="has-medium-font-size">Intanto il mondo va per conto suo e la prosopopea della civiltà europea, nelle sue varie diramazioni, suona sempre più ridicola, a fronte dei propri fallimenti, delle proprie ipocrisie e del crescente peso delle altre civilizzazioni umane. Che non sono necessariamente più ignobili o illegittime della nostra. </p>



<p class="has-medium-font-size">Al contempo, sarebbe auspicabile che la presunta superiorità &#8220;occidentale&#8221; venisse dimostrata nei fatti, promuovendo e realizzando ciò che nelle retoriche dominanti la giustifica: democrazia, inclusività, diritti, dialogo interculturale, solidarietà internazionale, impegno ambientale, ecc. Ma è proprio su questo fronte che l&#8217;Occidente ha fallito storicamente.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;equivoco drammatico su questo punto, in una parte consistente delle sinistre europee (di cultura europea), è non vedere che il superamento dialettico di questo impasse non può avvenire rifiutando la civiltà europea tout court.</p>



<p class="has-medium-font-size">Auspicare la distruzione dell&#8217;egemonia USA sulla civiltà europea e sull&#8217;intero pianeta può essere una prospettiva sana e condivisibile, a patto che non sia a qualsiasi prezzo. Senza considerare che del resto del mondo, perlopiù, gli ossessionati dalla geopolitica sanno davvero poco o nulla. E non hanno nemmeno tanta voglia di saperne di più.</p>



<p class="has-medium-font-size">La civiltà europea, compresa la sua propaggine nordamericana, ha avuto successo tramite le sue due facce: secoli di conquiste politiche e civili all&#8217;interno (a prezzo di guerre e tragedie immani, va detto) e colonialismo, imperialismo e razzismo sistemico verso l&#8217;esterno. Il tutto condito dall&#8217;imposizione globale del modello economico capitalista, con la sua potentissima dotazione ideologica.</p>



<p class="has-medium-font-size">La forza egemonica delle classi ricche europee si è fondata sulla supremazia tecnologica e militare e sulla (falsa) buona coscienza delle proprie intenzioni. Fin dalle crociate gli europei hanno dato per scontato di avere il diritto di conquistare terre altrui e asservirle ai propri interessi e alla propria civilizzazione. Quando il mondo si è improvvisamente ingrandito, questo modello è stato espanso su scala planetaria, salvo poi sostituire al proselitismo cristiano quello capitalista. La stessa &#8220;democrazia&#8221; è diventata ad un certo punto un vessillo ideologico dietro cui commettere le peggiori nefandezze.</p>



<p class="has-medium-font-size">Unico intoppo in questo processo plurisecolare è stato, per una strana ma direi prevedibile contorsione interna dell&#8217;apparato ideologico europeo, l&#8217;avvento sulla scena della critica alla civiltà europea stessa e ai suoi fondamenti ideologici. Non a caso di parla di Marx, Nietzsche e Freud come dei tre grandi smascheratori. Ci aggiungerei Gramsci e qua e là qualche altro nome, comprese le grandi costruzioni teoriche della scienza contemporanea, specie la relatività, la meccanica quantistica e i teoremi di incompletezza di Gödel. Nell&#8217;insieme, la cultura europea ha elaborato dentro se stessa la propria dissacrazione.</p>



<p class="has-medium-font-size">Un lungo periodo, culminato negli anni tra fine dei Sessanta e primi dei Settanta del secolo scorso, ha prodotto un enorme patrimonio di concetti, di proposte teoriche e di pratiche che metteva in radicale discussione proprio la legittimità della superiorità europea sul mondo e cercava di imporre un modello di convivenza umana più solidale, giusto, libero.</p>



<p class="has-medium-font-size">Certo, con molte contraddizioni, inevitabilmente. Lo stesso comunismo è diventato, nelle sue realizzazioni storiche, un tradimento delle sue stesse premesse. Il mancato superamento del dogmatismo e dell&#8217;autoritarismo, le schematizzazioni rigide cui la Guerra fredda costringeva la militanza politica e intellettuale hanno sterilizzato un&#8217;eredità di pensiero e possibilità concrete altrimenti ben più feconda. Anche lì l&#8217;ossessione geopolitica ha giocato brutti scherzi. </p>



<p class="has-medium-font-size">La crisi di molte coscienze comuniste e in generale di sinistra in occasione dell&#8217;invasione sovietica dell&#8217;Ungheria (1956) e poi della repressione della Primavera di Praga (1968) hanno segnato profondamente il processo di costruzione di un&#8217;alternativa democratica e popolare dentro la civilizzazione europea. Negli stessi anni in cui le nuove generazioni chiedevano invece un superamento in avanti dell&#8217;ordine sociale borghese, capitalista e consumista già in vigore.</p>



<p class="has-medium-font-size">Tutto ciò che è stato conquistato nel secondo dopoguerra e fino ai primi anni Settanta del ventesimo secolo è stato attaccato, messo sotto assedio, debilitato e infine sconfitto da un processo di reazione che ha avuto notevoli mezzi a propria disposizione. Processo di cui sono state protagoniste le parti più retrive e rapaci delle classi dirigenti europee e nordamericane in combutta con l&#8217;apparato industriale e militare prima e poi, non in sostituzione ma in aggiunta, con quello finanziario. Non un complotto ordito in qualche segreta stanza da poche menti diaboliche, ma un insieme di azioni, scelte politiche, articolazioni materiali, sostenuto da ideologie coniate o rinverdite all&#8217;uopo.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;ideologia cosiddetta (per semplificare) neoliberista o neoliberale, basata sulle elaborazioni di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_von_Hayek" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Friedrich von Hayek</a> e soprattutto di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Milton_Friedman" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Milton Friedman</a> e della &#8220;scuola di Chicago&#8221;, ha trovato applicazione nelle politiche dei governi Thatcher e Reagan, imponendosi nell&#8217;ambito degli studi economici e piegando ai propri dogmi l&#8217;intera politica economica europea. Fino a oggi. Dalla fine degli anni Settanta è come se le lancette dell&#8217;orologio storico fossero state riportate indietro di un secolo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ma a dire il vero, se si guarda alla storia contemporanea europea, diciamo dalla Rivoluzione francese in poi, è facile osservare come le prospettive di progresso sociale e culturale siano state combattute senza quartiere e con ogni mezzo ovunque si siano presentate. Dalla Comune di Parigi in poi c&#8217;è stato un lavorio costante di delegittimazione di ogni possibile alternativa endogena, popolare, democratica all&#8217;ordine costituito realizzato, protetto e perpetuato dai ceti ricchi e dai loro portavoce politici.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ogni conquista sociale e politica è costata sangue e vite umane e, se non fosse stato per l&#8217;inopinata presa del potere dei bolscevichi in Russia, quale che sia il giudizio che possiamo dare dei suoi esiti, non ci sarebbe stato nemmeno il &#8220;trentennio d&#8217;oro&#8221; post seconda guerra mondiale.</p>



<p class="has-medium-font-size">Dopo il fallimento storico e la fine dell&#8217;URSS, il tentativo di globalizzazione consumistica a guida USA ha avuto un momento di successo, specie in termini di egemonia culturale, senza ovviamente mantenere alcuna delle promesse fatte dal liberismo. Ma è stata una parentesi, Quella fase è finita. Il mondo è cambiato. La gran parte del pianeta è abitata da genti che non si riconoscono nella civilizzazione europea a guida statunitense. In certi casi la considerano nemica, o comunque rivale. E la vecchia Europa non ha alcun argomento solido per pretendere che si riconosca ancora, senza discutere, la sua supremazia morale e culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size">Alla fin fine, una delle vittime di tutto questo sconvolgimento in corso è proprio l&#8217;Europa. Per propria responsabilità. O meglio, per responsabilità dei suoi ceti politici e per la stupidità dei suoi gruppi (economicamente) dominanti. Ora che negli USA sta per salire al governo per la seconda volta Donald Trump, ben sapendo cosa ci aspetta, i governi europei si dimostrano divisi, illusi, ottusi, incapaci di una prospettiva che non sia conservativa, vecchia, incompatibile con le dinamiche storiche attuali.</p>



<p class="has-medium-font-size">Lo scenario che ci si sta dispiegando davanti a me ricorda pericolosamente quello di un bel romanzo per ragazzi (ma non solo) di pochi anni fa, di cui avevo parlato <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/08/20/fiume-europa-un-libro-necessario/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui su SardegnaMondo</a>: <em>Fiume Europa</em>, di Andrea Pau Melis e Andrea Atzori. Una distopia a cui mi pare che ci stiamo avvicinando a grandi passi.</p>



<p class="has-medium-font-size">Come ho argomentato più volte (per es. <a href="https://sardegnamondo.eu/2017/07/31/autodeterminazione-e-universalismo-dialettica-vitale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>, <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/12/16/nazioni-nazioni-senza-stato-nazionalismi-sovranismi-indipendentismi-democrazia-molta-confusione-sotto-il-cielo-europeo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/02/15/il-poco-sorprendente-compromesso-tra-tecnocrazia-e-populismo-e-la-colonia-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>), la finta opposizione tra un ordine liberista, blandamente autoritario, antipopolare e conservatore da un lato e la deriva populista reazionaria e fascista dall&#8217;altro non ci offre alcuna possibilità di salvezza collettiva nemmeno nel medio periodo. </p>



<p class="has-medium-font-size">Lo svuotamento della democrazia rappresentativa non si contrasta con l&#8217;affidamento a leadership carismatiche senza mediazioni (il cui modello di riferimento è appunto, ancora e sempre, Mussolini). Ma non si contrasta nemmeno restringendo ulteriormente gli spazi di partecipazione popolare, le possibilità di alternative politiche dal basso, delegittimando le prospettive che non rispettano l&#8217;ordine costituito (come, per dire, <a href="https://www.unionesarda.it/politica/legge-pratobello-todde-niente-scorciatoie-i-legislatori-siamo-noi-ni9l63p1" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >ha fatto di recente</a> la presidente della Regione Autonoma Sardegna, Alessandra Todde).</p>



<p class="has-medium-font-size">In generale, bisogna uscire dalla trappola ideologica delle coppie oppositive obbligate (che, declinata in modo volgare e meschino nello scenario politico odierno, in Sardegna come in Italia, significa anche dover scegliere tra le due facce della stessa medaglia di fango, centrodestra e centrosinistra). In proposito (e anche su altri aspetti), sono illuminanti le tesi di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Donna_Haraway" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Donna Haraway</a>. </p>



<p class="has-medium-font-size">Bisogna uscire anche dalla trappola ideologica del neoliberismo (o quel che è). Non ricadendo in vecchi e inutilizzabili schemi concettuali, ma con uno sforzo di fantasia. In questo caso, continuo a promuovere gli studi economici dello <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Manfred_Max-Neef" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >&#8220;sviluppo su scala umana&#8221;</a>, che coniugano rigore scientifico e rispondenza alle concrete necessità della vita.</p>



<p class="has-medium-font-size">Se ha senso provare a difendere la vecchia Europa e i suoi popoli in questa fase storica così delicata, ce l&#8217;ha solo in nome di un superamento in avanti della crisi. Ossia, di una ulteriore conquista democratica. Il che implica una profonda revisione dei meccanismi di decisione politica a livello continentale e locale e il superamento degli stati-nazione così come ereditati dai due secoli precedenti.</p>



<p class="has-medium-font-size">In un&#8217;ottica confederale e solidale, aliena tanto da qualsiasi pulsione tecnocratica oligarchica quanto dalle derive identitarie, nazionaliste, reazionarie.</p>



<p class="has-medium-font-size">Lo stesso discorso della &#8220;difesa comune&#8221; europea assume significati diversi a seconda della prospettiva in cui è inserito. Se la prospettiva è la difesa delle classi dominanti attuali e dell&#8217;ordine sociale e politico così come si sta imponendo in questi anni, allora è un discorso da respingere in toto. Alla fine, si tratta solo di alimentare ancora e sempre di più l&#8217;industria bellica e il suo indotto di corruzione e degrado umano. La stessa difesa del diritto dell&#8217;Ucraina a esistere (diritto sacrosanto) cambia di senso se la si attua in una prospettiva di progresso sociale e politico, di solidarietà internazionale, di pace o se invece, come si fa adesso, la si sbandiera solo come pretesto per proseguire nei soliti giochi geopolitici e per perpetuare lauti affari a vantaggio di una parte del capitalismo continentale e nordamericano.</p>



<p class="has-medium-font-size">Così come è stato per la pandemia, contraddittoria occasione in cui alla solidarietà e allo sforzo comune di affrontare una crisi generalizzata si è sovrapposto presto, fino a sopravanzarlo, soprattutto in Italia, il solito teatro propagandistico a sostegno di misure autoritarie, repressione del dissenso e business senza scrupoli.</p>



<p class="has-medium-font-size">Sono tutte situazioni in cui la &#8220;sinistra&#8221;, qualsiasi cosa voglia dire oggi questa locuzione, si è spaccata e ha dato pessima prova di sé.</p>



<p class="has-medium-font-size">Senza uno sforzo di elaborazione nuovo, senza tenere fermi i punti cardine di una vera prospettiva di emancipazione collettiva &#8211; diritti, eguaglianza, solidarietà, anti-imperialismo e anti-colonialismo (da qualsiasi parte provengano), responsabilità ambientale, difesa dei beni comuni, autodeterminazione delle persone e dei popoli, pace &#8211; la china in cui stiamo scivolando diventerà sempre più ripida, conducendoci dritti verso lo sprofondo della peggiore oscurità storica. E non sarà colpa della Cina, o della Russia, o dell&#8217;islam, o degli USA o di chissà chi altri.</p>
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