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	<title>lingua sarda Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Thu, 25 Jun 2026 11:13:28 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La difficoltà di vedere la Sardegna dall&#8217;Italia</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/06/25/la-difficolta-di-vedere-la-sardegna-dallitalia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 11:13:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo numero della collana The Passenger della casa editrice Iperborea è dedicato alla Sardegna. Uno sforzo notevole e largamente meritorio di dare conto di una terra così vicina eppure così lontana e ancora misconosciuta, oltre Tirreno. L&#8217;esito è eterogeneo e a tratti contraddittorio, facendo emergere una volta di più la difficoltà di raccontare la Sardegna...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/06/25/la-difficolta-di-vedere-la-sardegna-dallitalia/">La difficoltà di vedere la Sardegna dall&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La difficoltà di vedere la Sardegna dall&#039;Italia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/06/25/la-difficolta-di-vedere-la-sardegna-dallitalia/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="1021" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-700x1021.jpg" alt="" class="wp-image-6338" style="aspect-ratio:0.6856069761891704;width:394px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-700x1021.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-329x480.jpg 329w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-768x1121.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-1053x1536.jpg 1053w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-1404x2048.jpg 1404w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-640x934.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-800x1167.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine.jpg 1782w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em><a href="https://thepassenger.iperborea.com/titoli/sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >L&#8217;ultimo numero della collana The Passenger</a> della casa editrice Iperborea è dedicato alla Sardegna. Uno sforzo notevole e largamente meritorio di dare conto di una terra così vicina eppure così lontana e ancora misconosciuta, oltre Tirreno. L&#8217;esito è eterogeneo e a tratti contraddittorio, facendo emergere una volta di più la difficoltà di raccontare la Sardegna dalla prospettiva italiana.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">The Passenger è una collana geografica molto bella. La sua presentazione <a href="https://thepassenger.iperborea.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >nel sito dedicato</a> recita:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">The Passenger è una raccolta di inchieste, reportage letterari e saggi narrativi che formano il ritratto della vita contemporanea di un luogo e dei suoi abitanti. <br /><br />Cultura, economia, politica, costume e curiosità visti attraverso la testimonianza di scrittori, giornalisti ed esperti locali e internazionali. Tante storie e diverse voci che compongono un racconto sfaccettato ed eclettico, per scoprire, capire, approfondire, lasciarsi ispirare.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non ho letto tutti i numeri, ma quelli che ho letto mi sono piaciuti. La formula è efficace. Ricorda, fatte le debite distinzioni, il lavoro della rivista <a href="https://www.menelique.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Menelique</a>, purtroppo chiusa. In quel caso era esplicito il taglio post-coloniale e intersezionale, oltre ad avere molto spazio la parte grafica e le illustrazioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">The Passenger ha presupposti diversi, ma anch&#8217;essa mescola giornalismo, saggistica e non fiction narrativa insieme a infografiche e tabelle illustrative, onde fornire il maggior numero possibile di informazioni in modo sintetico e adatto al pubblico di oggi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I pregi del numero dedicato alla Sardegna sono diversi, a cominciare dallo sforzo di dare spazio a voci e istanze quasi sempre omesse dai resoconti italiani sull&#8217;isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa presentazione del numero parla esplicitamente di &#8220;neocolonialismo&#8221; come di una categoria abitualmente non utilizzata per territori interni a uno stato. Il che è notevole. Salvo incorrere subito in un <em>bias</em> piuttosto rivelatore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si parla infatti di relazione tra &#8220;nazione e regione&#8221;. Il che è improprio e scorretto da almeno due punti di vista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il primo è che si mescolano insieme concetti storici-geografici-politici che stanno su piani diversi. &#8220;Nazione&#8221; definisce l&#8217;appartenenza a una collettività umana che condivide storia, lingua, costumi, territorio, forme culturali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che nell&#8217;uso corrente sia usato come sinonimo di stato è vero, ma non è per questo più corretto. In tempi di nazionalismo reazionario, come i nostri, non è nemmeno più un termine politicamente neutro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">&#8220;Regione&#8221; invece ha a che fare con la definizione di una porzione territoriale locale all&#8217;interno di uno spazio geografico-politico più ampio. La relazione corretta dunque sarebbe stata quella tra stato e regione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;altro senso in cui è sbagliata in partenza l&#8217;adozione di questa coppia oppositiva è che &#8211; anche con tutte le forzature del mondo &#8211; è difficile inserire senza attriti la Sardegna nell&#8217;insieme della &#8220;nazione&#8221; italiana (posto che esista, e io non ne sono affatto convinto). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna non è una parte specifica e caratteristica dell&#8217;insieme &#8220;nazionale&#8221; italiano. Non lo è per storia, cultura, patrimonio linguistico (tutte cose che però bisognerebbe conoscere bene). Non lo è nemmeno in termini geografici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna, insomma, è una &#8220;regione&#8221; italiana solo in senso giuridico-formale. Usare la categoria &#8220;regionale&#8221; per la Sardegna fuori da questo ambito semantico è sbagliato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tale equivoco innerva inevitabilmente tutto il numero di The Passenger. In qualche caso genera <em>non sequitur</em>, abbagli interpretativi, valutazioni superficiali. Persino laddove il tentativo è di dare conto con completezza di qualche fenomeno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;attrito emerge sempre, anche in mancanza del consueto approccio paternalista e dall&#8217;alto in basso, in stile &#8220;ora ti spiego dove abiti&#8221;, molto comune in questo genere di operazioni. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio nell&#8217;iniziale sezione informativa &#8220;La parola ai numeri&#8221;, in cui &#8220;i numeri&#8221; appunto sono selezionati in modo arbitrario e presentati senza alcuna spiegazione, come dati neutri (non lo sono mai). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella stessa sezione c&#8217;è persino una sorta di gioco ironico sulla questione &#8220;indipendentismo&#8221;: sotto l&#8217;etichetta &#8220;Indipendentisti&#8221; non si offre alcun dato relativo a tale ambito politico ma si dà conto del numero&#8230; di case unifamiliari. Carino, come scherzo, ma forse il tema meritava qualche approfondimento (l&#8217;indipendentismo, non le case unifamiliari).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Parzialmente deludente l&#8217;articolo di Ferdinando Cotugno sulla questione della aggressione colonialista e speculativa in materia di produzione energetica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il pezzo è emblematico, proprio perché cerca di essere obiettivo. Si incarta laddove vede contraddizioni anziché distinzioni essenziali, laddove crede di spiegare dinamiche complesse usando categorie semplicistiche. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si veda la presentazione della figura e delle posizioni di Maurizio Onnis, liquidate un po&#8217; frettolosamente. O l&#8217;asserzione &#8211; che nell&#8217;ambiente delle mobilitazioni popolari e dei comitati può lasciare come minimo interdetti &#8211; secondo cui Alessandra Todde sarebbe su posizioni di contrasto ai progetti governativi relativi alla produzione di energia da fonti rinnovabili nell&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È fuorviante anche l&#8217;eccessivo spazio dedicato all&#8217;impatto dell&#8217;editore Sergio Zuncheddu su tutta la vertenza. Impatto che c&#8217;è stato, con evidenti tentativi di strumentalizzazione, ma che non ha mai conquistato alcuna centralità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le conclusioni dell&#8217;articolo sono apprezzabili e in qualche modo viene fatta emergere, sia pure con qualche fraintendimento (non c&#8217;entrano nulla l&#8217;orgoglio, l&#8217;identità e altri elementi stereotipati), la vera natura del movimento che si oppone all&#8217;aggressione neocoloniale in corso. Ossia il problema di chi-decide-per-chi-e-perché e la riduzione della Sardegna a &#8220;area di sacrificio&#8221; a vantaggio dell&#8217;Italia (settentrionale), senza alcun vantaggio per l&#8217;economia e la popolazione locali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Offrono un risultato migliore, più chiaro e coerente, gli articoli di Cristina Nadotti sul turismo e quello di Stefania Divertito sulle servitù militari. In entrambi i casi non solo si dà conto del problema affrontato, nei suoi vari risvolti, ma si dà anche voce a persone diverse dal solito giro di &#8220;opinionisti sardi&#8221;, che va per la maggiore nei media italiani.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ne cito alcun3, che conosco personalmente e con cui condivido parti significative del mio attivismo culturale: Andria Pili, Roberta Olianas, Federica Marrocu.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Andria Pili è chiamato in causa per via del suo saggio <em>Per una critica decoloniale del turismo in Sardegna</em>, facente parte della collettanea del gruppo di studio <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Filosofia de Logu</a>, uscita per Meltemi nel 2024 col titolo <em><a href="https://www.meltemieditore.it/catalogo/logu-e-logos/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Logu e Logos. Questione sarda e discorso decoloniale (a cura di Gianpaolo Cherchi e Federica Pau)</a></em>. Fa un po&#8217; specie che Filosofia de Logu e i suoi due libri non siano menzionati. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Roberta Olianas e Federica Marrocu hanno voce in quanto attiviste culturali che da anni si dedicano a decostruire narrazioni stereotipate o del tutto false sulla Sardegna e a fornire una visione critica, ma onesta, documentata e ponderata, sia sulla questione dell&#8217;occupazione militare di una porzione enorme di territorio sardo (con tutte le conseguenze drammatiche che ne discendono) sia sulla questione &#8220;turismo&#8221; e luoghi comuni annessi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Devo dire, con un certo dispiacere ma non proprio con sorpresa, che gli articoli più deboli, meno perspicui, più reticenti e in certi casi più fuorvianti alla fine sono quelli degli autori e dell&#8217;autrice nativi dell&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In particolare ho trovato fuori fuoco il pezzo di Marcello Fois, tutto incentrato sulle responsabilità della popolazione isolana a proposito di equivoci identitari e stereotipi. Fois attribuisce ai sardi (in generale) le forme di auto-rappresentazione folkloristica, da &#8220;turisti di se stessi&#8221;, come tratto degenerato di una sorta di complesso di inferiorità, pieno di auto-commiserazione e auto-assolvimento, funzionale &#8211; sembrerebbe &#8211; a non doversi fare carico in modo efficace dei tanti problemi storici della Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Devo segnalare qualche clamoroso strafalcione. Uno storico: &#8220;l&#8217;annessione al regno piemontese&#8221;, mai avvenuta, anche perché non è mai esistito nella storia un &#8220;regno piemontese&#8221;. Un altro socio-antropologico: sostenere che alle persone sarde piace guardare i balli tradizionali sul palco, ma non ballare esse stesse, è una topica clamorosa, e basterebbe frequentare qualsiasi occasione di festa in Sardegna &#8211; grande o piccola, privata o pubblica &#8211; per saperlo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, alla fine gli stereotipi e le fissazioni identitarie sono quelle espresse nell&#8217;articolo di Marcello Fois, che ribalta il rapporto di causa-effetto e mostra poca dimestichezza con gli studi post e de-coloniali (specie quelli che finalmente riguardano proprio la nostra isola). Ed è un peccato, dato che la sua è ancora una voce piuttosto ascoltata oltre Tirreno sulle cose sarde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Altro pezzo deludente è quello di Paola Soriga sulla questione linguistica. Non viene affatto affrontato il nodo storico dell&#8217;imposizione dell&#8217;italiano in Sardegna, con le sue conseguenze sociali e politiche, oltre che culturali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Viene respinta la necessità della standardizzazione grafica del sardo, equivocando tra uniformazione delle regole ortografiche e imposizione lessicale (mai promossa da nessuno), per altro senza argomentare tale posizione. Viene poi ignorato tutto il dibattito sulla questione linguistica di questi ultimi anni, così come l&#8217;enorme lavoro di diffusione del sardo sui media contemporanei.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Citare Gramsci e Cicitu Masala o intervistare la linguista Cristina Lavinio non basta a restituire un risultato accettabile, al passo con la realtà attuale, in quest&#8217;ambito così delicato e così rilevante a livello socio-culturale e politico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche l&#8217;articolo di Nicola Muscas sui festival, e sui festival letterari in particolare, rimane in superficie di un fenomeno pure notevole, che andrebbe indagato meglio e con le debite distinzioni. Ma è un testo più narrativo, dal taglio ironico ed esplicitamente soggettivo, quindi può andare bene così.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Costantino Cossu e Francesco Abate, a loro volta, si concentrano su due questioni concrete, una di indole storica più complessa (lo spopolamento e l&#8217;invecchiamento demografico) e una di natura socio-sanitaria (la questione della necessità di sangue per trasfusioni in una terra in cui è geneticamente diffusa la microcitemia).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel primo caso, oltre a dar conto del fenomeno nella sua drammaticità, avrei forse approfondito un attimo gli aspetti storici e politici, onde evitare che il fenomeno sembri una sorta di maledizione congenita nell&#8217;esotica razza sarda. Ma tant&#8217;è.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel complesso, in tutto il numero, a tratti emerge ancora una volta la difficoltà a inserire qualsiasi narrazione sull&#8217;isola dentro cornici interpretative italiane. Anche quando c&#8217;è la buona volontà (e in questo caso c&#8217;è).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Resta sempre un rimosso, qualche nodo non sciolto. Lo stesso equivoco di considerare come testimoni attendibili dell&#8217;isola i personaggi sardi conosciuti in Italia comporta la perdita di punti di vista e di prospettive invece decisivi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La bibliografia consigliata, ad esempio, è piuttosto lacunosa e anche abbastanza orientata, decisamente poco rappresentativa. Anzi, in qualche caso fonte di conferma di stereotipi e cornici interpretative parziali. Meglio la filmografia e anche i consigli musicali di Iosonouncane (bravissimo lui stesso, per altro).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Recensire questo numero di The Passenger proprio in concomitanza con la morte di una grande voce sarda come Bachisio Bandinu mi pare una circostanza che amplifica le dissonanze e fa emergere i limiti di qualsiasi discorso italiano sulla Sardegna, laddove non faccia emergere senza reticenze la sua complessità storica e la sua alterità insopprimibile. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Escludere, tra le opere decisive per capire l&#8217;isola, i suoi libri e le sue riflessioni, così come quelle di altri intellettuali non organici agli apparati di potere e di consenso dominanti (penso a un Antoni Simon Mossa, a un Placido Cherchi o, al giorno d&#8217;oggi, a un Alessandro Mongili e anche &#8211; perché no? &#8211; a un <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/08/23/libri-intellettuali-organici-e-subalternita-il-caso-dr-drer/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Michele Atzori</a>) inficia ogni pretesa di esaustività e di profondità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure, rispetto alla quasi totalità di esperimenti analoghi, questo numero di The Passenger rimane una delle cose migliori uscite in Italia da&#8230; sempre, riguardo alla Sardegna. Il consiglio è dunque di leggerlo e di rifletterci su, soprattutto per i tratti che chiamano in causa, anche in termini problematici, la nostra consapevolezza e il nostro senso di responsabilità civile e politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Chistione linguìstica e standardizatzione: rennoare sa dibata, chircare solutziones</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2025/09/04/chistione-linguistica-e-standardizatzione-rennoare-sa-dibata-chircare-solutziones/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 12:35:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Alessandro Mongili]]></category>
		<category><![CDATA[egemonia culturale]]></category>
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		<category><![CDATA[Mauro Piredda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Unas cantas paràulas a pitzu de sa chistione linguìstica e de su problema de sa standardizatzione de su sardu, a pustis de una paja de artìculos essidos de reghente. [Qualche parola sulla questione linguistica e sul problema della standardizzazione, facendo seguito a un paio di articoli recenti.] SARDU In su mese de trìulas/argiolas coladu, Mauru...</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="937" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-700x937.jpg" alt="" class="wp-image-6114" style="width:426px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-700x937.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-359x480.jpg 359w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-768x1028.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-1147x1536.jpg 1147w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-1530x2048.jpg 1530w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-640x857.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-800x1071.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1.jpg 1936w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Unas cantas paràulas a pitzu de sa chistione linguìstica e de su problema de sa standardizatzione de su sardu, a pustis de una paja de artìculos essidos de reghente.</em></h3>



<h3 class="wp-block-heading">[<em>Qualche parola sulla questione linguistica e sul problema della standardizzazione, facendo seguito a un paio di articoli recenti.</em>]</h3>



<p class="has-text-align-center has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>SARDU</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In su mese de trìulas/argiolas coladu, Mauru Piredda, in <a href="https://www.nemesismagazine.it/editoriale-sa-limba-sarda-comuna-ventanni-dopo-criticita-e-futuro-per-uno-standard-del-sardo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >un’artìculu suo</a>, at pesadu torra sa dibata a pitzu de sa standardizatzione de sa limba sarda. Una dibata, toca de lu nàrrere, pagu istimada e pagu travigada fintzas in is ambientes interessados a sa chistione. Custu fatu diat merèssere unu arresonu a contu suo, ma pro como lu lassamus a una banda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mauru Piredda bogat a campu su tema de sa standardizatzione comente a unu consuntivu a pustis de bint’annos de esistèntzia de sa LSC (Limba Sarda Comuna, essida dae is ufìtzios regionales in su 2006), ma tocat fintzas chistiones prus mannas. Cùmbido totus a lu lèghere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">S’artìculu no at àpidu s’atentu chi li deghet. At dadu atentu a su tema, pro su chi apo bidu in sa retza, petzi Lisandru Mongile (it. Alessandro Mongili), chi in custas chidas at fatu fintzas un’ispètzia de esperimentu, iscriende unos cantos artìculos in sardu pro S’Indipendente. E infines at iscritu <a href="https://www.sindipendente.com/2025/09/01/comente-iscries-in-sardu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >unu meledu</a> a pitzu de custu esperimentu etotu.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Bos cùmbido a lèghere fintzas is artìculos suos (non sceti pro sa parte chi pertocat sa chistione linguìstica).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Apo isetadu a iscrìere carchi cosa deo puru, cun s’isperàntzia chi àteras persones cumpetentes intrarent in sa dibata: no est sutzèssu. Tando, pro non fàere colare tropu tempus, mi atrivo a interbènnere, proande a annànghere carchi cosa a s’arresonu.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Naro deretu chi m’atzapo de acordu cun cosas medas de is chi at decraradu Mauru Piredda, mancari siant pagu populares e non siant intradas non sceti in su sensu comunu de sa maioria de sa populatzione sarda, ma nemancu in s’armamentàriu mentale de is persones interessadas a sa chistione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una est chi sa LSC, a s’imbesse de su chi narat gente meda, est istadu un’esperimentu bonu e chi at funtzionadu. S’impreu suo, pro chie at fatu sa proa, est fàtzile. Is règulas sunt cumprensìbiles e de apricu bastante còmodu. S’elastitzidade lessicale permitit una richesa espressiva prus manna e prus pagu localìstica de su chi permitint is variedades spetzìficas de su sardu. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insummas, no est pro more de difetos intrìnsecos suos, si sa LSC no at atzapadu un’impreu ladu e cumbintu in totue. Is propostas de emendamentu fatas dae Mauru Piredda sunt bonas e fundadas a subra de argumentos curretos. Chena bogare legitimidade a àteras propostas giai essidas a pìgiu in is annos colados.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un’àteru tretu de importu fundamentale de sa chistione est chi sa standardizatzione serbit a beru. No est una punna de pagos esaltados nen una forma de ostilidade contra a is variedades faeddadas de sa limba sarda e nemmancu una proa de fortza de una variedade contra a un’àtera. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ca – tocat de lu acrarare – no est beru chi in su sistema linguìsticu sardu esistint duas variantes ebbia, comente narat gente meda, mescamente cussa chi est contrària a sa standardizatzione: nde esistint deghinas. E, infines, comente narat Mauru Piredda in s’acabu de s’artìculu, a istitutzionalizare (a manera arbitrària etotu) duas formas linguìsticas de su sardu cheret nàrrere a nde fàere essire a campu duas limbas etotu. Est su chi calicunu cheret?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Duncas, so de acordu cun custos argumentos espressados dae Mauru Piredda. Però, a parrer meu, non sunt custos sos nodos, o su chiu, de sa chistione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lisandru Mongile in is interventos suos narat chi prus de nos dedicare a solutziones normativas, mancari bonas, ma caladas dae s’artu, pagu negossiadas e pagu cumpartzidas in antis de totu dae is sardu-faeddantes (e non sceti dae is “espertos”), diat èssere pretzisu afortziare e ismanniare s’impreu de su sardu in totus is livellos e in totus is giassos de comunicatzione. E tocat de nde ispèrdere finamentras su stigma feu chi li ant ghetadu a palas e totus is cumplessos chi faent cumplicada, in is cussèntzias de sa gente e duncas in su manìgiu fitianu, sa chistione linguìstica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Unu de is problemas prus mannos chi bido deo est chi sa gente de Sardigna non tenet sa cussèntzia chi su sardu est unu sistema linguìsticu unitàriu. Totus difendent sa natura sua de “limba”, contra a sa reduida a su status de dialetu; e, bellegai, in su matessi tempus, gente meda sighit a pretèndere chi is faeddadas sardas siant pagu intercumprensìbiles una cun s’àtera. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">B’at ignoràntzia meda, in contu de limba. E is peus argumentos los bogant a campu, belle semper, is sardu-faeddantes, is chi pensant de connòschere su sardu, ca lu faeddant in domo, chena l’àere istudiadu mai e chena si nch’èssere postos peruna dimanda de calesisiat forma a pitzu de sa chistione. Si non binchimus sa gherra contra a su campanilismu linguìsticu e contra a s’ignoràntzia mala chi nd’est a s’ispissu su fundamentu, nd’amus gana de peleare pro sa standardizatzione!</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Pro custu, si est beru, comente narat Lisandru Mongile, chi su talebanismu linguìsticu – chi siat gràficu o de àteras formas – est unu dannu mannu, però est beru etotu chi sa dibata a subra de sa chistione e is solutziones teòricas e prammàticas chi proponimus depent àere raighinas fortes in su stùdiu e in sa cumpetèntzia non sceti linguìstica in sensu astrintu, ma fintzas sòtziu-linguìstica, sòtziu-psicològica, istòrica e polìtica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">S’ativismu linguìsticu in is annos at fatu meda, ma at pigadu issu puru cuss’àndala avanguardista e unu pagu setària chi at debilitadu e infines mortu esperièntzias emantzipativas medas, in Sardigna, siat polìticas siat culturales. Custu puru est unu problema a su cale tocat de parare fronte, chene lu cuare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Annango un’àteru tretu de sa chistione. S’impreu cummertziale de su sardu, chi in custos annos est connoschende una crèschida non pitica, nos presentat un’àtera cara de su problema de sa standardizatzione. Nde apo esperièntzia dereta e professionale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Cando iscries testos pro sitos internet, o pro is etichetas de produtos vàrios (dae is birras a is materiales ediles, pro nàrrere), o pro campagnas de promotzione turìstica, o pro insignas e manifestos de eventos pùblicos, ecc. a chie ses faeddende? E – in custu casu sa dimanda at unu sensu – in cale sardu? E is innobatziones chi serbint a sa limba pro chi siat cunforme a is netzessidades comunicativas de oe sunt legìtimas o nono? E comente est mègius a las fàere?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">S’impreu cuncretu de sa limba, in is àmbitos de su traballu, de su cummèrtziu, de sa comunicatzione professionale, at bisòngiu de una forma de standardizatzione e in su matessi tempus depet èssere atzetadu e cumpartzidu dae chie nd’est su destinatàriu primu. No est unu tretu de sa chistione de paga importàntzia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Acabo custu meledu cun unu argumentu chi cunsìdero fundamentale, ma chi bortas medas abarrat cuadu o pagu esplitzidadu. Sa chistione linguìstica sarda no est unu fatu de amparu identitàriu o de natzionalismu. In àteros territòrios europeos e pro àteras populatziones fortzis custu est su fatore primàriu, ca a bortas non nde tenent prus fortes o non nde tenent àteros etotu. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardigna sa chistione est in antis de totu unu fatu de democratzia e de deretos umanos fundamentales. Ca sa limba sarda no est unu relitu istòricu nen una limba morta. Est unu fatore de importu de sa bida nostra, mancari gente meda, mescamente in su tzetu mèdiu istruidu (o “riflessivu”, comente narant is matessi chi nde sunt parte, comente chi is àteras componentes sotziales no imprearent su cherbeddu e non meledarent a pitzu de nudda) non de chèrgiat intèndere. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">S’intelledualidade sarda, in custu àmbitu, at fatu dannos mannos, in is duos sèculos ùrtimos, e <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/04/04/linevitabile-conflitto-tra-sardegna-e-italia-e-il-tradimento-dellintellighenzia-sarda/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sighit a nde fàere</a> (cun totus is etzetziones chi bi sunt semper). Nde depimus fàere contu, ca est fintzas, si no in antis de totu, unu problema de egemonia culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A dolu mannu nostru, dae sa polìtica regionale non podimus isperare de otènnere nudda. Nudda de bonu, nessi. E custu puru est unu problema chi non podimus ismentigare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A dispitu de totu custu e de is inimigos de sa chistione linguìstica, ma fintzas de chie lu diat bòlere reduire a unu fatu de podèriu personale e de clientelismu, su tema abarrat bivu e de importu mannu e est pretzisu a non lu lassare mòrrere sena peleare pro li dare unu èsitu bonu.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>ITALIANO</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel mese di luglio scorso, mauro Piredda, in un <a href="https://www.nemesismagazine.it/editoriale-sa-limba-sarda-comuna-ventanni-dopo-criticita-e-futuro-per-uno-standard-del-sardo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >suo articolo</a>, ha riesumato il dibattito sulla standardizzazione della lingua sarda. Un dibattito, va detto, poco amato e poco frequentato persino negli ambienti interessati alla questione. Questo fatto meriterebbe un discorso a parte, ma per il momento lo tralasciamo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mauro Piredda tratta il tema della standardizzazione sotto forma di consuntivo dopo un ventennio di esistenza della LSC (Limba Sarda Comuna, uscita dagli uffici regionali nel 2006), ma tocca anche questioni più generali. Invito tutt3 a leggerlo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’articolo non ha avuto l’attenzione che gli si confa. Gliene ha dato, per quello che ho potuto vedere in Rete, solo Alessandro Mongili, che, in queste settimane, ha svolto una sorta de esperimento, scrivendo alcuni articoli in sardo per S’Indipendente. E, in conclusione, ha scritto anche <a href="https://www.sindipendente.com/2025/09/01/comente-iscries-in-sardu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >una riflessione</a> proprio su questo esperimento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vi invito a leggere anche i suoi articoli (e non solo per quel che riguarda la questione linguistica).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ho aspettato a scrivere qualcosa io stesso, con la speranza che altre persone competenti entrassero nel dibattito: non è successo. Pertanto, senza far passare troppo tempo, prendo il coraggio a due mani e intervengo, provando ad aggiungere qualcosa al discorso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dico subito che sono d’accordo con molte cose tra quelle espresse da Mauro Piredda, benché siano poco popolari e non siano entrate non dico nel senso comune della maggioranza della popolazione sarda, ma nemmeno nell’armamentario mentale delle persone interessate alla questione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una è che la LSC, al contrario di quel che dicono molti, è stata un buon esperimento e ha funzionato. Il suo utilizzo, per chi ne abbia fatto la prova, è facile. Le regole sono comprensibili e di applicazione abbastanza comoda. L’elasticità lessicale permette una ricchezza espressiva più grande e meno localistica di quel che permettono le varianti specifiche del sardo. In definitiva, non è a causa di suoi difetti intrinseci se la LSC non ha trovato un uso largo e convinto dappertutto. Le proposte di emendamento fatte da Mauro Piredda sono buone e fondate su argomentazioni corrette. Questo, senza togliere legittimità ad altre proposte già emerse negli anni scorsi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un altro aspetto di rilevanza fondamentale della questione è che la standardizzazione serve sul serio. Non è lo scopo di pochi esaltati né una manifestazione di ostilità contro le varianti parlate della lingua sarda e nemmeno una prova di forza di una variante a discapito di un’altra. Perché – bisogna dirlo chiaro – non è vero che nel sistema linguistico sardo esistono solo due varianti, come sostengono in molti, specialmente chi è contrario alla standardizzazione: ne esistono decine.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Infine, come dice Mauro Piredda in conclusione del suo articolo, istituzionalizzare (in modo totalmente arbitrario) due forme linguistiche del sardo significa in definitiva, generare due lingue. Qualcuno desidera questo esito?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dunque sono d’accordo con questi argomenti esposti da Mauro Piredda. Tuttavia, secondo me, non sono questi i nodi, o il nòcciolo, della questione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alessandro Mongili nei suoi interventi sostiene che, più che dedicarci a soluzioni normative, per quanto buone ma pur sempre calate dall’alto, poco discusse e poco condivise prima di tutto dai sardo-parlanti (e non solo dagli “esperti”), sarebbe necessario rafforzare e allargare l’uso del sardo a tutti i livelli e in tutti gli spazi di comunicazione. E bisogna finalmente eliminare lo stigma negativo che al sardo è stato associato e tutti i complessi che rendono così complicata, nelle coscienze delle persone e nelle attività quotidiane, la questione linguistica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno dei maggiori problemi che individuo io è che la gente di Sardegna non ha la coscienza che il sardo è un sistema linguistico unitario. Tutte le persone difendono la sua natura di “lingua”, contrastando la sua riduzione allo status di dialetto; nonostante questo, allo stesso tempo, molte persone continuano a pretendere che le parlate sarde non siano tra di loro intercomprensibili. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C’è molta ignoranza, a proposito della lingua. I peggiori argomenti li esprimono, quasi sempre, i sardo-parlanti, chi pensa di conoscere il sardo perché lo parla a casa, senza averlo mai studiato e senza essersi posto alcuna domanda di qualunque tipo sulla questione. Se non vinciamo la guerra contro il campanilismo linguistico e contro la terribile ignoranza che ne è spesso la base, ha poco senso darsi da fare per la standardizzazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perciò, se è vero, come dice Alessandro Mongili, che il talebanesimo linguistico – grafico o di altro tipo – è un danno enorme, è però profondamente vero che il dibattito sulla questione e le soluzioni teoriche e pragmatiche che proponiamo devono avere salde radici nello studio e nella preparazione non solo linguistica in senso stretto ma anche socio-linguistica, socio-psicologica, storica e politica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’attivismo linguistico nel corso degli anni ha fatto molto, ma ha preso anch’esso quella postura avanguardista e vagamente settaria che ha debilitato e infine ucciso molte esperienze emancipative politiche e culturali, in Sardegna. Anche questo è un problema da affrontare, senza occultarlo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Aggiungo un altro aspetto della questione. L’uso commerciale del sardo, che in questi ani sta conoscendo una certa crescita, ci presenta un altro lato della questione. Ne ho esperienza diretta e professionale. Quando scrivi testi per siti internet, o per etichette di prodotti diversi (dalle birre ai materiali edili, tanto per dire), o per campagne di promozione turistica, o per locandine e manifesti di eventi pubblici, ecc. a chi ti stai rivolgendo? E – in questo caso la domanda ha senso – in quale sardo? E le innovazioni indispensabili alla lingua perché sia al passo con le necessità comunicative di oggi sono legittime o no? E com’è meglio applicarle?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’uso concreto della lingua nell’ambito del lavoro, del commercio, della comunicazione professionale, ha bisogno di una forma di standardizzazione e allo stesso tempo deve essere accettato e condiviso da chi ne sia il primo destinatario. Non è un aspetto poco importante della questione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chiudo questa riflessione con un argomento chi considero decisivo, ma che molte volte rimane celato o poco esplicitato. La questione linguistica sarda non è un fatto di tutela identitaria o di nazionalismo. In altri territori europei e per altre popolazioni probabilmente questo è un fattore primario, dato che a volte non ne hanno di più forti o non ne hanno altri affatto. In sardegna la questione è prima di tutto un fatto di democrazia e di diritti umani fondamentali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perché la lingua sarda non è un relitto storico né una lingua morta. È un fattore di rilievo nella nostra vita, benché molte persone, specialmente nel ceto medio istruito (o “riflessivo”, come dicono le spesse persone che ne fanno parte, come se le altre componenti sociali non usassero il cervello e non riflettessero su nulla) non ne voglia neanche sentire. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’intellettualità sarda, in questo ambito, ha fatto grandi danni, negli ultimi due secoli. E <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/04/04/linevitabile-conflitto-tra-sardegna-e-italia-e-il-tradimento-dellintellighenzia-sarda/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">continua a farne</a> (con le debite eccezioni che sempre ci sono). Dobbiamo tenerne conto, dato che è anche, se non principalmente, un problema di egemonia culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Purtroppo, dalla politica regionale non possiamo sperare di ottenere nulla. Nulla di buono, almeno. E anche questo è un problema da non trascurare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A dispetto di tutto questo e dei nemici della questione linguistica, ma anche di chi vorrebbe ridurla a un fatto di potere personale e di esercizio clientelare, il tema rimane vivo e di grande importanza ed è doveroso non lasciarlo perdere senza fare di tutto per dargli un esito positivo.</p>
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		<title>L&#8217;inevitabile conflitto tra Sardegna e Italia e il tradimento dell&#8217;intellighenzia sarda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 14:02:24 +0000</pubDate>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="497" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/image-1-700x497.jpg" alt="" class="wp-image-5983" style="width:604px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/image-1-700x497.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/image-1-640x454.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/image-1-768x545.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/image-1-800x568.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/image-1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading">C&#8217;è una verità di fondo, nel dibattito politico e culturale sardo, che è costantemente rimossa o trattata come un accidente momentaneo o un punto di vista parziale: il conflitto profondo e ineludibile tra la Sardegna e lo Stato italiano. Conflitto su più livelli, percepito epidermicamente da chiunque, ma mai analizzato compiutamente e tanto meno affrontato dalla nostra classe dirigente.</h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I sintomi e gli effetti di questo conflitto profondo sono molti. La cronaca quotidiana ce li mostra di continuo, ma le nostre reazioni sono troppo condizionate da pregiudizi, traumi culturali profondi e fraintendimenti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema assume connotati molto diversi e anche per questo è difficile da riconoscere. Per discuterne, partirei da pochi fatti recenti, provando a leggerli alla luce dell&#8217;assunto iniziale ed evidenziandone un tratto peculiare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Durante l&#8217;ultimo carnevale, è esplosa una discussione a tratti molto polemica <a href="https://www.unionesarda.it/news-sardegna/nuoro-provincia/carnevale-di-ovodda-duello-in-diretta-video-tra-pastore-con-cammello-rodolfo-e-animalista-mnumv4qh" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >a proposito di una sfilata in maschera</a> a Ovodda. Animalisti e difensori delle &#8220;tradizioni&#8221; si sono scontrati sui social, nel solito modo scomposto e sterile alimentato dai meccanismi di quei media. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;attivista animalista (così definito sui media) che aveva sollevato la questione, invocando addirittura l&#8217;intervento di prefetto e questore e appellandosi al Parlamento, ha avuto i suoi quindici minuti di visibilità e penso che il suo scopo lo abbia raggiunto. Le risposte che ha ricevuto non sono tutte condivisibili, ma anche questo fa parte del grande gioco dei social media: non possiamo farci nulla.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il dato più rilevante, tuttavia, almeno a mio avviso, è la subitanea reazione di molte persone sarde, pronte a prendere le distanze dalla &#8220;barbarie&#8221; ostentata nell&#8217;occasione carnascialesca barbaricina, sentendosi chiamate in causa nonché tenute a scusarsi per il solo fatto di essere appunto sarde. Perché? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ne dà conto, in modo sintetico ma esauriente, Sara Corona, in un suo <a href="https://www.italiachecambia.org/2025/04/colonialismo-vergogna-identita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >recente articolo</a>, a cui rimando. Anche lì il tema è lo sguardo esterno, del civile padrone &#8220;bianco&#8221;, interiorizzato dai subalterni. Specialmente dai gruppi sociali che intendono affrancarsi da tale condizione di inferiorità integrandosi nella cultura dominante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Più di recente, l&#8217;assalto armato a un portavalori in Toscana, attribuito a una banda di sardi, ha rinfocolato la discussione sul famoso &#8220;istinto predatorio&#8221; (cit.) della nostra balorda genia, questa volta manifestatosi oltre Tirreno, quindi tanto più esecrabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci ha marciato soprattutto la stampa sarda, in particolare il quotidiano La Nuova, che ha visto bene di rincarare la dose rilanciando il parere in merito (richiesto da chi?) dello scrittore Roberto Saviano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In un virgolettato sparato in prima pagina si poteva leggere la frase: &#8220;I sardi producono criminali, non mafia&#8221;. In un video esplicativo, postato su FB, lo stesso Saviano, in replica alle tante obiezioni ricevute, ribadisce che &#8220;la Sardegna gronda criminalità&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche in questo caso, al di là del merito della questione e del meccanismo infernale dei social, cavalcato dai media cosiddetti tradizionali (ormai questa distinzione è piuttosto obsoleta), rileva soprattutto la reazione del ceto medio istruito sardo, in particolare quello che si riconosce nella sinistra di matrice italiana e vota preferibilmente il centrosinistra.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sui social, nelle radio locali e in altri contesti comunicativi la preoccupazione di moltissime persone appartenenti a questo segmento sociale è stata di prendere le distanze dal volgo incolto, dagli &#8220;analfabeti funzionali&#8221; e dalle rivendicazioni identitarie annesse. Come a dire: noi non c&#8217;entriamo niente con la plebe sardignola ignorante e retriva, siamo gente emancipata e civile, siamo &#8220;cittadini del mondo&#8221;, ecc. ecc.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A commento della vicenda mi limito a richiamare ciò che ne ha scritto Andria Pili in un suo post su FB:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Ho già scritto che non sono d&#8217;accordo con chi si è &#8220;indignato&#8221; su Saviano, che ritengo ci sia stata una strumentalizzazione di una frase fuori contesto per clickbait e per rendita mediatica di politicanti mediocri sull&#8217;onda di una polemica creata di proposito. Dunque vorrei scrivere tre cose su quella che mi pare l&#8217;altra parte della medaglia. <br />1) La criminalità in Sardegna è tema troppo serio per essere lasciato all&#8217;autorità di un narratore che lo conosce in termini superficiali, assemblando inchieste, rapporti di magistrati, luoghi comuni, con una prospettiva moralista, legalitaria, culturalista. Ci sono studios* e giornalist* valid* su questo argomento: leggiamoli. Sono meglio di uno scrittore assunto a oracolo. E chi se ne frega se un procuratore generale ha detto che &#8220;la Sardegna gronda crimine&#8221;, un suo collega aveva parlato di &#8220;mentalità predatoria barbaricina&#8221;, sono frasi del c*zzo che non aiutano a capire e distorcono la percezione alimentando stereotipi. Se lo citi come fonte principale per spiegare la tua &#8220;analisi&#8221; mi pare che ci sia un problema evidente. <br />2) La criminalità in Sardegna è stata spesso trattata veicolando una narrazione che ha stigmatizzato intere comunità. Non si può non tenere conto di questo e pensare che la suscettibilità sia prodotta solo o principalmente da ignoranza, analfabetismo funzionale, malinteso orgoglio, &#8220;vittimismo&#8221;, &#8220;permalosità&#8221; o addirittura &#8220;omertà nazionalistica&#8221; (?). Occorre pesare ogni frase e prestare attenzione particolare nel trattare certi temi che riguardano determinate comunità, specie se si è esterni a esse. Saviano nella sua &#8220;risposta&#8221; non è sembrato consapevole di questo, malgrado lui stesso nel video dice che sta semplificando. <br />3) Le reazioni vanno comprese senza sminuire le persone comuni per mostrarci come più intelligenti e &#8220;studiati&#8221; o &#8220;aperti al mondo&#8221; perché riteniamo rilevante che un intellettuale italiano si occupi della Sardegna, senza discutere criticamente su come lo fa e senza tenere conto della posizione in cui si trova.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sempre di qualche giorno fa è un&#8217;altra discussione alquanto animata relativa alla recente <a href="https://www.raiplay.it/video/2025/03/Rinnovabili-indietro-tutta---PresaDiretta---Puntata-del-23032025-d5d0bd6a-f3a5-46eb-8c47-52b85a3d1cff.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >trasmissione RAI <em>Presa diretta</em>, del 23 marzo 2025</a>, dedicata alla questione della transizione energetica in Sardegna. Il servizio giornalistico in effetti è stato alquanto tendenzioso, orientato, decisamente poco aderente alla realtà dei fatti e alla complessità del dibattito e dello scontro politico in atto nell&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di nuovo, delle discussioni che ne sono seguite sottolineo la quantità notevole degli interventi favorevoli alla trasmissione, proveniente da una fetta consistente di commentatori appartenenti al ceto medio istruito. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da un lato, dunque, tantissime persone, di diversa estrazione, che si interessano alla questione a vario titolo, soprattutto partecipando alla mobilitazione contro la speculazione energetica in corso; dall&#8217;altro, questo particolare gruppo sociale perennemente a disagio con la propria appartenenza scissa, i sardi-ma-anche-italiani, inclini a dar credito agli stereotipi più degradanti, da cui intendono affrancarsi, propensi a riconoscersi in tutto e per tutto nel contesto culturale e politico italiano, considerato come salvifico, rispetto alla gabbia della &#8220;identità sarda&#8221; (così come da loro percepita).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La resistenza popolare contro la speculazione energetica viene etichettata come retriva, ignorante, condizionata da interessi opachi. Manifestazione di quell&#8217;arretratezza che nessun generoso tentativo di modernizzazione (parola chiave) è ancora riuscito a sconfiggere. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ulteriore circostanza, sempre di questi giorni, diversa ma in realtà meno distante di quanto appaia, è la pronuncia delle autorità di sicurezza pubblica della Toscana sulla partita di calcio Empoli &#8211; Cagliari, in programma domenica 6 aprile. È stata vietata la vendita di biglietti a chi sia residente in Sardegna per scongiurare l&#8217;arrivo, previsto e già organizzato, di centinaia di tifosi dall&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le motivazioni della misura restrittiva sono oscure, dato che non sono state specificate nell&#8217;ordinanza e non esiste una casistica di precedenti tali da far temere pericoli per l&#8217;ordine pubblico. Qualche osservatore ha evocato una connessione con l&#8217;assalto ai portavalori dei giorni scorsi, ma sarebbe una motivazione a dir poco assurda, con venature di razzismo nemmeno troppo labili. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In effetti, la maggior parte delle reazioni, non ultima quella della stessa società Cagliari calcio, ha sollevato la questione della possibile discriminazione territoriale. Sui social è un festival, come ci si può immaginare. (La notizia dell&#8217;ultim&#8217;ora è che il ricorso del Cagliari calcio contro l&#8217;ordinanza, evidentemente immotivata, è stato accolto.)</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono tutti casi in cui emerge una sorta di attrito culturale, le cui cause profonde restano sempre nascoste, di difficile lettura.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un tratto decisivo della questione è quello linguistico (di cui ho parlato, ultimamente, <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/02/27/il-tabu-politico-della-questione-linguistica-sarda/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>). La spaccatura sociale generata dall&#8217;imposizione dell&#8217;italiano come lingua dell&#8217;istruzione e delle istituzioni &#8211; fin dai tempi del ministro Bogino, ma poi in modo molto più efficiente con fascismo e ancora di più nel secondo dopo guerra &#8211; ha avuto effetti laceranti profondi e duraturi, nella collettività umana della Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno dei più evidenti è la separatezza quasi di natura antropologica, denotata da dosi variabili ma sempre presenti di ostilità e quasi repulsione, tra i gruppi sociali che appunto potremmo definire &#8220;ceto medio istruito&#8221; urbanizzato &#8211; dipendenti pubblici, insegnanti, una parte cospicua delle professioni liberali e dei ruoli accademici, ecc. &#8211; e il resto della popolazione sarda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La spaccatura linguistica molto rapidamente si è espansa e cristallizzata in una frattura sociale e culturale difficile da ricomporre, trasversale alla composizione anagrafica e alle varie comunità locali. Con eccezioni, sia chiaro, ma complessivamente piuttosto diffusa e sedimentata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;auto-rappresentazione di questo composito gruppo sociale è complicata da un&#8217;appartenenza doppia quasi sempre sofferta. Se bisogna scegliere, tuttavia, la scelta propende prevalentemente per l&#8217;appartenenza italiana. Il che stride con le sporadiche rilevazioni demoscopiche secondo cui le persone sarde, perlopiù, si identificano prima di tutto come sarde e a volte, e non in numero esiguo, *esclusivamente* come sarde, magari in accoppiata con una più generale appartenenza europea.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La categoria di soggetti di cui sopra è dunque una minoranza, nell&#8217;isola. Non inconsistente, ma sovraesposta e sovrarappresentata nei ruoli e nei contesti in cui si producono decisioni politiche e si esercita una certa forza persuasiva: scuola, università, mass media &#8220;tradizionali&#8221;, funzionariato pubblico. E, naturalmente, politica. La politica *istituzionale*, quella del Palazzo, garantita da metodi di selezione orientati alla fedeltà e alla subalternità e da normative elettorali estremamente restrittive.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È anche la compagine che si assume il ruolo di intermediazione tra la Sardegna e l&#8217;esterno, soprattutto l&#8217;Italia (nei vari significati che &#8220;Italia&#8221; assume). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La separatezza ricercata rispetto alla propria collettività di partenza ha fatto sì che i gruppi dirigenti sardi, da due secoli, abbiano sistematicamente tradito, con poche eccezioni, tutti i momenti e tutte le forme di mobilitazione popolare, di protesta, di ribellione. Contribuendo a screditarne le ragioni e gli obiettivi, partecipando alla repressione, giustificando le narrative che rinchiudevano la collettività sarda nel recinto degli stereotipi razziali degradanti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questa scelta di campo, dovuta a estrazione sociale, a educazione, ad ambizioni personali, rende difficile o del tutto impossibile affrontare lucidamente e con onestà intellettuale la questione sarda. Soprattutto nel suo nucleo fondamentale, ossia l&#8217;ineludibile conflitto tra la Sardegna e l&#8217;Italia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un conflitto che si tende a rimuovere dal dibattito, ma che ha ragioni storiche e culturali profonde e si è articolato, in questi due secoli, in varie forme di subordinazione coloniale, di marginalizzazione culturale, di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ingiustizia_epistemica" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >violenza epistemica</a>. Lo vediamo all&#8217;opera costantemente ancora oggi, dal livello banale delle discussioni sui social, all&#8217;approccio delle autorità di sicurezza e della magistratura, fino alle scelte strategiche dei governi italiani.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Fa specie, in questi giorni, la richiesta di sostegno alla presidente Todde nei suoi vari conflitti con lo Stato centrale e col governo, dovuti alle scelte legislative della sua maggioranza (sbagliate fin dall&#8217;inizio, come a suo tempo ampiamente segnalato da più parti) e al caso della richiesta di decadenza per inadempimenti gravi in campagna elettorale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non si capisce chi dovrebbe prendere parte a questa partita, che ha ragioni specifiche e contingenti, né perché. La &#8220;difesa dell&#8217;autonomia sarda&#8221; non può essere un espediente di comodo da usare a convenienza. Gli appelli al conflitto con lo Stato centrale sarebbero più credibili se discendessero da posizioni politiche solide e coerenti. Condizione che manca totalmente, in questo caso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come ha osservato qualcuno (non ricordo chi, forse più di una persona), la maggioranza che oggi governa la Sardegna ha solo due strade davanti: cedere alla volontà degli organi dello Stato, quand&#8217;anche tale volontà risultasse deleteria per l&#8217;isola, oppure intraprendere la via del conflitto vero, assumendosene la responsabilità e le conseguenze. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel secondo caso, probabilmente riuscirebbe a convincere e a portare dalla propria parte una buona fetta di cittadinanza, se emergesse una sincera volontà politica e prevalesse finalmente una prospettiva democratica ed emancipativa. Ma mi sembra un&#8217;eventualità poco probabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il &#8220;tradimento dei chierici&#8221; &#8211; ossia lo schierarsi *contro* i sardi della nostra intellettualità accademica, degli intellettuali organici al sistema di potere e degli operatori culturali incardinati nel mainstream mediatico, oggi perlopiù sostenitori della giunta Todde &#8211; è un fattore ormai strutturale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo si può riconoscere nell&#8217;indifferenza o nell&#8217;aperta ostilità (spesso tradottasi in una sorta di congiura del silenzio) verso la produzione culturale popolare e verso quella intellettuale non subalterna. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un problema di notevole portata, che prima di tutto andrebbe riconosciuto come tale e poi discusso apertamente. Certo, chi detiene anche una piccola porzione di potere culturale e politico in Sardegna ha anche la possibilità di sottrarsi al confronto pubblico. Nondimeno, vale la pena sollevare la questione e tenerla sempre presente, quando si discute di eventi di cronaca, associandoli a ragionamenti più o meno pertinenti sulla nostra (presunta) identità, e dei tanti problemi generali ancora irrisolti che ci affliggono.</p>
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		<title>Il tabù politico della questione linguistica sarda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 18:25:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Benché sia sempre esclusa dall&#8217;agenda politica nostrana, la questione linguistica è una presenza ingombrante, che sprigiona effetti a vario livello e ad ampio spettro. È proprio la sua natura politica a disturbare il sistema di potere tributario e coloniale sardo, a farne un tema tabù, perché chiama in causa i rapporti sociali e la relazione...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il tabù politico della questione linguistica sarda' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/02/27/il-tabu-politico-della-questione-linguistica-sarda/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3 class="wp-block-heading"><em>Benché sia sempre esclusa dall&#8217;agenda politica nostrana, la questione linguistica è una presenza ingombrante, che sprigiona effetti a vario livello e ad ampio spettro. È proprio la sua natura politica a disturbare il sistema di potere tributario e coloniale sardo, a farne un tema tabù, perché chiama in causa i rapporti sociali e la relazione con lo Stato italiano.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando si parla di lingua, si parla di politica, diceva Gramsci. Lo diceva a ragion veduta. Non era una tesi astratta: ne aveva sperimentato la cruda consistenza reale nella sua stessa vita di ragazzo di <em>bidda</em> trapiantato prima a Cagliari, poi a Torino.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Negli studi culturali, postcoloniali e in quelli sulla subalternità il ruolo spettante alle lingue minoritarie e/o minorizzate è sempre rilevante. In Sardegna invece la questione linguistica è sempre stata ridotta o a mero studio glottologico e filologico, con rare escursioni accademiche in campo letterario, oppure stigmatizzata come tematica identitaria, un po&#8217; da fissati, con connotazioni retrograde se non reazionarie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La scuola italiana, il sistema mediatico e anche la chiesa hanno prodotto in quest&#8217;ambito un vulnus profondissimo, fornendo al contempo una serie di motivazioni e di costrutti retorici di comodo per renderlo meno doloroso. Ma non meno dannoso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La politica, come dicevo, preferisce ignorare la questione. Troppo problematica e pericolosa. Quando se n&#8217;è occupata, sono emerse le contraddizioni di un apparato istituzionale nominalmente orientato ad articolare concretamente i precetti dell&#8217;autonomia speciale, ma in realtà finalizzato a mantenere con ogni mezzo necessario lo status quo di dipendenza e subalternità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa selezione della classe politica, a sua volta legata ai ceti dominanti isolani, si fonda sul rinnegamento dell&#8217;appartenenza sarda (mascherato tramite la retorica stantia dell&#8217;orgoglio sardo, variamente declinato). Il fondamento dell&#8217;agire politico di chi voglia fare carriera nel Palazzo, magari finendo in gloria a scaldare qualche banco nel Parlamento a Roma, è mettere gli interessi e le questioni generali dell&#8217;isola in secondo piano rispetto ai dettami delle leadership oltremarine di riferimento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è un fenomeno di oggi. Oggi stride di più, per certi versi, perché ci pare più scontato che abbiamo maturato consapevolezze in passato meno diffuse. Ma non è così. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La radice di questa subalternità culturale va trovata indietro nel tempo. Ma non tantissimo. Non parliamo della protostoria nuragica, del medioevo o dell&#8217;epoca del Regno di Sardegna spagnolo, bensì della seconda metà del Settecento. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La questione linguistica sarda contemporanea nasce come conseguenza delle riforme del ministro Bogino (in carica tra 1759 e 1773). La sua politica di italianizzazione dell&#8217;istruzione, dell&#8217;università e dei ruoli pubblici del regno sardo, pensata come energico contrasto all&#8217;eredità culturale spagnola, ebbe esiti di lunga durata, resi ancora più pesanti e per molti versi drammatici con l&#8217;unificazione italiana e la riduzione della Sardegna a porzione marginale e periferica del nuovo stato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La portata di quel momento di passaggio culturale è stata molto sottovalutata o è stata del tutto incompresa dalla storiografia sarda, anche nei migliori casi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In proposito, così scriveva, nel 1984, Girolamo Sotgiu, nel suo <em>Storia della Sardegna sabauda</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Porre la questione – come da taluni oggi viene posta – che i piemontesi (come poi gli “italiani”) hanno privato i sardi della loro lingua significa non cogliere gli aspetti più profondi dell’intera operazione politica che fu allora compiuta.<br />Quel che si voleva era ben altra cosa: imporre a una classe dirigente che parlava, scriveva e pensava in spagnolo di pensare, parlare e scrivere in italiano. Il che poi voleva dire imporre alla classe dirigente sarda di sposare la politica della classe dirigente piemontese, muoversi all’unisono con essa, per la difesa di interessi che potevano anche non essere coincidenti con quelli delle popolazioni delle quali era espressione. La stragrande maggioranza degli abitanti dell’isola rimase del tutto estranea a queste innovazioni e continuò a parlare il sardo, come in parte fa anche oggi.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A Sotgiu non sfuggivano il senso politico e gli effetti sociali della questione. Tuttavia non ne comprendeva la portata, riducendo il problema a una rivendicazione ideologica, identitaria o indipendentista (erano gli anni del &#8220;vento sardista&#8221;, quelli in cui redigeva quest&#8217;opera fondamentale), quindi da respingere a priori.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Invece il nodo problematico è precisamente quello da lui individuato: l&#8217;italianizzazione generò un legame profondo tra i ceti dirigenti sardi e i ceti dirigenti prima piemontesi poi italiani, provocando una frattura che da linguistica diventava automaticamente sociale e dunque politica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando osserviamo, magari stupefatti, l&#8217;ottusa pedanteria con cui la nostra classe politica si conforma alle dinamiche, alle priorità e anche ai vezzi e alle pose della politica italiana, dobbiamo tenere presente questo fenomeno profondo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stigma che da diverse generazioni accompagna la lingua sarda non è casuale. È invece l&#8217;inevitabile rovescio della medaglia di questa assimilazione culturale verso l&#8217;esterno dei nostri gruppi dirigenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se vuoi emanciparti e uscire dalla tua condizione subalterna, barbarica, oscura, devi abbandonare la lingua della tua terra e tutto ciò che sa di popolare, di autoctono. Tutta roba che va relegata nell&#8217;ambito del folklore, del pittoresco, del tradizionale. Nulla che possa tornare utile nel mondo &#8220;moderno&#8221;, nel nostro oggi, nella relazione con l&#8217;altro da noi. Nulla che ti conferisca &#8220;potere&#8221; (accademico, politico, mediatico).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sardità popolare, a cominciare dalla lingua, è un retaggio di cui liberarci e, nel caso non lo facessimo, di cui vergognarci. Ancora oggi una buona parte dell&#8217;umorismo sardo si basa sull&#8217;auto-scherno, sul mettere alla berlina la lingua sarda, i modi di parlare e di socializzare diversi da quelli promossi dai modelli dominanti (italiani e in italiano, dunque civili).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono tutte questioni ampiamente affrontate dall&#8217;intellettualità sarda non subalterna, perlopiù estranea alle istituzioni culturali e al discorso pubblico egemonico. Da Cicitu Masala, a Placido Cherchi, passando da Mialinu Pira, fino a Bachis Bandinu (per citarne solo alcuni ben noti), esiste un corpus di riflessioni ormai ricco e consolidato su questo tema. Eppure, la questione rimane aperta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nei giorni scorsi ha fatto discutere un breve video, postato su Facebook da un comico (o aspirante tale) sardo, tale Daniele Cabras (non ve lo linko, abbiate pazienza). Un ragazzo parla con una ragazza dall&#8217;aspetto piacente e si domanda (e le domanda) come mai sia ancora single. Lei risponde con un rutto e poi in sardo (evidentemente le due cose sono legate), con postura volgare: &#8220;<em>Ita catzu ndi sciu? Ita seu, indovinu?</em>&#8220;</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I commenti sotto il post sono di grande apprezzamento, a volte di puro spasso. In altri giri, politicamente più sensibilizzati, le reazioni sono state di segno molto diverso. In generale, è tutto passato abbastanza in cavalleria.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alessandro Mongili, sempre su Facebook, ne scrive così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Daniele Cabras, è un comico sardo che ha avuto successo. Ridere fa bene, ma non è anodino. Dipende se si ride del potere, o se si ride dei poveri, o degli emarginati. Sono infatti due cose diverse. In un caso si fa satira, nell&#8217;altro si deride. <br />Noi sardi ridiamo spesso di noi stessi, ma purtroppo non sempre in modo intelligente: talvolta, usiamo gli stereotipi negativi che hanno storicamente forgiato per dominarci, e ci sminuiamo da soli.<br />Daniele Cabras l&#8217;ha fatto, ha esplicitato uno degli stereotipi peggiori su di noi. Parlare sardo è &#8220;grezzo&#8221;. Grazie a questo stereotipo, intimamente classista e pure razzista, parlare una lingua significa avere qualità negative. Ma ovviamente non esiste nessuna relazione fra le due cose. Moltissimi anglofoni sono autentici abbruttiti, centomila volte più di un pastore sardo. Parlare sardo se si è donne è estremamente &#8220;grezzo&#8221;. Impossibile trovare un fidanzato se si parla in sardo, suggerisce Cabras (e se si rutta, perché nella tremenda gag di Cabras sono classificati come due cose dello stesso genere). Si perde ogni capacità seduttiva perché si parla sardo. In questo brevissimo video, Cabras ci gioca, ma soprattutto lo dà per scontato. Infatti, purtroppo, è scontato per la maggioranza delle sarde, e dei sardi, terrorizzate dall&#8217;idea di passare per &#8220;grezze&#8221;, per i loro genitori. Così si affossa la nostra lingua in modo molto più efficace che vietandola nelle scuole. Se non ci fosse diffuso questo pregiudizio, il sardo sarebbe sopravvissuto anche senza essere insegnato a scuola. Siamo troppo docili, noi sardi, con chi ci vuole umiliare, collaboriamo, ci mettiamo una maschera, facciamo corsi di dizione, ridiamo di chi parla la nostra lingua.<br />Altri comici, ultimamente (per fortuna) iniziano a ridere di queste maschere grottesche di donne (e uomini) che fanno corsi di dizione, di chi spende tempo e energie per indossare maschere di italianità forzosa, pensando così di essere seduttivi, migliori. E invece sono più superficiali, come questa tremenda gag di Cabras.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inutile dire che sono d&#8217;accordo con Alessandro Mongili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sempre nell&#8217;ultimo periodo, in seguito alla partecipazione al festival di Sanremo, l&#8217;attrice e conduttrice Geppi Cicciari (di Macomer) ha ricevuto commenti sprezzanti sui suoi profili social a causa della sua cadenza sarda. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da notare che Geppi Cucciari non ha mai fatto alcuna rivendicazione identitaria e anzi, quando ne ha avuto occasione (come nel corso di <a href="https://www.unionesarda.it/multimedia/geppi-cucciari-a-sanremo-il-siparietto-sulla-domanda-in-sardo-non-siamo-a-videolina-erdi3vgr" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >una conferenza stampa proprio al festival di Sanremo</a>), ha a sua volta glissato sulla faccenda, con un&#8217;argomentazione alquanto sciocca.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciò non è bastato a salvarla dallo stigma. L&#8217;accento sardo è brutto, è grezzo. Non come gli accenti italici (il romanesco, onnipresente, il napoletano &#8211; bellissimo, per quanto mi riguarda -, il milanese, l&#8217;emiliano o il romagnolo, i vari toscani, ecc.). Lo stesso siciliano, per varie ragioni, ha uno status decisamente più elevato dell&#8217;accento sardo (e della lingua sarda, chiaramente).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per la maggior parte delle persone sarde questo non solo non è un problema, ma è addirittura del tutto giustificato. La nostra classe politica e la nostra intellighenzia accademica hanno dunque gioco facile a tralasciare la questione linguistica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sgravandosi da tale incombenza, è meno complicato affrontare &#8211; malamente, come sempre, a dispetto dell&#8217;alternanza tra centrodestra e centrosinistra &#8211; tutte le altre questioni, economiche, infrastrutturali, demografiche, ecc. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna dopo tutto è solo una porzione periferica e depressa dell&#8217;Italia. E la colpa della sua condizione è di chi la abita, della sua arretratezza, della sua ignoranza, della sua poca adesione ai canoni della modernità. L&#8217;ostinazione a voler usare il sardo ne è la riprova. Due secoli e mezzo di italianizzazione non ci hanno salvato da noi stessi, insomma. Peggio per noi. </p>
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		<title>Questione linguistica sarda e standardizzazione: modelli altrui e spunti di riflessione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 13:53:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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		<category><![CDATA[questione linguistica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il festival Fàulas, di Assemblea Natzionale Sarda, tenutosi il 5 e 6 ottobre scorsi a Oristano, è stato l&#8217;occasione per tornare a discutere di questione linguistica sarda. Ne sono emersi spunti di ragionamento e anche qualche buon motivo per riprendere discorsi scomodi ma necessari. Due i momenti rilevanti: la proiezione del documentario di Marco Lutzu...</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="253" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/10/image-1-700x253.png" alt="" class="wp-image-5833" style="width:674px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/10/image-1-700x253.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/10/image-1-640x231.png 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/10/image-1-768x278.png 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/10/image-1-800x289.png 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/10/image-1.png 1024w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading">Il festival Fàulas, di Assemblea Natzionale Sarda, tenutosi il 5 e 6 ottobre scorsi a Oristano, è stato l&#8217;occasione per tornare a discutere di questione linguistica sarda. Ne sono emersi spunti di ragionamento e anche qualche buon motivo per riprendere discorsi scomodi ma necessari.</h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Due i momenti rilevanti: <br />    la proiezione del documentario di Marco Lutzu <em>Versi paralleli</em>, che mostra il viaggio di tre poeti sardi <em>a bolu</em>, rappresentanti delle varie scuole, assistere alla grande gara poetica tra i migliori bertsolaris (poeti e poetesse improvvisatori) del Paese, che si tiene ogni quattro anni, con enorme concorso di pubblico e massima attenzione mediatica; <br />    la successiva tavola rotonda, moderata da Myriam Mereu, a cui ha preso parte, tra le altre persone convenute, Aingeru Mimentza, in rappresentanza della rete associativa culturale basca <a href="https://kontseilua.eus/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Euskalgintzaren Kontseilua</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al di là della scoperta (per chi non avesse mai avuto a che fare con quel mondo) del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bertsolarismo" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >bertsolarismo</a> e oltre allo straniamento provocato dalla constatazione della popolarità di cui tale arte gode oggi, anche presso le giovani generazioni, nel Paese Basco, quello che mi ha colpito è stato il tema della standardizzazione della lingua, emerso prepotentemente dal documentario e chiarito poi da Aingeru Mimentza nel corso della discussione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna questo tema sembra ormai defunto, dopo anni di accese diatribe, per non dire vere e proprie guerre di religione, eppure rimane sullo sfondo, in un momento storico diverso da quello in cui la questione si pose, una ventina d&#8217;anni fa (ma con precedenti fin negli anni Settanta del secolo scorso).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel frattempo, nonostante le difficoltà oggettive in cui si dibatte la lingua sarda, non sono mancati i segnali di inversione di rotta. Intanto l&#8217;uso del sardo scritto è ormai diffuso, grazie ai social media e alle applicazioni di messaggistica. Non è un fenomeno di massa, probabilmente, ma nemmeno relegato a una nicchia ristretta di cultori. Andrebbe studiato e anche quantificato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È aumentata di molto la pratica dell&#8217;uso del sardo tra persone di diversa provenienza isolana, con molte meno remore rispetto alle generazioni immediatamente precedenti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In realtà, chi abbia frequentato l&#8217;università in Sardegna negli ultimi cinquant&#8217;anni sa bene che, quando più quando meno, il sardo è sempre stato usato tra persone sardofone di diverse zone dell&#8217;isola. Il fatto di ritrovarsi tra giovani sardoglotti, con un alto grado di istruzione, ha sempre favorito il superamento di quelle presunte barriere linguistiche che ancora oggi fanno dire a molti: tra sardi diversi non ci si capisce.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Intendiamoci, esiste tuttora un enorme (e rimosso) problema di ignoranza geografica, storica e culturale interna. Moltissime persone sarde conoscono poco e male la Sardegna esterna al proprio comune di residenza e zone limitrofe, alle proprie cerchie amicali e sociali. È ancora forte l&#8217;idea, ormai ingiustificata, delle distanze incolmabili tra le diverse Sardegne. Idea per altro piuttosto contemporanea e tanto più anacronistica, quanto più la comunicazione fisica e immateriale ha oggi a disposizione mezzi mai esistiti in altre epoche.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La riprova di quanto sia assurdo &#8211; e ignorante! &#8211; seguitare con il ritornello della incomprensibilità tra diverse parlate sarde si trova nella stessa ANS. Nell&#8217;associazione, l&#8217;uso del sardo è comune, ordinario, spontaneo, in tutte le circostanze, che siano formali, conviviali, pubbliche, o private. La comunicazione ufficiale di ANS è sempre anche in sardo e spesso anche nelle altre lingue di Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un fenomeno che si sta allargando, in relazione all&#8217;emergere delle nuove generazioni, soprattutto (ma non esclusivamente) quella tra i venticinque e i trentacinque anni. Rispetto alle generazioni più anziane (specie quella dei cosiddetti boomers e quelle immediatamente successive, le <a href="https://www.geopop.it/generazioni-oggi-quali-e-quante-sono-spiegazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >gen X e Y</a>), i giovani adulti di oggi, in Sardegna, soffrono meno di complessi di inferiorità, di vergogna di sé e di ossessione filo-italiana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nate e cresciute in un mondo in cui la comunicazione rapida è più facile, quasi scontata, abituate a spostarsi (sia pure con le relative difficoltà del caso) in giro per l&#8217;Europa e non più solo verso l&#8217;Italia (nord e Roma, più che altro), queste nuove leve sarde riescono a conciliare molto più serenamente appartenenza e apertura culturale. Anche in ambito linguistico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Hanno anche una maggiore propensione allo studio della lingua. Questione non secondaria, dato l&#8217;evidente impoverimento linguistico nelle generazioni più anziane, soprattutto (può sembrare un paradosso) quelle compiutamente sardofone. Il fatto di aver appreso il sardo come prima lingua non è sufficiente a garantire un livello linguistico articolato e ricco, dal punto di vista lessicale e sintattico. Se manca la scolarizzazione in sardo, il fatto di essere nativi di tale lingua ormai non basta più, da solo, a proteggerla dal decadimento. Viceversa, chi il sardo lo studia, oltre ad averlo appreso in culla o magari anche in età più matura, ne ha una competenza maggiore e anche più aperta alla socializzazione con altre parlate sarde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se, fino alla seconda guerra mondiale o poco dopo, per le persone sardoglotte era naturale e ordinario esprimersi in sardo con altre persone sarde, di qualsiasi provenienza, con i necessari adattamenti e compromessi, l&#8217;imporsi della lingua italiana, con la scolarizzazione di massa e la televisione, dagli anni Cinquanta in poi, ha favorito non solo l&#8217;indebolimento dello status del sardo, in termini generali, ma anche la chiusura localistica della competenza linguistica in tale lingua.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il tema della standardizzazione entra in gioco proprio sul terreno degli usi formali, pubblici, didattici e giuridici della lingua. Non è un vezzo nazionalista, magari con tentativi egemonici da parte di qualche cultore di una parlata sarda specifica ai danni delle altre. Anche se, va detto, ha un suo peso nella costruzione di un&#8217;idea ampia e trasversale di appartenenza sarda &#8220;nazionale&#8221;. Però, ripeto, è una questione dai risvolti eminentemente pratici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il tentativo fatto a ridosso dell&#8217;indagine socio-linguistica del 2006, sotto la giunta Soru, ossia il passaggio dalla LSU (Limba Sarda Unificada) alla LSC (limba Sarda Comuna) ha dato esiti contraddittori. Più a causa delle modalità con cui è stato portato avanti e delle forti resistenze localistiche, che per ragioni oggettive e ineludibili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;esempio dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paese_basco" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Euskadi</a> è rilevante, in questo senso. Anche tra le province basche esistono differenze dialettali, come presso qualsiasi comunità linguistica umana (provate a sentire le mille differenze tra inglesi diversi, in giro per i paesi anglofoni, o tra i tanti &#8220;tedeschi&#8221; di Germania, poi ne riparliamo). Negli anni Sessanta del Novecento, col regime franchista ancora nel pieno delle sue forze, era stata avvertita la necessità di formalizzare un basco sovralocale che ne consentisse un uso didattico, pubblico, accademico, che favorisse le traduzioni da e in altre lingue, ecc.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In quel caso, si scelse come base una delle varietà basche esistenti, non quella della comunità numericamente maggioritaria (come sarebbe in Sardegna il cagliaritano, o comunque il sardo meridionale), bensì quella della comunità a maggiore densità linguistica nell&#8217;uso ordinario e nella trasmissione intergenerazionale. Insomma, la comunità dove il basco era più vivo e vitale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna, se si facesse la stessa operazione, si dovrebbe partire da <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2024/10/23/il-98-dei-cittadini-di-orgosolo-parla-il-sardo-paese-premiato_ebc92a06-1a87-4f53-9443-d1fca748788b.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Orgosolo</a>. Ma non mancano altre comunità in cui l&#8217;uso del sardo è ancora forte e diffuso. Come non mancano invece comunità in cui il sardo è ormai in una condizione di dilalia, ossia ben dentro l&#8217;anticamera della morte linguistica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La soluzione della LSC era basata su un ragionamento differente. Cercare di creare una lingua sarda che non fosse artificiosa, che suonasse come una sorta di lingua &#8220;di mezzo&#8221;, con una variabilità lessicale e di pronuncia ampia, ma con regole morfologiche chiare. Tale esperimento è stato rifiutato soprattutto dai cultori della lingua dell&#8217;area cagliaritana e dell&#8217;area del Nuorese, con argomentazioni non del tutto coincidenti, ma con lo stesso sostanziale rifiuto di affrontare il problema.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In realtà, come sa bene chi la LSC l&#8217;ha usata, si tratta di uno strumento efficace. In termini pratici è estremamente funzionale e, facendo torto a molte parlate locali, non fa alla fine torto a nessuna. Il fatto però che sia stato rifiutato con veemenza da troppe persone attive in ambito linguistico ne ha decretato l&#8217;abbandono ufficiale da parte della RAS e un ridimensionamento generalizzato (anche se non la scomparsa).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema della standardizzazione tuttavia resta. Come ho detto e scritto altre volte, probabilmente si tratta di cambiare metodo e prospettiva. Dopo tutto, una gran parte delle regole ortografiche, per chi si prende la briga di studiarle e applicarle, è condivisa tra le maggiori scuole di pensiero in materia. Tra LSC e Arrègulas, dal punto di vista dell&#8217;ortografia, la distanza è davvero minima. E sulla sintassi non c&#8217;è mai stata davvero una particolare difficoltà a conciliare le parlate sarde, dato che le differenze sono sostanzialmente inesistenti. Ci sono distanze maggiori nella morfologia e nella pronuncia, questo sì.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se nel secondo ambito il problema è relativo, dato che sulla pronuncia non esiste più nemmeno l&#8217;idea di una standardizzazione in pressoché nessuna lingua (compreso l&#8217;<a href="https://esperanto.net/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >esperanto</a>), riguardo la morfologia (la forma delle parole, le terminazioni verbali, ecc.) la questione è più spinosa. È qui che esistono le maggiori differenze tra le varie parlate sarde (che non sono solo due, come troppo spesso si sostiene!).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un modo per superare l&#8217;ostacolo potrebbe essere quello sperimentato in Corsica, con la soluzione &#8220;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_polinomica" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >polinomica</a>&#8220;. Magari senza acquisirla acriticamente e in termini meccanici, ma adattando il ragionamento di fondo al sardo e alle sue varietà locali. Intanto cominciando a diffondere, anche didatticamente, l&#8217;apprendimento contrastivo della parlata del luogo e delle altre, da quelle più vicine a quelle più lontane. Poi incentivando un uso scritto standardizzato dal punto di vista dell&#8217;ortografia (processo in cui siamo già abbastanza avanti). Le forme di compromesso potrebbero emergere proprio dall&#8217;uso, più che da un&#8217;imposizione dall&#8217;alto, d&#8217;imperio. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;altra strada è quella classica di uno standard ufficiale, stabilito in termini concordati, magari partendo da quel che è già in campo e in uso. Ma sarebbe praticabile solo con uno sforzo intellettuale e politico di cui al momento non si scorgono nemmeno i prodromi, e ancor meno la volontà, da parte delle istituzioni politiche e culturali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, è determinante proseguire con l&#8217;uso ordinario e in tutti i registri del sardo e la socializzazione tra parlate sarde diverse. Così come è indispensabile che le persone che abitano in Sardegna conoscano l&#8217;isola, le sue diversità interne, la sua geografia e antropologia, al di là del mero turismo da sagra mangereccia e superando i troppi stereotipi ancora presenti nel senso comune.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che sia necessario trovare una forma di lingua pansarda, sovralocale, utilizzabile in tutte le circostanze formali, didattiche, ecc., non credo possa essere messo in dubbio. Che ci piaccia o no, lo richiede il funzionamento stesso della comunicazione umana così come è articolata oggi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, si può propendere per il campanilismo dialettale più ottuso, e magari contestare persino i tentativi di normazione ortografica (pure ormai largamente accettati). A che pro, non mi è dato di comprendere, ma queste posizioni esistono a fanno anche rumore. Poi c&#8217;è anche chi preferisce una comunità sarda divisa e inconsapevole di sé, dunque ancora subalterna e dipendente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tuttavia, a me pare che esista una forte necessità storica, strategica, di irrobustire la coscienza diffusa di un&#8217;appartenenza sarda che non sia meramente sentimentale e occasionale, bensì dotata di un respiro civico e democratico potente, inclusivo, contemporaneo, propulsore di ulteriori avanzamenti nel campo dei diritti e delle possibilità di vita. È un fattore chiave di qualsiasi pulsione al miglioramento e al riscatto generalizzato della nostra gente e la questione linguistica ne fa parte pienamente.</p>
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		<title>L&#8217;irresistibile pulsione razzista dei media italiani verso la Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Dec 2023 11:17:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Renato Soru]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un articolo sul giornale (un tempo) progressista La Repubblica parla dell&#8217;imminente campagna elettorale sarda e in particolare della rottura di Renato Soru col centrosinistra a guida PD. E, come per magia, spuntano fuori paternalismo fuori luogo, ignoranza crassa e stereotipi razzisti. Non è un caso e non è un caso isolato. Neanche finito di dire...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2023/12/19/lirresistibile-pulsione-razzista-dei-media-italiani-verso-la-sardegna/">L&#8217;irresistibile pulsione razzista dei media italiani verso la Sardegna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L&#039;irresistibile pulsione razzista dei media italiani verso la Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/12/19/lirresistibile-pulsione-razzista-dei-media-italiani-verso-la-sardegna/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="700" height="360" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-700x360.jpg" alt="" class="wp-image-5613" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-700x360.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-640x329.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-768x395.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-800x411.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5.jpg 887w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading">Un articolo sul giornale (un tempo) progressista La Repubblica parla dell&#8217;imminente campagna elettorale sarda e in particolare della rottura di Renato Soru col centrosinistra a guida PD. E, come per magia, spuntano fuori paternalismo fuori luogo, ignoranza crassa e stereotipi razzisti. Non è un caso e non è un caso isolato.</h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Neanche finito di dire che non mi sarei occupato della campagna elettorale sarda, e mi ritrovo qui a smentire me stesso. In realtà, però, non parlerò della campagna elettorale. Ma la campagna elettorale sarda, non per la prima volta, offre spunti di ragionamento su tematiche in questo caso collaterali, ma che in generale fanno parte integrante dell&#8217;irrisolta &#8220;questione sarda&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul giornale Repubblica si sono accorti che in Sardegna sono avviate le manovre preliminari in vista della prossima scadenza elettorale, ma anziché spiegare appunto che ci saranno le elezioni in Sardegna e analizzare le questioni aperte e i movimenti in corso, preferiscono dedicarsi a quella che loro vedono come una spaccatura nel fronte del centrosinistra a guida PD.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È legittimo. È il loro campo politico di riferimento. Poi però dipende da come lo fai.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inevitabilmente, lo sguardo è quello esterno (rispetto all&#8217;isola), centrato sull&#8217;Italia e sugli interessi del suo establishment politico-affaristico, della cosiddetta classe dirigente italiana (o di una sua parte). Come vede la Sardegna la classe dirigente italiana? Be&#8217;, sarebbe tema per uno studio approfondito e per un saggio ben documentato e referenziato. Del resto, c&#8217;è materiale in abbondanza. Io ne ho già accennato qualcosa, su SardegnaMondo (per esempio, <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/08/08/il-razzismo-al-potere/">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/12/19/la-negazione-della-subalternita-la-normalizzazione-del-razzismo-antisardo/">qui</a>).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella circostanza presente, il cronista Stefano Cappellini si dedica <a href="https://www.repubblica.it/politica/2023/12/19/news/regionali_sardegna_soru_todde-421690225/" target="_blank"  rel="nofollow" >a raccontare a lettrici e lettori</a> lo strano caso del &#8220;derby&#8221; (gergo calcistico, mai manchi!) o, per meglio dire, della &#8220;faida&#8221; (si parla di Sardegna, dopo tutto) tra Renato Soru e Alessandra Todde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lascerei stare i contenuti politici (che comunque nell&#8217;articolo non ci sono) e analizzerei il taglio e il lessico del pezzo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="606" height="345" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-2.png" alt="" class="wp-image-5609" style="width:469px;height:auto"/></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È nel titolo che si descrive lo scontro come &#8220;derby&#8221;, ma, dato che appunto si tratta di un &#8220;derby sardo&#8221;, non può che essere &#8220;feroce&#8221;. Ed è un fatto rilevante perché tale dissidio può &#8220;regalare l&#8217;isola alla destra&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lasciamo stare la faccenda della destra e della sinistra, su cui ci sarebbe da discutere. Faccio solo notare che inquadrando così la vicenda già si nega in radice ogni possibile soggettività alla cittadinanza sarda, si sottrae qualsiasi <em>agency</em> (per dirla in termini politologici) all&#8217;ambito politico locale e all&#8217;elettorato isolano. Non contano niente i problemi concreti, le istanze ideali in campo, le aspettative, i conflitti sociali e culturali aperti. Tutto ruota intorno allo schema &#8211; fallace e tossico &#8211; del bipolarismo all&#8217;italiana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel sommario del pezzo, altre cose degne di nota:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Si vota il 24 febbraio. Tredici liste al fianco dell’ex viceministra: “Solo uniti si può tornare a vincere”. Il comizio in dialetto stretto del fondatore di Tiscali agli indipendentisti</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci si riferisce a Soru come al fondatore di Tiscali (vero), ma si precisa subito che fa &#8220;un comizio&#8221; rivolto &#8220;agli indipendentisti&#8221; e soprattutto lo fa in &#8220;dialetto stretto&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ora, non so cosa sia, se esiste, un dialetto largo, a meno che non si intenda dire che Soru, nell&#8217;occasione dell&#8217;assemblea di presentazione della lista &#8220;Vota Sardigna&#8221; a Oristano, domenica scorsa, ha parlato nel suo sardo di Sanluri. Ma non credo che il senso sia questo. È solo che evidentemente risulta spontaneo associare un termine denigratorio come &#8220;dialetto&#8221; a un &#8220;comizio&#8221; rivolto agli &#8220;indipendentisti&#8221;. Tutte cose brutte, sporche e cattive. Che non fosse nemmeno un comizio in senso stretto e che Soru non si rivolgesse (solo) agli indipendentisti poco importa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel pezzo vero e proprio sono rilevabili diversi ulteriori elementi significativi. Il taglio è piuttosto ironico, al limite della satira, a dispetto della serietà delle questioni in ballo e anche della drammaticità della situazione in cui versa la Sardegna attuale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel primo paragrafo c&#8217;è già praticamente tutto (grassetti miei):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Prima di introdurre i protagonisti di questa storia va detto che, nel pur ricchissimo repertorio di divisioni della sinistra italiana, la vicenda sarda svetta per il livello della <strong>faida</strong>, più intricata della trama d’un <strong>cesto di pane Carasau</strong>: partiti contro partiti, pezzi di un partito contro pezzi dello stesso partito, figlie contro padri, amicizie interrotte, tessere stracciate, alleanze rimescolate con il criterio della <strong>legge del beduino</strong>: il nemico del mio nemico è mio amico. </p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La scelta lessicale non è fortuita né accessoria. Se c&#8217;è un dissidio politico in Sardegna non può che degenerare in una faida. Se devi usare un&#8217;ardita allegoria, non puoi rinunciare a tirare in ballo, anche a sproposito, il pane carasau (con una maiuscola reverenziale fuori luogo, forse usata erroneamente invece del corsivo, chissà). E le divisioni politiche sono etichettate in modo spregiativo &#8211; e razzista &#8211; come effetti di una pretesa &#8220;legge del beduino&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Faccio solo notare che il cronista accenna anche nel testo al sardo usato da Soru in pubblico (sommo scandalo), ma definendolo &#8220;lingua sarda&#8221; (bontà sua). Salvo poi incorrere nel solito vezzo da italiani ammiccanti (quelli che &#8220;io amo la Sardegna: ci vado in vacanza e ho anche amici sardi&#8221;): una frase in sardo buttata lì, più o meno a caso. La frase, come quasi sempre, è scritta in modo scorretto: <em>asibiri a tottusu</em>. Troppo sforzo preoccuparsi dell&#8217;ortografia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">(Che poi, se pure il cronista avesse chiesto lumi in proposito, a seconda dell&#8217;interpellato/a locale la risposta potrebbe essere stata: &#8220;scrivilo come ti pare, tanto non esiste una norma ufficiale&#8221;. E va be&#8217;, siamo messi così. Ma è un altro discorso.)</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sempre a proposito di lingua sarda, nel prosieguo dell&#8217;articolo il cronista precisa quanto segue:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Per raccontare cosa Soru ha detto agli indipendentisti è necessario aspettare la traduzione a cura di giornalisti indigeni.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chiaro, che altro aggettivo puoi usare per definire persone native di un luogo esotico come la Sardegna, dove si parla addirittura una lingua incomprensibile, se non &#8220;indigeni&#8221;? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il resto della lettura è del tutto perdibile, non fosse altro che per la sua inutilità. Non serve a chiarire nulla di quello che sta succedendo in queste fasi preparatorie della campagna elettorale. Serve solo a piegare l&#8217;intera faccenda dentro le cornici predeterminate della propaganda di parte a cui ormai è patologicamente votata la cronaca politica anche dei maggiori organi di stampa italiani.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quel che intendo far notare, però, al di là del contenuto informativo e della scarsissima qualità giornalistica dell&#8217;articolo, è proprio la postura del cronista verso l&#8217;oggetto di cui tratta il suo testo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ripeto, non è un fatto occasionale e nemmeno eccezionale. Esiste una casistica mastodontica di esempi analoghi, a volte anche peggiori. Non da oggi. I luoghi comuni razzisti e colonialisti a proposito della Sardegna e delle vicende sarde sono una costante di tutta la storia italiana, da che esiste lo stato italiano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A ciò si aggiunge, coerentemente, il fastidio e, oltre un certo livello, la preoccupazione suscitati nei gruppi dominanti italiani da qualsiasi proposta politica e/o culturale sarda realmente autonoma, non eterodiretta, che irrompa sulla scena normalizzata e sedata del nostro dibattito pubblico. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tanto più se appare, anche solo vagamente e/o impropriamente, come &#8220;indipendentista&#8221;. Quindi, minacciosa. Non tanto per questioni teoriche o ideali, ma perché rischia di minare corposi interessi materiali e, in generale, il fondamento stesso della necessaria (per loro) subalternità della Sardegna. In tali casi, ecco scattare immediatamente l&#8217;allarme &#8220;pensiero indipendente&#8221; (che non vuol dire necessariamente indipendentista, mi tocca precisarlo). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ne abbiamo avuto assaggi in molte occasioni. Una soprattutto, in cui ero coinvolto direttamente, è stata la campagna elettorale (guarda un po&#8217;) del 2014, con Michela Murgia e Sardegna Possibile. Non mi stupisce se le stesse reazioni, interne e esterne, comincia a suscitarle questa proposta politica, pur differente e nata in un contesto a sua volta diverso, della Coalizione Sarda di Renato Soru.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A tale atteggiamento generalizzato e sistematico dei media e dell&#8217;establishment italiano non risponde mai &#8211; MAI! &#8211; una vera reazione compatta e forte dell&#8217;intellighenzia, del mondo politico e dei mass media isolani. La mancata reazione e, a monte, la mancata assunzione di responsabilità in queste evenienze è conseguenza della storica attitudine dei gruppi dirigenti sardi a volersi integrare negli omologhi gruppi italiani. Quasi sempre senza molto successo, ma con ostinazione e, non di rado, imbarazzante sfoggio di opportunismo e servilismo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche questo è un problema consolidato con cui dobbiamo fare i conti. Prima di tutto acquisendone coscienza. Perciò, a parte l&#8217;indignazione momentanea, in realtà, in casi come questo, bisognerebbe in un certo senso essere grati. Sono occasioni in cui è più facile far risaltare l&#8217;evidente necessità storica di un affrancamento collettivo che va oltre la contingente lotta politico-elettorale. E che resterà sul tappeto comunque vadano le prossime elezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> </p>
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		<title>La Sardegna di oggi si racconta al tzilleri e abbatte gli stereotipi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 08:26:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[musica sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esce in questi giorni in televisione, sul canale della Radio Televisione Sarda e sul canale UNO4, In su corru &#8216;e sa furca, fiction scritta da Giacomo Casti, Diego Pani e Davide Melis, prodotta e realizzata da Karel. Una novità nei palinsesti televisivi sardi che, per tanti motivi, merita qualche riflessione. Questo è il lancio su...</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="700" height="482" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-4-1-700x482.jpg" alt="" class="wp-image-5568" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-4-1-700x482.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-4-1-640x440.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-4-1-768x528.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-4-1-1536x1057.jpg 1536w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-4-1-800x550.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-4-1.jpg 2048w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading"><em>Esce in questi giorni in televisione, sul canale della Radio Televisione Sarda e sul canale UNO4, </em>In su corru &#8216;e sa furca<em>, fiction scritta da Giacomo Casti, Diego Pani e Davide Melis, prodotta e realizzata da Karel. Una novità nei palinsesti televisivi sardi che, per tanti motivi, merita qualche riflessione.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questo è il lancio su FaceBook, di pochi giorni fa:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="698" height="612" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-3.png" alt="" class="wp-image-5559" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-3.png 698w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-3-547x480.png 547w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-3-640x561.png 640w" sizes="(max-width: 698px) 100vw, 698px" /></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ambientazione è semplice. Un locale, qualcosa di più di un classico <em>tzilleri</em>, qualcosa di meno di un club, come ce ne sono stati e ce ne sono ancora, a Cagliari e non solo. Un gestore stanco e scoraggiato e un sodale, più giovane e meno intristito dalla vita, che lo aiuta a reclutare musicisti per le esibizioni sul piccolo palco allestito all&#8217;uopo. Questi sono i personaggi fissi che fanno da <em>trait d&#8217;union</em> tra le puntate, le introducono e le chiudono. Offrono anche in qualche modo, coi loro dialoghi, qualche spunto tematico in ognuno dei 12 episodi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono interpretati da Giacomo Casti e Diego Pani, nella doppia veste di autori e interpreti. E sono anche gli unici due personaggi fittizi (quasi completamente) che recitano in scena. Gli altri, che compaiono nelle diverse puntate, sono persone che interpretano se stesse.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Persone di varia estrazione anagrafica, geografica (sarda) e professionale, con una certa prevalenza dell&#8217;ambito culturale e artistico, che si trovano occasionalmente al tavolo di un locale e parlano tra loro di quello che vogliono, dai fatti personali ai temi più vari. Ce n&#8217;è per tutti i gusti, in effetti, e con ampia gamma di registri linguistici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E fin qui potrebbe non sembrare un progetto particolarmente innovativo. Lo diventa &#8211; direi forse: nostro malgrado &#8211; perché è tutto realizzato in sardo. Sia i due personaggi fissi, sia i loro ospiti parlano in sardo (e in gallurese, almeno in un caso). A ciò si aggiunge la partecipazione di diversi musicisti e musiciste, anch&#8217;essi caratterizzati per usare il sardo nelle loro produzioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A dirla così può suonare come l&#8217;ennesimo progetto relativo alla lingua sarda finanziato con denaro pubblico. A tal proposito, circola una vulgata parecchio fantasiosa sull&#8217;ammontare esagerato dei finanziamenti in quest&#8217;ambito. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per inciso, lamentarsi che intorno alla lingua sarda (alle lingue sarde) girino dei soldi pubblici e sminuire per questo qualsiasi progetto che ne derivi è, nel migliore dei casi, un errore di ragionamento. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che una realtà linguistica minorizzata come la nostra abbia bisogno di interventi attivi per uscire dalla propria condizione subalterna è un fatto banalissimo, che giusto in Sardegna può ancora sembrare scandaloso. Che la cultura, l&#8217;arte, lo spettacolo abbiano bisogno di essere finanziati per esistere è ugualmente un fatto scontato. Se parliamo di un livello di produzione professionale. E questi ambiti creativi *sono* ambiti professionali. Meglio precisarlo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Del resto, aspettare che siano solo i finanziamenti privati a consentire la realizzazione in termini professionali di progetti artistici o in generale culturali &#8211; posto che esista questa sensibilità nel capitalismo arretrato e per lo più parassitario e/o estrattivo italico (e sardo) &#8211; espone al rischio che siano prodotte solo opere gradite ai finanziatori, nel loro interesse. In un contesto socio-economico e politico fragile come quello sardo non è un pericolo da poco.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In generale, i finanziamenti pubblici, pur con tutti i loro problemi, sono indispensabili. In realtà sono troppo esigui e troppo faticosi da ottenere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo caso, per tornare all&#8217;oggetto del post, la qualità dell&#8217;operazione toglie dubbi e sospetti. Perché la qualità c&#8217;è. Dal punto di vista del suono, dell&#8217;immagine, dell&#8217;allestimento e della regia, i dodici episodi mantengono un livello alto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le puntate risultano inevitabilmente eterogenee, data l&#8217;estrema varietà di persone coinvolte e la loro più o meno grande dimestichezza con una situazione di questo tipo. Parlo anche per esperienza, dato che nella serie ci sono anche io. Il problema dell&#8217;allestimento scenico e dei dispositivi tecnici del set è relativo. Certo, c&#8217;è sempre chi è più o meno timido/a e non è detto che la situazione in sé metta chiunque a proprio agio. Ma in generale, dopo il primo impatto, in questa circostanza si trattava di essere se stess*, senza troppi filtri. Nessun copione da memorizzare, nessuna parte da recitare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La difficoltà maggiore è stata il doversi esprimere in sardo per le persone che non lo fanno abitualmente e/o non hanno una dimestichezza consolidata con la lingua. Il che a momenti traspare, ma è anche uno dei punti di interesse dell&#8217;operazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così come lo è, in questo caso anche per le persone sardofone, riconoscere da un lato le interferenze dell&#8217;italiano e da un altro le innovazioni lessicali e a volte anche sintattiche dovute all&#8217;evoluzione della lingua e al suo uso attuale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è un difetto, beninteso. Anzi, è un fenomeno normale in qualsiasi lingua viva. Il problema, riguardo al sardo, è duplice. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per moltissimo tempo &#8211; e in parte ancora oggi &#8211; lo si è considerato una lingua &#8220;ancestrale&#8221;, legata al passato, la lingua dei nonni o degli avi, della vita agreste, della povertà. Come tale, forse meritevole di tutela (su questo, le obiezioni sono poche, in genere), ma da considerare come un &#8220;bene culturale&#8221;, come un reperto da museo, non come elemento vitale e fecondo della nostra collettività. In quanto bene culturale, da salvaguardare nella sua presunta, primitiva purezza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dal punto di vista socio-linguistico e storico sono sciocchezze, ovviamente. Ma godono ancora di una certa popolarità, anche in certi ambienti culturali, professionali e politici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un altro problema del sardo è che, privato di un suo insegnamento scolastico, anche come lingua veicolare, e dunque di una sua alfabetizzazione diffusa, rischia di impoverirsi e cedere definitivamente allo stato di dilalia, anticamera della scomparsa. In parte questo fenomeno è stato tamponato dall&#8217;uso ormai ampio del sardo scritto, pur con le incertezze e a volte le polemiche (inutili) riguardo grafia e standardizzazioni più o meno condivise. Il processo è in corso e i nuovi media in questo senso sono stati d&#8217;aiuto, ma non è certo il caso di cantare vittoria. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciò che questa serie rivela, nella sua apparente semplicità, è che persone diverse, di zone diverse dell&#8217;isola, possono trovarsi e conversare di qualsiasi cosa &#8211; dai libri, alla tecnologia, dai temi storici, alla cultura pop, al cibo, alle questioni sociali &#8211; senza problemi né di intercomprensione né di impiego della lingua in tutti i registri possibili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Con tanti saluti a due delle principali obiezioni anti-sardo: a) persone di diverse zone dell&#8217;isola che parlano ognuna il proprio sardo locale non si comprendono reciprocamente; b) col sardo non puoi parlare di tutto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso può dirsi per la scelta delle esibizioni musicali, elemento non di contorno bensì costitutivo del progetto. Al di là anche qui dell&#8217;uso disinvolto e versatile della lingua, si tratta di esempi della musica che si produce e si suona oggi nell&#8217;isola e che spesso ne varca serenamente i confini, ma che non passa facilmente nelle radio a più ampia diffusione e ha meno visibilità di quanto meriti. Qui si presenta con tutta la sua diversità di forme e con le commistioni e ibridazioni tra tradizione e innovazione che la arricchiscono e la vivificano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La serie suggerisce il possibile rovesciamento significativo del vecchio stigma penalizzante sulla lingua sarda. Lingua di un mondo vecchio e della povertà, ho scritto sopra. Lingua &#8220;inutile&#8221;, si dice oggi più comunemente. Eppure, a ben guardare, oggi è più facile che ci si debba scusare perché <em>non</em> si conosce il sardo e/o non lo si usa, che viceversa. Anche questo, un fenomeno in corso, su cui non possiamo dire l&#8217;ultima parola, ma evidente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In definitiva, nei dodici episodi è sintetizzata ed esposta, con serena normalità, una Sardegna distante da quella delle cronache e veicolata dall&#8217;egemonia culturale penalizzante che ci affligge. Una gamma di esperienze e di scelte di vita che restituiscono il quadro sociale e culturale dell&#8217;isola fuori delle cornici concettuali di comodo in cui la gente sarda si pensa. E non parliamo della visione stereotipata che hanno della Sardegna di là del Tirreno. Visione troppo spesso assecondata e promossa anche nell&#8217;isola, a volte per calcolo, a volte sotto la spinta dell&#8217;aspirazione a integrarsi in un &#8220;diverso da sé&#8221; immaginato come migliore, più evoluto, più gratificante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che siano invece persone a loro modo realizzate, portatrici di una propria dote di conoscenze, di una propria professionalità consolidata, in molti casi di un riconoscimento pubblico, a usare il sardo non in termini folkloristici o per posa, bensì per parlare di temi contemporanei, persino difficili o controversi, può spiazzare e spezzare i pregiudizi su noi stess* e sulla Sardegna. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo <em>In su corru &#8216;e sa furca</em> ha una portata che va oltre la sua qualità tecnica e la sua riuscita narrativa. È a tutti gli effetti un esperimento decoloniale. Senza fare troppa teoria, senza prosopopea intellettualistica. Persino le citazioni di Gramsci &#8211; anch&#8217;esse in sardo, cosa che a Nino sarebbe piaciuta &#8211; sono inserite nel flusso narrativo senza suonare come stucchevoli ostentazioni autoreferenziali. Un tentativo riuscito e potenzialmente fecondo, per la sua intrinseca portata emancipativa, di fare buona cultura &#8220;nazional-popolare&#8221; (per restare a Gramsci). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non ho idea di quanto possa riuscire gradita questa serie al pubblico televisivo. Che in Sardegna è mediamente anziano e, nelle sue fasce meno attempate, ormai abituato all&#8217;offerta bulimica di fiction seriale delle piattaforme streaming e dei canali in abbonamento. Da questo punto di vista, la stessa ricezione dell&#8217;opera è un elemento di interesse e potrebbe tranquillamente costituire l&#8217;oggetto di una ricerca sociologica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, <em>In su corru &#8216;e sa furca</em> è un&#8217;operazione apripista, nella prospettiva di rendere ordinario, a tutti i livelli di comunicazione, l&#8217;uso del sardo e delle altre lingue dell&#8217;isola. Non una pretesa &#8220;identitaria&#8221;, bensì la rivendicazione di un diritto democratico. E costituisce anche senz&#8217;altro un arricchimento tematico, contenutistico, dell&#8217;offerta televisiva. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A parte la performance del sottoscritto e a dispetto dei dubbi iniziali sulla sua riuscita (lo confesso), personalmente la promuovo a pieni voti. Non vi resta che guardarla e farvene un&#8217;idea vostra. </p>
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		<title>La scuola in Sardegna: fattore decisivo, problema eluso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 15:35:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[università e istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[dispersione scolastica]]></category>
		<category><![CDATA[INVALSI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ennesimo grido d&#8217;allarme sulla condizione della scuola in Sardegna. Giustificato o no, è un&#8217;occasione per rilanciare un dibattito mai davvero partito, sempre eluso dalla politica, dall&#8217;università e in larga misura dalla scuola stessa. Il 14 novembre scorso, un articolo sull&#8217;Unione online titolava: Una notizia alquanto sconvolgente, che sembra decretare una sorta di minorità cognitiva diffusa...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/11/18/la-scuola-in-sardegna-fattore-decisivo-problema-eluso/">La scuola in Sardegna: fattore decisivo, problema eluso</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La scuola in Sardegna: fattore decisivo, problema eluso' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/11/18/la-scuola-in-sardegna-fattore-decisivo-problema-eluso/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="397" height="400" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/11/immagine-2.png" alt="" class="wp-image-5204"/></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading"><em>Ennesimo grido d&#8217;allarme sulla condizione della scuola in Sardegna. Giustificato o no, è un&#8217;occasione per rilanciare un dibattito mai davvero partito, sempre eluso dalla politica, dall&#8217;università e in larga misura dalla scuola stessa.</em></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il 14 novembre scorso, <a href="https://www.unionesarda.it/news-sardegna/piu-del-60-dei-sardi-esce-dalle-superiori-senza-competenze-adeguate-e-il-peggior-dato-in-italia-p6lu0hf2?fbclid=IwAR2MQjm5kdrd9Kj6JjM1QfpYkRzEj3eXaEz7iaS0A73wVFlO5ViVMmeyxgc" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >un articolo sull&#8217;Unione online</a> titolava: <br /></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/11/immagine-1.png" alt="" class="wp-image-5200" width="657" height="253" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/11/immagine-1.png 680w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/11/immagine-1-640x247.png 640w" sizes="(max-width: 657px) 100vw, 657px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Una notizia alquanto sconvolgente, che sembra decretare una sorta di minorità cognitiva diffusa tra le giovani generazioni sarde. Ma su cosa si basa questo dato? Come spiega il direttore della Fondazione &#8220;Agnelli&#8221;, Andrea Gavosto, è l&#8217;esito dei test INVALSI. Nello specifico, si parla delle competenze logico-matematiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già qui ci sarebbe da discutere sull&#8217;assertività del titolo e delle dichiarazioni su cui si basa. I test INVALSI, benché ormai imposti e resi ordinari in tutti i gradi di istruzione, sono tutt&#8217;altro che uno strumento universalmente riconosciuto come valido per misurare la qualità della scuola e di chi la fa (docenti e discenti). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito in merito ha fatto emergere molte problematicità e una giustificata diffidenza circa il senso e la portata di questo genere di prove (un esempio lo si trova <a href="https://www.roars.it/online/il-modello-di-rasch/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" ><strong>qui</strong></a>). Purtroppo i decisori, a livello ministeriale e regionale, non hanno mai prestato alcuna attenzione a tutto ciò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I test INVALSI non possono essere considerati la fonte più attendibile per misurare le capacità dei/delle discenti. Intanto andrebbe ridiscussa la loro premessa: la pretesa di fondare una &#8220;scuola delle competenze&#8221;. Non sembra che abbia funzionato. A dispetto dalla consueta retorica modernizzatrice dei vari governi, ci ritroviamo una scuola sempre più distante dalla realtà concreta in cui vivono le giovani generazioni, dalle loro forme di socializzazione e di apprendimento spontaneo, dalle loro interazioni con i vari media di cui dispongono. A cosa servono i test INVALSI in questa situazione?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro loro grande limite è la pretesa di fornire una valutazione astratta, da prendere in termini assoluti, valida e significativa per se stessa. Ma rispetto a cosa viene fatta la valutazione, in nome di quali obiettivi? Questione a cui si lega un altro problema dei test INVALSI (e simili), ossia la pretesa di standardizzare ciò che non è affatto standard. Non è standard l&#8217;insegnamento, a livello soggettivo, da insegnante a insegnante; non sono standard le condizioni materiali delle diverse scuole; non è standard e di sicuro nemmeno neutra la loro collocazione territoriale; non sono affatto standard le condizioni personali, familiari, sociali, linguistiche di studenti e studentesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Discorso tanto più valido in Sardegna, terra in cui la scuola risulta da sempre un&#8217;istituzione in buona parte aliena, calata dall&#8217;esterno su una realtà sociale e culturale la cui storia e le cui peculiarità sono state costantemente e pesantemente espulse dai percorsi di istruzione. Terra in cui, in troppi casi, è già un problema pratico *andare* a scuola. Tra dimensionamenti scolastici calibrati su realtà demografiche e geografiche totalmente diverse e trasporti pubblici deficitari, è significativo che la dispersione scolastica nell&#8217;isola non sia molto più elevata di quel che è.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma di tutto questo non si tiene conto nelle considerazioni fatte a commento dei dati su esposti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla costernazione per questo risultato così penalizzante, nell&#8217;articolo segue la fatidica domanda: che fare? Il pezzo va avanti così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Da dove ripartire? Il salto di qualità in Italia non dipende dall&#8217;ammontare degli investimenti: «Siamo allineati &#8211; ha chiarito il presidente della Fondazione Agnelli &#8211; alla media dei Paesi Ocse. <strong>Ma utilizziamo male le risorse</strong>. Investiamo poco sull’edilizia scolastica, anche se la Sardegna con il progetto Iscol@ ha fatto importanti passi avanti, e sugli strumenti didattici per il miglioramento del sistema della formazione. Bisogna pensare poi alla formazione degli insegnanti e a un miglioramento del trattamento economico degli stessi docenti. Senza trascurare l&#8217;estensione del tempo scuola con attività sportive e laboratori dedicati al teatro»</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Che l&#8217;Italia sia allineata alla media degli investimenti in istruzione dei paesi OCSE è un dato che andrebbe dimostrato e chiarito, non solo affermato in questo modo apodittico. Negli ultimi trent&#8217;anni la scuola pubblica in Italia è stata depotenziata e privata costantemente di risorse e personale. Le varie riforme succedutesi, da quella di Luigi Berlinguer in poi, non hanno fatto che indebolire il &#8220;sistema&#8221; scuola. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa &#8220;autonomia&#8221; scolastica si è rivelata un più problema che una soluzione, contribuendo ad aziendalizzare gli istituti, sacrificando la collegialità, imponendo una logica manageriale a un comparto che dovrebbe esserne assolutamente esente, accentuando, anziché attenuare, le differenze sociali e territoriali. Senza per altro valorizzare la figura della/del docente, la cui misera retribuzione non è affatto cresciuta in modo adeguato (anche qui vorrei vedere un raffronto con gli altri paesi OCSE), al cospetto di un aumento del carico di lavoro, soprattutto burocratico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I problemi generali della scuola pubblica italiana sono noti e più volte esposti dal sindacalismo di categoria (specie di base) e da chi studia la scuola sul piano pedagogico, sociologico e teorico. la politica non ne ha mai tenuto conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il direttore Gavosto sembra convinto che in Sardegna si sia davvero fatto qualcosa di serio per cambiare in meglio le cose. Parla esplicitamente, in modo positivo, del progetto Iscol@, varato sotto la giunta Pigliaru. Immagino che il fatto di essere seduto a fianco di Adriana Di Liberto, docente universitaria a Cagliari e consorte dello stesso Francesco Pigliaru, non abbia influito sul suo giudizio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto Iscol@, come troppi interventi in ambito scolastico in Sardegna, è stata un&#8217;operazione superficiale e palliativa. Inserito nella prospettiva aziendalista e culturalmente subalterna della giunta Pigliaru, ha evitato accuratamente di incidere sui problemi strutturali della scuola sarda, senza sconfessare in nulla le prescrizioni ministeriali e la logica dei tagli e degli accorpamenti. Senza sfruttare affatto le competenze pure previste nello statuto regionale in materia scolastica, né avviare una pianificazione strategica, tarata sulle esigenze dell&#8217;isola. Ma non è che le giunte precedenti e quella attuale abbiano fatto di meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;occasione in cui sono stati esposti i dati ricavati dai test INVALSI in Sardegna era la presentazione di un libro dello stesso Gavosto. Partecipavano, come si evince dall&#8217;articolo, sia l&#8217;università di Cagliari sia gli uffici scolastici regionali. Nell&#8217;articolo non si dice se vi sia stato un dibattito e, nel caso, cosa ne sia emerso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sensazione è che ogni volta che si parla di scuola in Sardegna, tanto la politica, quanto i mass media preferiscano aggirare la questione o ricorrere a diversivi e spostamenti di focus. I media di norma sottolineano preferibilmente gli aspetti più sensazionalistici, concentrandosi soprattutto su dati parziali e decontestualizzati, senza mai approfondirne le cause. Come se alla fin fine il vero problema fosse che le giovani generazioni sarde, figlie di una genia deficitaria di suo, siano più tonte delle altre, in Italia e in Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso retropensiero deresponsabilizzante mi sembra emergere anche dal mondo accademico, da cui invece sarebbe lecito aspettarsi indagini e ricerche serie e proposte conseguenti (ben al di là dei poco significativi rapporti CRENOS), e prima di tutto una prospettiva di ragionamento più ampia e adeguata rispetto alle poche-idee-ma-confuse della politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è soprattutto lo stesso mondo della scuola, in Sardegna, che deve decidersi a fare un salto di qualità, senza attendere riforme calate dall&#8217;alto o soluzioni magiche dalla politica regionale (da *questa* politica regionale soprattutto). Qualche strumento c&#8217;è. Basti pensare al lavoro fatto dall&#8217;Istituto comprensivo di Perfugas sul bilinguismo, sfruttando in modo virtuoso le possibilità offerte dallo statuto regionale e dall&#8217;autonomia scolastica (se ne era parlato <a href="https://www.assembleasarda.org/altre-attivita-sa-die-2022/il-sardo-nella-scuola/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >in questo convegno</a> a Olmedo, nell&#8217;aprile scorso). Ma il discorso è ancora più ampio e concerne una presa di coscienza decisiva sul proprio ruolo e su ciò che rappresenta la scuola pubblica in Sardegna. In questo senso, parlarne ancora e alimentare il dibattito è certamente necessario.</p>
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		<title>Che storia è questa?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2022 08:25:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sottovalutazione dell&#8217;importanza della conoscenza storica favorisce, tra le altre cose, un uso pubblico della storia sotto forma di propaganda o mitopoiesi: nessuna delle due ha un intento informativo/formativo, bensì prevalentemente manipolatorio. È un problema enorme del nostro tempo. In Sardegna, come in tutti i casi di subalternità culturale e di rapporti asimmetrici tra territori...</p>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>La sottovalutazione dell&#8217;importanza della conoscenza storica favorisce, tra le altre cose, un uso pubblico della storia sotto forma di propaganda o mitopoiesi: nessuna delle due ha un intento informativo/formativo, bensì prevalentemente manipolatorio. </em></h3>



<h4 class="wp-block-heading">È un problema enorme del nostro tempo. In Sardegna, come in tutti i casi di subalternità culturale e di rapporti asimmetrici tra territori e comunità umane, è uno dei nodi più intricati della nostra contemporaneità.</h4>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Avevo appena finito di guardare un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=6OAw_cDfsfg" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >video di Alessandro Barbero</a>, estratto dalla sua partecipazione a una conferenza in Sardegna la scorsa primavera, quando mi sono imbattuto nel <a href="https://www.youtube.com/watch?v=cZEbF0z7Si4" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >video di promozione turistica</a> rilasciato dalla Regione Sardegna. Inevitabile metterli in connessione e trarne qualche ragionamento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il montaggio relativo all&#8217;intervento di Barbero a Sanluri è rilevante su due livelli. Il primo è quello diretto e contenutistico: ciò che dice Barbero. Il secondo riguarda invece i commenti in calce al video. YouTube è anche un social medium e come tale alimenta un commentario variegato e spesso senza filtri, il cui studio può essere utile, a certi scopi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Pur nel suo carattere quasi colloquiale, Barbero in questi interventi, in cui risponde evidentemente a sollecitazioni del pubblico presente, dimostra un&#8217;onestà intellettuale non comune, oltre alla solita abilità espositiva.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non comune, soprattutto per la semplicità con cui affronta temi e problemi che invece in Sardegna sono spesso &#8211; o appaiono &#8211; ostacoli insormontabili e fonti di continue diatribe. Parla della Sardegna come di un &#8220;paese&#8221; dalla storia peculiare, molto stratificata e ricca di fatti e di lasciti materiali. Dichiara che la storia di un luogo &#8211; e in questo caso dell&#8217;isola &#8211; possa essere studiata compiutamente e dunque anche ricostruita e raccontata solo da chi quel luogo lo conosca bene, nei suoi aspetti geografici, nelle sue espressioni culturali, nei suoi caratteri intimi. Fa una disamina sulla natura delle identità collettive, tracciando coordinate di base per definire concetti come quello di nazione o di lingua (contrapposta a dialetto). Fa affermazioni che suonano contro-intuitive per molte persone, in Sardegna (specie del ceto medio istruito), smontando con semplicità luoghi comuni e complessi di inferiorità radicati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo fa Barbero, in questa circostanza, attingendo a nozioni e concetti collaudati, per nulla scandalosi, nel mondo delle scienze umane; eppure sono contenuti tutt&#8217;altro che inediti, nel ristretto  dibattito culturale sardo. Fanno però fatica ad emergere nel dibattito pubblico mainstream, quasi sempre relegati a nicchie di interesse marginali o etichettati come posizioni radicali e/o ideologizzate.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è una notevole dissonanza tra l&#8217;accoglienza riservata al discorso di Barbero e l&#8217;accoglienza che un analogo discorso, fatto da studiosi e studiose sardə in Sardegna, di norma riceverebbe. Ciò evidenzia due ordini di problemi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il primo è relativo al pessimo stato della divulgazione storica in Sardegna, a sua volta *conseguenza* di <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/2020/la-storia-fuori-di-se-uso-pubblico-della-storia-e-public-history-in-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >problemi più complessi che ne stanno a monte</a> e al contempo *causa* della scarsissima e quasi sempre pessima conoscenza storica diffusa tra la cittadinanza. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Barbero sembra involontariamente mettere un dito nella piaga, quando nota con estrema naturalezza anche cose banali, ma stupefacenti, per orecchie poco abituate. E solleva il problema della scarsissima valorizzazione culturale che accompagna la carenza di consapevolezza storica di cui soffriamo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È una questione che produce conseguenze ad ampio spettro, pressoché tutte negative.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È il doloroso problema della nostra patetica e patologica subalternità. Per un&#8217;amministrazione locale, per un&#8217;associazione culturale, per lo stesso pubblico sardo risulta estremamente attraente la parola dell&#8217;estraneo famoso, possibilmente portatore di fama televisiva, che parla di noi. Qualsiasi cosa dica. È un complesso di inferiorità chiarissimo ed anche il segnale di un&#8217;ignoranza istituzionale (in senso lato) diffusa e profonda su cosa si muove in Sardegna nei vari ambiti culturali. Qualsiasi cosa o persona arrivi da fuori, e soprattutto dall&#8217;Italia (possibilmente del Nord o al massimo da Roma), è sicuramente più importante e più vera di qualsiasi cosa abbiamo nell&#8217;isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le nostre amministrazioni pubbliche e il nostro associazionismo soffrono molto di questo provincialismo auto-colonizzato. Il problema è che sono loro a gestire (anche in termini di disponibilità economiche) molta parte delle attività culturali, in Sardegna. Il mondo della comunicazione di massa in questo non aiuta. Le pagine culturali dei giornali sono sempre più povere e più conformiste e gli spazi di informazione e di dibattito limitati. Prevale l&#8217;uso, spesso molto dilettantesco, dei social media, con esiti non di rado grotteschi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La faccenda dei commenti in calce al video è un corollario e anche una specie di esperimento dal vivo di quanto detto fin qui. Mostro giusto qualche esempio:</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/09/immagine-700x419.png" alt="" class="wp-image-5126" width="725" height="445"/></figure>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La supponenza di tante persone italiane, quando si tratta di Sardegna, è fenomeno acclarato. Persino quando è benevola assume un tono paternalistico che tradisce la natura dello sguardo da cui deriva. Le risposte di tante persone sarde sono o grate/partecipi (perché si viene gratificati di una conferma esterna, dunque autorevole, dei propri pregiudizi su noi stessi) o piccate/polemiche (con tanto di argomentazioni basate su mitologie &#8220;di reazione&#8221; spesso megalomani, oppure vittimistiche).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutti i casi, il fondamento stesso di queste dispute è una crassa ignoranza storica, su cui i pregiudizi e gli stereotipi, da entrambe le parti, si innestano con facilità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Notevole anche la facilità con cui scoppia il conflitto quando si passa a parlare di lingua.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/09/immagine-1-700x225.png" alt="" class="wp-image-5128" width="729" height="245"/></figure>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un esempio limitato di una discussione molto più lunga e accesa (come si può constatare accedendo direttamente ai commenti). Inevitabile che il tema linguistico susciti tanta partecipazione. È un nervo scoperto sia in ambito italiano (il nazionalismo banale italiano si serve molto del discorso linguistico), sia in ambito sardo (non c&#8217;è bisogno di spiegare perché). Del resto, come diceva già Gramsci, il discorso sulla lingua è sempre un discorso politico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche in questo caso, agli svarioni di parte italiana, o alle vere e proprie nefandezze quasi razziste (e a volte anche senza il quasi), spesso da parte sarda si risponde con molta ostilità ma con argomentazioni debolissime. In qualche caso addirittura si fa a gara per confermare, anziché confutare, i pregiudizi dell&#8217;osservatore estraneo. Anche qui, l&#8217;ignoranza diffusa, condita di stereotipi e false conoscenze entrate nel senso comune, fa molti danni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È singolare che anche persone a detta loro interessate ai temi storici o alla questione linguistica mostrino di non avere la minima idea di quanto pubblicato, discusso e acquisito negli ultimi vent&#8217;anni. Nessuna menzione, tanto per dire, della <a href="https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_4_20070510134456.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >ricerca socio-linguistica</a> pubblicata dalla Regione nel 2007, pure liberamente accessibile sui siti istituzionali. Benché meritevole di aggiornamento, dovrebbe essere la base di partenza minima per qualsiasi discussione in materia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ignoranza sulle questioni storiche e linguistiche è una spia di un&#8217;ignoranza diffusa su tutto, in Sardegna. Per certi versi, anzi, tale ignoranza fonda tutte le altre. Persino le lenti con cui leggiamo la cronaca spicciola sono deformate da tale carenza basilare. Di fatto, la stragrande maggioranza della popolazione sarda non capisce quasi nulla di quello che succede, tanto più quanto più ha maturato filtri culturali e armamentario concettuale tramite gli studi e la frequentazione dei media italiani.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In una condizione come questa non può stupire se la massima istituzione politica sarda, la Regione, si senta legittimata a partorire prodotti comunicativi di pessimo gusto e dai contenuti aberranti. Non è una novità. Già con la giunta &#8220;dei professori&#8221;, nella scorsa legislatura, alla vanagloria e alla presunzione che ne guidavano l&#8217;azione si accompagnavano esiti a dir poco deludenti, se non deleteri. Basti pensare alla solita promozione turistica a base di cartoline molto scenografiche ma pochissimo aderenti alla realtà sarda contemporanea. Cartoline in cui perlopiù a mancare era la gente, era la vita delle nostre comunità, le relazioni, la creatività materiale e culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La giunta Solinas purtroppo sta facendo rimpiangere chi l&#8217;ha preceduta. Non era facile, ma ci sta riuscendo. Il video promozionale linkato più sopra (e solo io so quanto mi costa dargli ulteriore visibilità) è solo l&#8217;ennesimo esempio di una cialtroneria sistemica, ben spalmata in tutti i gangli vitali dell&#8217;amministrazione regionale, specialmente ai suoi vertici (leggi assessorati). Così, mentre il presidente della Regione Automa (non è un refuso) Sardegna va a fare omaggio ai suoi boss padani (mi sanguinano i polpastrelli al solo scriverlo), dagli uffici di Cagliari esce in pompa magna questa colossale montagna di escrementi. (Ed è un giudizio sobrio e misurato, rispetto a quello che mi è passato per la testa quando mi sono costretto a guardarlo.) </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Agli stereotipi grossolani e ai deragliamenti contenutistici che infarciscono il montaggio si somma, amplificandone l&#8217;effetto grottesco, quasi comico, la pretenziosità della confezione. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E sì che di esempi virtuosi di promozione territoriale ce ne sarebbero parecchi, anche solo facendo un rapido giro su internet. In Italia molte realtà locali sono ben attrezzate in questo senso. Si poteva non dico copiare, ma almeno prendere spunto. Invece noi dobbiamo fare per forza i gradassi. E cadere nel ridicolo da altezze vertiginose.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non ho voglia di fare un&#8217;analisi puntuale di tutte le corbellerie presenti nel video. Mi limito a trarne la considerazione, a conferma di quanto detto più sopra, di quanto l&#8217;ignoranza diffusa, specie tra la nostra classe politica e amministrativa, produca disastri. Disastri che inevitabilmente si riverberano, con un effetto moltiplicatore devastante, sul senso comune della cittadinanza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi chiedo se esista un contraltare a tutto questo schifo. Mi chiedo che ruolo abbiano di fatto le nostre istituzioni culturali, dato che non riescono ad avere mai voce in capitolo, se non in episodiche prese di posizione personali sui social. Dei mass media ho già parlato e non ci torno su. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se mettiamo in connessione questa desolazione culturale con il livello politico (siamo sotto elezioni, come tuttə sanno) e con i problemi che affliggono la Sardegna, è spontaneo giungere alla conclusione che siamo in guai grossi. Su tutti i fronti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ignoranza, la noncuranza politica e la cialtronaggine istituzionale sono un costo sociale e politico, sempre più gravoso. Non ce lo possiamo permettere. Stiamo già pagando il conto, ma non è detto che potremo farlo ancora a lungo o che potremo contare sulla comprensione altrui o sulla benevolenza della sorte. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non c&#8217;entrano nulla il preteso analfabetismo funzionale delle masse o chissà quali tare congenite nella nostra esotica etnia. Di questo dobbiamo essere coscienti. La responsabilità grava soprattutto sul ceto intellettuale e sulla politica. Non si sfugge. Se in quegli ambiti, specie nelle istituzioni, ci sono ancora forze sane e oneste, sarà meglio che si palesino e che si assumano delle responsabilità una volta per tutte.</p>
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		<title>Se tocchi il sardo muori, e muore anche il sardo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2022 12:22:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un&#8217;azienda di gelati usa il sardo per un suo prodotto, ne nasce un disordinato dibattito sui social, per lo più senza capo né coda. Il sardo divide: è materiale tossico? O siamo noi che non abbiamo ancora imparato a fare i conti, in modo sano e sereno, con noi stessi? Il sardo viene usato da...</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-700x700.jpg" alt="" class="wp-image-5031" width="457" height="457" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-700x700.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-480x480.jpg 480w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-240x240.jpg 240w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-640x640.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1.jpg 720w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></figure>
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<h4 class="wp-block-heading">Un&#8217;azienda di gelati usa il sardo per un suo prodotto, ne nasce un disordinato dibattito sui social, per lo più senza capo né coda. Il sardo divide: è materiale tossico? O siamo noi che non abbiamo ancora imparato a fare i conti, in modo sano e sereno, con noi stessi?</h4>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il sardo viene usato da anni nella pubblicità. Anche, se non soprattutto, da aziende non sarde. Al contempo, molte realtà economiche sarde stanno recuperando l&#8217;uso della lingua nella propria comunicazione. È un fenomeno recente, su scala storica, che inverte la dinamica degli ultimi due secoli. Da lingua maggioritaria, diffusa, universalmente usata a vario livello e in tutti i registri, il sardo è stato relegato progressivamente alla sua attuale condizione di dilalia. Il passo successivo è l&#8217;estinzione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Forse, per certi versi, sarebbe meglio. Il recupero del sardo come lingua morta lascerebbe campo libero a una sua ricollocazione sociale e teorica, nonché alla sua standardizzazione. L&#8217;attuale condizione di lingua moribonda, ma non ancora morta, lo rende un oggetto difficile da maneggiare. Naturalmente, questo è un discorso paradossale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema è che la stessa riscoperta della questione linguistica sarda, negli ultimi cinquant&#8217;anni, ha assunto connotati che la rendono sterile o addirittura controproducente. L&#8217;enfasi identitaria, l&#8217;averne fatto un feticcio ideologico anziché un problema di diritti e di democrazia, uno strumento di conflitto anziché un terreno di auto-riconoscimento collettivo e di conciliazione, sono tutti errori che stiamo pagando a caro prezzo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le polemiche si scatenano spesso da un nonnulla e trascendono facilmente, a causa dei meccanismi indotti dal funzionamento dei social (ma soprattutto da Facebook). Per altro, riguardano aspetti secondari o falsi problemi, che però si ricoprono immediatamente di strati e strati di livore, competizione tra ego, scempiaggini spacciate per verità storiche o scientifiche, e così via.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel caso in questione, pare che il detonatore sia stato l&#8217;uso della locuzione &#8220;s&#8217;oru&#8221;. S&#8217;oru inteso come l&#8217;oro. È la resa grafica della pronuncia meridionale della parola &#8220;oro&#8221;, che resta così anche in sardo, ma con pronunce diverse a seconda della zona. Il fatto è che &#8220;s&#8217;oru&#8221;, in sardo, vuol dire anche (e, in molta parte della Sardegna, soltanto) &#8220;il bordo&#8221;, &#8220;l&#8217;orlo&#8221;, ecc. Nello scritto scompaiono le sfumature fonetiche, la pronuncia. Una &#8220;o&#8221; aperta si scrive comunemente come una &#8220;o&#8221; chiusa. Ma questo è solo un lato della faccenda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Scatenare un&#8217;aspra diatriba per questa cosa, con tanto di scomuniche incrociate tra Capo di Sopra e Capo di Sotto, tra fautori della standardizzazione e fautori dell&#8217;intoccabilità delle &#8220;varianti&#8221;, tra adepti della LSC e seguaci di Is Arrègulas, mi pare sconcertante. Sarebbe anche ridicolo, se in realtà la faccenda non fosse così importante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci sono problemi di fondo che non si possono ignorare né eludere, se davvero si vuole trovare una via condivisa per restituire legittimità e piena libertà d&#8217;uso alla lingua sarda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il sardo soffre storicamente della sua mancata istituzionalizzazione. In epoca spagnola questo fatto &#8211; dovuto alla sconfitta del giudicato d&#8217;Arborea nella lunga guerra contro la corona d&#8217;Aragona &#8211; non aveva assunto una rilevanza ancora decisiva, perché non aveva compromesso l&#8217;uso diffuso e la trasmissione tra generazioni della lingua. Aveva però causato il processo di dialettizzazione e parcellizzazione localistica del sardo. Esiti che, in epoca contemporanea, complici l&#8217;imposizione dell&#8217;italiano ad opera dell&#8217;amministrazione sabauda e poi l&#8217;unificazione statuale italiana, hanno assunto un carattere determinante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La mancanza di un uso istituzionale, liturgico (fattore importantissimo e sempre sottovalutato), scolastico e mediatico ha privato il sardo della legittimazione e delle strutture materiali e immateriali di cui invece dispongono tutte le lingue ufficiali. Finché il suo uso è stato diffuso e maggioritario a livello popolare, il sardo ha resistito. Lo stigma negativo addossatogli nel corso dell&#8217;Ottocento, e poi ancora sotto il fascismo e, in forma più organizzata e sistematica, in età repubblicana e autonomista (con la scolarizzazione di massa e la &#8220;modernizzazione passiva&#8221; subita dall&#8217;isola), ne ha costantemente eroso la trasmissione intergenerazionale e gli ambiti d&#8217;impiego.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La mancata ufficializzazione e l&#8217;assenza di scolarizzazione e alfabetizzazione in sardo, inoltre, hanno indebolito la lingua anche in chi la usa comunemente, come L1. Hanno inoltre favorito la perdita di confidenza con le parlate diverse dalla propria e impedito che si formasse l&#8217;esigenza diffusa e spontanea di uno standard sovralocale pansardo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il guaio è che la popolazione sarda non si percepisce come <a href="http://wwwdata.unibg.it/dati/corsi/28041/87341-Nazioni,%20Nazionalismi,%20Comunit%C3%A0%20immaginate_def.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >&#8220;comunità immaginata&#8221;</a>, dunque bastante a se stessa. Quando Gramsci parlava di &#8220;nazione mancata&#8221;, si riferiva proprio al fatto che in Sardegna non si sia mai compiuto il processo di <em>nation building</em>, come invece accaduto altrove, nel corso dell&#8217;Ottocento. La questione linguistica è strettamente legata a questo andamento contrastato. Oggi non esisterebbe l&#8217;italiano, così come lo conosciamo, se non si fosse compiuta l&#8217;unificazione italiana, al contrario di quanto sostengono i nazionalisti (anche sardi), per i quali la nazione, con la sua lingua, le sue usanze e il suo legame di sangue, è una realtà sostanzialmente permanente e di lunghissima durata, a volte sempiterna. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le persone sarde si concepiscono come sarde, a volte in termini esclusivi, a volte in termini parziali e concorrenti con l&#8217;appartenenza italiana, ma questo senso di identità collettiva non è mai del tutto autosufficiente e non supera per forza attrattiva le altre appartenenze: quella del circuito parentale/amicale, quella del proprio villaggio o della propria città, quella del proprio gruppo sociale, a volte nemmeno quella del tifo sportivo. In molti luoghi dell&#8217;isola &#8211; faccio l&#8217;esempio della mia città, Nuoro &#8211; l&#8217;identificazione preponderante è con il proprio vicinato/gruppo e con la città, mentre è debolissima l&#8217;identificazione con tutto il resto della Sardegna. Prevale di gran lunga l&#8217;identificazione con l&#8217;Italia, sia pure vista dalla posizione di provincia &#8220;speciale&#8221;, &#8220;specifica&#8221;, bisognosa di riscatto, magari persino orgogliosa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dentro questo complesso processo di identificazione è molto difficile che trovi accoglienza un discorso sulla lingua che non risenta dei particolarismi e di argomentazioni fallaci. A Nuoro la lingua sarda è solo la propria parlata locale. Non è percepita come necessaria la standardizzazione del sardo e la possibilità di usarlo universalmente come lingua di grande comunicazione, nei mass media, nei libri, nella comunicazione commerciale e via dicendo. Eppure difficilmente troverai a Nuoro una persona nativa del posto che non si dichiari prima di tutto sarda. E Nuoro è solo uno dei tanti esempi possibili. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sardità è una qualifica astratta e astorica, sentimentale, ma senza referenti concreti, mentre l&#8217;italianità, veicolata &#8211; a tratti ferocemente &#8211; tramite le istituzioni, la scuola, i mass media, la stessa odonomastica, è percepita come una condizione ordinaria, ovvia. Ancorare la sardità &#8211; qualsiasi cosa sia &#8211; alla lingua sarda, come pure fanno molti commentatori e persino alcuni studiosi, non solo è sbagliato in termini politici o teorici, ma prima di tutto è inutile o dannoso sul piano pragmatico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Senza immaginarci come comunità storica a sé stante non riusciremo a fare della lingua sarda un medium maturo, riconosciuto e percepito come necessario. Non è del tutto vero il contrario. Ossia, anche un uso massivo e diffuso del sardo non basterebbe a ridefinire il nostro senso di appartenenza. Forse aiuterebbe, a patto però di non generare nuove divisioni. Per esempio con le comunità sarde, le famiglie e le singole persone non sardo-glotte. Che esistono e di cui è indispensabile tenere conto e anzi coinvolgerle nel processo di definizione della questione linguistica odierna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La diffusa ignoranza storica ha il suo peso, in tutto questo. La marginalizzazione della Sardegna nel discorso pubblico, persino in quello istituzionale sardo, ne ha altrettanto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questo secondo piano, pensiamo a cosa significhi, a livello di immaginario collettivo e di senso comune, la battaglia politica a favore dell&#8217;insularità in costituzione. Che, per di più,  in questi giorni si sovrappone, del tutto impropriamente, con gli indirizzi dell&#8217;UE a favore delle isole. La costante affermazione della subalternità e della perifericità della Sardegna (perché la battaglia per l&#8217;insularità questo è) è un fattore decisivo della nostra politica podataria. Nel proprio interesse, naturalmente. La questione linguistica, in tale contesto, che fine fa? Diventa un espediente retorico, da tirare fuori all&#8217;occorrenza per fare discorsi fumosi o per darsi un tono. Diventa orpello flokloristico. Diventa oggetto di umorismo auto-denigratorio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Naturalmente esiste un eterogeneo movimento d&#8217;opinione favorevole alla lingua sarda, che ha ottenuto qualche saltuaria, risicata e sempre precaria vittoria. Ma esso stesso è indebolito dalle linee di frattura e dalle fragilità strutturali della nostra collettività. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che un&#8217;azienda italiana o comunque straniera decida di usare il sardo per la sua reclame nell&#8217;isola dovrebbe essere salutato come un fatto positivo. Segnala una vitalità della lingua che altrimenti è difficilmente percepibile, per chi non se ne interessi attivamente. Se diventa motivo di dissidio significa che il problema è più profondo e non basteranno mille litigi su Facebook per venire a capo di alcunché.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non possiamo attenderci soluzioni politiche, perché le istituzioni politiche sarde sono espressione e veicolo di subalternità e dipendenza, un po&#8217; per propria natura ma soprattutto per il tipo di selezione del personale che le occupa da parte dei vari centri di potere attivi nell&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Potrebbe essere il meccanismo del consumo e della mercificazione a imporci, a proprio uso e vantaggio, una qualche forma di normalizzazione e standardizzazione del sardo. Non sarebbe così sorprendente. Ma si tratterebbe di un esito deleterio, che sancirebbe una volta di più la nostra subalternità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;unica strada democratica ed emancipativa è trarre insegnamento delle conquiste ottenute e lavorare dal basso, facendo convergere sempre di più l&#8217;uso scritto su regole grafiche condivise, a partire dalle sperimentazioni già in atto (di cui la LSC, spiace per i suoi denigratori, è un esempio di moderato successo), ampliando l&#8217;uso normale e naturale del sardo in tutti i contesti, allargando la sua sfera d&#8217;uso sui media e nella comunicazione commerciale. Più difficile agire nell&#8217;ambito letterario ed editoriale, data la mancata alfabetizzazione in sardo. È un ambito che seguirà gli altri, in caso di esiti favorevoli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Soprattutto è tempo di abbandonare le polemiche e le divisioni ottuse basate su personalismi, campanilismi e particolarismi, che tradiscono sempre la nostra immatura identificazione collettiva come un&#8217;unica comunità umana (e poco importano la nascita nell&#8217;isola o le origini sarde). Ed è tempo di abbandonare Facebook come medium privilegiato di dibattito. Anche sul tema linguistico (e forse <em>a maggior ragione</em> in tema linguistico) va ripristinata una sana alleanza dei corpi e vanno ricreate tante e diverse possibilità di incontro e di confronto in presenza. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come del resto sta già succedendo, a dispetto dell&#8217;incuria e/o dell&#8217;ostilità politica (soprattutto da parte della &#8220;cultura di sinistra&#8221; all&#8217;italiana, borghese, anti-popolare e conservatrice, che affligge la maggior parte delle attività culturali isolane). Qualcosa si muove, insomma. Vedremo se le nuove generazioni, anche su questo terreno, sapranno essere più generose e lungimiranti di chi le ha precedute.</p>
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