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	Commenti a: Il declino dell&#8217;Europa nella transizione storica in corso	</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Mon, 23 Dec 2024 09:01:46 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Omar Onnis		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 09:12:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2024/11/19/il-declino-delleuropa-nella-transizione-storica-in-corso/#comment-1899&quot;&gt;Mario Pudhu&lt;/a&gt;.

Commento interessante, al netto del solito vezzo di delegittimare gli argomenti altrui attribuendoli a &quot;cortocircuiti intellettuali&quot; ed altre entità immaginarie. Non ce n&#039;è bisogno. Basta dichiarare di essere di un&#039;altra opinione e argomentarla di conseguenza. 
Lezioncina (non richiesta) finita.
Mi pare che nel suo commento ci siano dei salti logici evidenti. Dire che quelle terre (ossia, la vicina Asia mediterranea, tra Siria, Libano, Palestina, grosso modo) fossero state precedentemente &quot;cristiane&quot;, parte della civiltà greco-romana e successivamente sottomesse all&#039;islam, dimostra quanto siano deboli i discorsi geopolitici. La storia è varia e dinamica, le sovrapposizioni e i meticciamenti costanti. Dagli studi di Pirenne in poi è rimasta piuttosto forte la concezione della conquista araba come una cesura epocale tra le più rilevanti della storia mediterranea ed europea. Non ho nulla in contrario, a patto di non trarne indicazioni ulteriori, di tipo politico, magari applicate al nostro tempo. 
Ricordiamo che nell&#039;islam esistette da sempre e a lungo, fin sotto l&#039;impero ottomano, una larga tolleranza verso ebrei e cristiani. Viceversa, l&#039;Europa cristiana fu sempre estremamente sospettosa verso le comunità israelite e del tutto ostile verso quelle islamiche. Mentre nei possedimenti prima dell&#039;impero arabo poi di quello turco sono sempre esistite chiese e sinagoghe, nell&#039;Europa cristiana non è mai stata tollerata l&#039;esistenza di una moschea (e furono rapidamente ri-cristianizzate quelle spagnole, dopo la &lt;em&gt;reconquista&lt;/em&gt;) e le comunità ebraiche dovettero sempre stare sul chi vive, tra un pogrom e l&#039;altro. L&#039;imperialismo, come dico nel post che stiamo commentando, non è un male solo europeo, certamente. Ma dall&#039;età moderna in poi l&#039;Europa si è data da sola il ruolo di dominatrice legittima del mondo.
In proposito, gli studi e le ricostruzioni storiche abbondano. Non starò qui a farne un elenco (che sarebbe comunque parziale). Indico però almeno due testi, non propriamente storiografici, che possono tornare utili per approfondire i temi di cui ho accennato qui: &lt;em&gt;Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni&lt;/em&gt;, di Jared Diamond (pubblicato in Italia da Einaudi, testo per altro notissimo) e &lt;em&gt;L&#039;alba di tutto. Una nuova storia dell&#039;umanità&lt;/em&gt;, di David Graeber e David Wengrow (Rizzoli). Diciamo che in questi due testi ci sono parecchie risposte ai suoi dubbi e alle sue obiezioni. Compresa quella relativa alla superiorità tecnologica europea, alle sue cause e alle modalità con cui le élite europee l&#039;hanno sfruttata.

In ogni caso, ragionando sul nostro tempo, vorrei capire se dobbiamo ancora e sempre ragionare in termini di scontro di civiltà, di contrapposizioni geopolitiche, di inevitabilità della guerra, ecc. o se invece è lecito proporre una visione diversa, non necessariamente conflittuale (partendo però proprio dall&#039;accettazione del conflitto, compreso quello interno alle cosiddette nazioni, non dalla sua rimozione), non necessariamente basata sui meri rapporti di forza. 

La stessa democrazia esiste solo in quanto ammetta la diversità, la complessità e il conflitto che ne può derivare. La democrazia è regolazione del conflitto col rispetto per tutte le parti in causa, pure quelle minoritarie o soccombenti, ed è fatta non solo di voto a scadenza quinquennale o quel che è, ma prima di tutto di diritti, eguaglianza, inclusione, dinamismo sociale. Definirsi democratici e negare tutto questo è una contraddizione. Eppure sta succedendo. Anche nei civilissimi paesi di cultura europea, democratica e liberale. Per altro, è già successo in passato ed è stato un disastro.

C&#039;è un grosso problema di declino e di mancanza di prospettive, nell&#039;Europa di oggi, che non sarà risolto enfatizzando presunte e pretese superiorità morali o continuando a cercare nemici esterni e diversivi. Le guerre di questi anni dimostrano che l&#039;Europa, così com&#039;è, sta soccombendo a logiche miopi e a dinamiche storiche che le sue élite non sono più in grado di controllare e nemmeno di influenzare più di tanto. Direi che ce n&#039;è abbastanza per provare a fare uno sforzo di riflessione che superi gli schematismi ereditati dal passato - sempre piuttosto auto-indulgenti - senza comunque buttare a mare il bambino con l&#039;acqua sporca. Nessuno ci impone di rinunciare al buono prodotto dalla civiltà europea nei secoli. Questo è uno dei nuclei tematici del mio post. Non dobbiamo rinunciarci nemmeno in nome della lotta contro le storture della stessa civiltà europea (a guida USA), o nel conflitto (auspicato? preparato?) contro altri popoli ed entità politiche. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2024/11/19/il-declino-delleuropa-nella-transizione-storica-in-corso/#comment-1899">Mario Pudhu</a>.</p>
<p>Commento interessante, al netto del solito vezzo di delegittimare gli argomenti altrui attribuendoli a &#8220;cortocircuiti intellettuali&#8221; ed altre entità immaginarie. Non ce n&#8217;è bisogno. Basta dichiarare di essere di un&#8217;altra opinione e argomentarla di conseguenza.<br />
Lezioncina (non richiesta) finita.<br />
Mi pare che nel suo commento ci siano dei salti logici evidenti. Dire che quelle terre (ossia, la vicina Asia mediterranea, tra Siria, Libano, Palestina, grosso modo) fossero state precedentemente &#8220;cristiane&#8221;, parte della civiltà greco-romana e successivamente sottomesse all&#8217;islam, dimostra quanto siano deboli i discorsi geopolitici. La storia è varia e dinamica, le sovrapposizioni e i meticciamenti costanti. Dagli studi di Pirenne in poi è rimasta piuttosto forte la concezione della conquista araba come una cesura epocale tra le più rilevanti della storia mediterranea ed europea. Non ho nulla in contrario, a patto di non trarne indicazioni ulteriori, di tipo politico, magari applicate al nostro tempo.<br />
Ricordiamo che nell&#8217;islam esistette da sempre e a lungo, fin sotto l&#8217;impero ottomano, una larga tolleranza verso ebrei e cristiani. Viceversa, l&#8217;Europa cristiana fu sempre estremamente sospettosa verso le comunità israelite e del tutto ostile verso quelle islamiche. Mentre nei possedimenti prima dell&#8217;impero arabo poi di quello turco sono sempre esistite chiese e sinagoghe, nell&#8217;Europa cristiana non è mai stata tollerata l&#8217;esistenza di una moschea (e furono rapidamente ri-cristianizzate quelle spagnole, dopo la <em>reconquista</em>) e le comunità ebraiche dovettero sempre stare sul chi vive, tra un pogrom e l&#8217;altro. L&#8217;imperialismo, come dico nel post che stiamo commentando, non è un male solo europeo, certamente. Ma dall&#8217;età moderna in poi l&#8217;Europa si è data da sola il ruolo di dominatrice legittima del mondo.<br />
In proposito, gli studi e le ricostruzioni storiche abbondano. Non starò qui a farne un elenco (che sarebbe comunque parziale). Indico però almeno due testi, non propriamente storiografici, che possono tornare utili per approfondire i temi di cui ho accennato qui: <em>Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni</em>, di Jared Diamond (pubblicato in Italia da Einaudi, testo per altro notissimo) e <em>L&#8217;alba di tutto. Una nuova storia dell&#8217;umanità</em>, di David Graeber e David Wengrow (Rizzoli). Diciamo che in questi due testi ci sono parecchie risposte ai suoi dubbi e alle sue obiezioni. Compresa quella relativa alla superiorità tecnologica europea, alle sue cause e alle modalità con cui le élite europee l&#8217;hanno sfruttata.</p>
<p>In ogni caso, ragionando sul nostro tempo, vorrei capire se dobbiamo ancora e sempre ragionare in termini di scontro di civiltà, di contrapposizioni geopolitiche, di inevitabilità della guerra, ecc. o se invece è lecito proporre una visione diversa, non necessariamente conflittuale (partendo però proprio dall&#8217;accettazione del conflitto, compreso quello interno alle cosiddette nazioni, non dalla sua rimozione), non necessariamente basata sui meri rapporti di forza. </p>
<p>La stessa democrazia esiste solo in quanto ammetta la diversità, la complessità e il conflitto che ne può derivare. La democrazia è regolazione del conflitto col rispetto per tutte le parti in causa, pure quelle minoritarie o soccombenti, ed è fatta non solo di voto a scadenza quinquennale o quel che è, ma prima di tutto di diritti, eguaglianza, inclusione, dinamismo sociale. Definirsi democratici e negare tutto questo è una contraddizione. Eppure sta succedendo. Anche nei civilissimi paesi di cultura europea, democratica e liberale. Per altro, è già successo in passato ed è stato un disastro.</p>
<p>C&#8217;è un grosso problema di declino e di mancanza di prospettive, nell&#8217;Europa di oggi, che non sarà risolto enfatizzando presunte e pretese superiorità morali o continuando a cercare nemici esterni e diversivi. Le guerre di questi anni dimostrano che l&#8217;Europa, così com&#8217;è, sta soccombendo a logiche miopi e a dinamiche storiche che le sue élite non sono più in grado di controllare e nemmeno di influenzare più di tanto. Direi che ce n&#8217;è abbastanza per provare a fare uno sforzo di riflessione che superi gli schematismi ereditati dal passato &#8211; sempre piuttosto auto-indulgenti &#8211; senza comunque buttare a mare il bambino con l&#8217;acqua sporca. Nessuno ci impone di rinunciare al buono prodotto dalla civiltà europea nei secoli. Questo è uno dei nuclei tematici del mio post. Non dobbiamo rinunciarci nemmeno in nome della lotta contro le storture della stessa civiltà europea (a guida USA), o nel conflitto (auspicato? preparato?) contro altri popoli ed entità politiche. </p>
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		Di: Mario Pudhu		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2024/11/19/il-declino-delleuropa-nella-transizione-storica-in-corso/#comment-1899</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mario Pudhu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Nov 2024 14:42:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;La forza egemonica delle classi ricche europee si è fondata sulla supremazia tecnologica e militare e sulla (falsa) buona coscienza delle proprie intenzioni. Fin dalle crociate gli europei hanno dato per scontato di avere il diritto di conquistare terre altrui e asservirle ai propri interessi e alla propria civilizzazione.&quot;

Mi fermo un attimo a riflettere su questo punto che, a parer mio, dimostra i cortocircuiti intellettuali che, come nella parabola della trave nell&#039;occhio, sono attribuiti ad altri, mai a se stessi.

Le crociate erano una conquista di terre altrui, ma altrui di chi? Fino a 100 o 200 anni prima delle crociate quelle terre erano terre cristiane e nell&#039;orbita dell&#039;impero romano e il suo erede legittimo  e riconosciuto, l&#039;impero  Bizantino. Il cristianesimo in Egitto si era evoluto in forme originali. Senza andare lontano, se uno frequentasse il museo archeologico di Cagliari con attenzione, potrebbe riconoscere quanto Cagliari e la Sardegna fosse nel mezzo di un mondo dove il Nord Africa, il Medio Oriente, la Sardegna, Roma, l&#039;Italia, e la Grecia avevano un sostrato culturale comune e riconosciuto. Nonostante le differenze, un sardo in Nord Africa, o un Greco a Cagliari, non si sarebbero sentiti tanto di essere in terre &quot;altrui&quot;. 
La conquista araba fu una cesura traumatica in questo mondo e diede il via ad un processo che rese quelle terre davvero terre &quot;altrui&quot;. La nozione di un mondo occidentale contro quello orientale nasce allora da questa cesura. 
Quindi, riflettendo, gli Arabi avevano il diritto di conquistare quelle terre che per quasi un millennio erano state romane e bizantine, ma gli Europei dopo 100 o 200 anni non ne avevano diritto perché erano diventate  terre &quot;altrui&quot;. Mannaggia al cortocircuito!

Ora che ci sono, un&#039;altra riflessione: ma da dove veniva la superiorità tecnologica dell&#039;Europa? Un argomento interessante, non crede? Veniva dal caso, dal clima, dalla geografia? Alcuni dicono che venisse dal tipo di istituzioni che esistevano in Europa. A proposito di crociate,la Repubblica di Venezia che era parte interessata, aveva un sistema chiamato &quot;commenda&quot; che permetteva a un commerciante con liquidità  di finanziare commercianti senza risorse finanziarie ma che accettavano di correre i rischi di viaggi commerciali in Oriente: se l&#039;impresa andava a buon fine, i due commercianti si dividevano i profitti in parti uguali. Quindi questo sistema apriva le porte del commercio  e della ricchezza a individui senza patrimoni ereditati o privilegi. Forse per questo la Repubblica di Venezia era anche all’avanguardia  nella scienza e tecnologia, specie quella applicata alle imprese marinare.
 A dire il vero, il mondo Arabo al tempo delle crociate aveva anch&#039;esso istituzioni di questo tipo, e la stessa rivoluzione religiosa aveva aperto le porte a molti individui che sistemi statici di privilegi avevano negato per secoli. Accadde che il mondo Arabo nel tempo perse quei sistemi per cristallizzarsi e chiudersi: le recenti rivoluzioni arabe erano fomentate da giovani e classi istruite per reclamare maggiore apertura e opportunità. Quell&#039;apertura e quel dinamismo che, invece, era continuato in molti paesi Europei. 
Cordiali saluti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La forza egemonica delle classi ricche europee si è fondata sulla supremazia tecnologica e militare e sulla (falsa) buona coscienza delle proprie intenzioni. Fin dalle crociate gli europei hanno dato per scontato di avere il diritto di conquistare terre altrui e asservirle ai propri interessi e alla propria civilizzazione.&#8221;</p>
<p>Mi fermo un attimo a riflettere su questo punto che, a parer mio, dimostra i cortocircuiti intellettuali che, come nella parabola della trave nell&#8217;occhio, sono attribuiti ad altri, mai a se stessi.</p>
<p>Le crociate erano una conquista di terre altrui, ma altrui di chi? Fino a 100 o 200 anni prima delle crociate quelle terre erano terre cristiane e nell&#8217;orbita dell&#8217;impero romano e il suo erede legittimo  e riconosciuto, l&#8217;impero  Bizantino. Il cristianesimo in Egitto si era evoluto in forme originali. Senza andare lontano, se uno frequentasse il museo archeologico di Cagliari con attenzione, potrebbe riconoscere quanto Cagliari e la Sardegna fosse nel mezzo di un mondo dove il Nord Africa, il Medio Oriente, la Sardegna, Roma, l&#8217;Italia, e la Grecia avevano un sostrato culturale comune e riconosciuto. Nonostante le differenze, un sardo in Nord Africa, o un Greco a Cagliari, non si sarebbero sentiti tanto di essere in terre &#8220;altrui&#8221;.<br />
La conquista araba fu una cesura traumatica in questo mondo e diede il via ad un processo che rese quelle terre davvero terre &#8220;altrui&#8221;. La nozione di un mondo occidentale contro quello orientale nasce allora da questa cesura.<br />
Quindi, riflettendo, gli Arabi avevano il diritto di conquistare quelle terre che per quasi un millennio erano state romane e bizantine, ma gli Europei dopo 100 o 200 anni non ne avevano diritto perché erano diventate  terre &#8220;altrui&#8221;. Mannaggia al cortocircuito!</p>
<p>Ora che ci sono, un&#8217;altra riflessione: ma da dove veniva la superiorità tecnologica dell&#8217;Europa? Un argomento interessante, non crede? Veniva dal caso, dal clima, dalla geografia? Alcuni dicono che venisse dal tipo di istituzioni che esistevano in Europa. A proposito di crociate,la Repubblica di Venezia che era parte interessata, aveva un sistema chiamato &#8220;commenda&#8221; che permetteva a un commerciante con liquidità  di finanziare commercianti senza risorse finanziarie ma che accettavano di correre i rischi di viaggi commerciali in Oriente: se l&#8217;impresa andava a buon fine, i due commercianti si dividevano i profitti in parti uguali. Quindi questo sistema apriva le porte del commercio  e della ricchezza a individui senza patrimoni ereditati o privilegi. Forse per questo la Repubblica di Venezia era anche all’avanguardia  nella scienza e tecnologia, specie quella applicata alle imprese marinare.<br />
 A dire il vero, il mondo Arabo al tempo delle crociate aveva anch&#8217;esso istituzioni di questo tipo, e la stessa rivoluzione religiosa aveva aperto le porte a molti individui che sistemi statici di privilegi avevano negato per secoli. Accadde che il mondo Arabo nel tempo perse quei sistemi per cristallizzarsi e chiudersi: le recenti rivoluzioni arabe erano fomentate da giovani e classi istruite per reclamare maggiore apertura e opportunità. Quell&#8217;apertura e quel dinamismo che, invece, era continuato in molti paesi Europei.<br />
Cordiali saluti</p>
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