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	Commenti a: Iniziano le grandi manovre e non promettono nulla di buono, ovvero provincializing PD	</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Thu, 28 Oct 2021 15:01:08 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Omar Onnis		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Oct 2021 15:01:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A proposito dei temi in questione, rilancio anche qui &lt;a href=&quot;https://ethnosdemos.wordpress.com/2021/10/28/tra-opposti-nazionalismi-appunti-per-lo-studio-del-nazionalismo-in-sardegna-ii/?fbclid=IwAR2cs6k3eF1UGNXkWcdsQpXgSo7YtqT8bYtvKBNKzfaoe8fC8gq0cdxQp84&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener nofollow ugc&quot;&gt;un articolo di Andria Pili&lt;/a&gt;, scritto prima della mozione PD di cui al post, ma uscito oggi. 
La connessione è evidente. Ne condivido l&#039;analisi e le conclusioni (a parte il discorso  su Sa Die de sa Sardigna, in questo caso accessorio, che andrebbe problematizzato di più e meglio e a mio avviso centrato proprio sulla critica delle critiche a quella ricorrenza).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito dei temi in questione, rilancio anche qui <a href="https://ethnosdemos.wordpress.com/2021/10/28/tra-opposti-nazionalismi-appunti-per-lo-studio-del-nazionalismo-in-sardegna-ii/?fbclid=IwAR2cs6k3eF1UGNXkWcdsQpXgSo7YtqT8bYtvKBNKzfaoe8fC8gq0cdxQp84" target="_blank" rel="noopener nofollow ugc">un articolo di Andria Pili</a>, scritto prima della mozione PD di cui al post, ma uscito oggi.<br />
La connessione è evidente. Ne condivido l&#8217;analisi e le conclusioni (a parte il discorso  su Sa Die de sa Sardigna, in questo caso accessorio, che andrebbe problematizzato di più e meglio e a mio avviso centrato proprio sulla critica delle critiche a quella ricorrenza).</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/10/23/iniziano-le-grandi-manovre-e-non-promettono-nulla-di-buono-ovvero-provincializing-pd/#comment-1132</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 06:23:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2021/10/23/iniziano-le-grandi-manovre-e-non-promettono-nulla-di-buono-ovvero-provincializing-pd/#comment-1131&quot;&gt;Omar Onnis&lt;/a&gt;.

A Franciscu Pala risponde, su FB (con toni inevitabilmente... da social), Alessandro Mongili, di cui riporto il post:



&lt;blockquote&gt;DIO CI SALVI DA QUESTI &quot;VECCHI CREDENTI&quot; DELLO SCONFITTISMO INDIPENDENTISTA.

Gli “unionisti democratici stanno maturando” il superamento dell’autonomismo tradizionale, afferma Francesco Pala, anima storica dell’indipendentismo, la cui linea grafica è onnipresente in quell’area politica. Egli si riferisce alla recente mozione congressuale PD Deiana-Mura-Lecis Cocco Ortu titolata, mi sembra di ricordare, “Confondiamo le acque qualcuno ci cascherà”. Infatti, subito tutti a rincorrere il magico e fondazionale potere attrattivo di questa corrente PD, soprattutto fra gli indipendentisti onusti di sconfitte ma sempre in piedi a ripetere gli errori. Io resterei molto più attento e prudente, invece.
Il testo è lungo e solo alla fine Pala ci spiega quali siano i suoi orientamenti. Lo fa alla democristiana, senza esporre e senza dire quasi nulla, ma facendo intravvedere simpatia per questa trovata fra Bortigiadas e l’West. Però, prima, si lancia in una ricostruzione sorprendente della storia politica sarda, utilizzando come unica fonte… se stesso. Il che va bene, per me soprattutto, visto che ho una vecchia idea sugli indipendentisti-boyscout oriented come bisognosi di attenzione e indifferenti ai problemi degli altri, in particolare dei Sardi e della Sardegna, di cui non vanno alla ricerca, se non come pubblico o come seguaci. Questa interpretazione della storia comincia con la vicenda di Renato Soru e di Progetto Sardegna, al quale io mi avvicinai solo nel 2007, quindi dopo la chiusura di PS. Lui invece ricorda con fierezza la sua opposizione nel 2005 a una convergenza indipendentista con quella esperienza, ostacolata più seriamente dagli allora Castosauri dentro il PD, da tutto l’establishment coloniale italiano e dai loro podatari sardi, ma vista da tantissimi sardi onesti come una breccia in un sistema di potere da superare. Con tutti i limiti (molti) che oggi è possibile vedere in quell’esperienza in termini di volontarismo e di una sorta di giacobinismo, forse chi si oppose allora dovrebbe fare una riflessione sui costi per tutti noi di cotanta opposizione. Pala se ne fa invece un gran vanto, e sin qui niente da dire, ognuno difende la propria storia, ci mancherebbe. Su questo punto però sarebbe il caso di discutere, perché se ci si oppone a un tentativo di modificare l’agenda politica in senso autonomistico autentico, dopo decenni di Eteronomia, credo che un indipendentista lo debba giustificare con argomenti diversi dal brutto supposto carattere di Renato Soru. La risposta di Pala è che Soru si rifutò di adottare dei punti-bandiera, come il “riconoscimento della Nazione sarda”. Mentre invece oggi si è disposti a correre dietro alla proposta Deiana-Mura-Lecis Coccortu (che per me ha le apparenze di un bluff) perché, pur avendo votato in Parlamento e ovunque ogni misura contro i Sardi, adotterebbero i punti-bandiera (la “Nazione sarda” e, magari, sostituirebbero i Quattro mori con l’Alberello portasfiga). 
Dunque i simboli contano più della politica reale? Mi ricorda qualcuno che ha fatto dei danni enormi alla Sardegna e all’indipendentismo, ma che lo ha arricchito di tanto trasformismo, sino a soffocarlo.
E questo a me sembra un punto essenziale, invece. Vogliamo un cambiamento vero o solo che sui pennoni cambi la bandiera? Vogliamo cambiare le apparenze perché tutto rimanga com’è? Non certo io, non certo molti sardi, almeno spero.
A proposito di Sardegna possibile, non cita neanche Michela Murgia, che ebbe un ruolo di traino, e derubrica tutto a “buon risultato”, “legge elettorale indecente”, come se quell’exploit fosse tutta farina del sacco di Progres. Al contrario, chi ha partecipato a quella vicenda sa bene quale sia stato il ruolo di ostacolo di Progres nell’evitare che quella esperienza maturasse, sia per la sua opposizione alla Lista unica, che avrebbe consentito di entrare in Consiglio regionale (a questo proposito, vorrei informare i nostri amici indipendentisti-orientamento BoyScout che il “parlamento sardo” NON ESISTE, purtroppo), sia per il suo sabotaggio alla trasformazione di quel movimento e di quel risultato storico (mai raggiunto prima, per non parlare del dopo) in qualcosa di meno effimero. Al di là di tutto, un bell’esempio di piccolezza umana e politica. Senza Michela Murgia, quell’esperienza sarebbe stata come ADN, cioè il nulla politico, e le solite percentuali che segnano il fatto che i Sardi, pur simpatizzando per l’indipendentismo, come ogni sondaggio rivela, non stimano gli indipendentisti come votabili, che poi è il vero problema politico che questi dirigenti dello sconfittismo indipendentista dovrebbero affrontare, se avessero un minimo di sale in zucca. 
Pala nel suo testo non spiega inoltre come mai il Partito dei Sardi, che lui dice di aver sostenuto, si sia rivelata una sòla, un pacco, pur ammettendo sotto traccia di essersene accorto (senza però degnarci di una qualche argomentazione). E già aver ammesso di simpatizzare per un’esperienza politica così negativa dovrebbe metterci sull’attenti rispetto alle sue scelte. 
Oggi però considera positivamente la Mozione Deiana-Mura, per cui credo che, visti i precedenti, la nostra prudenza debba raddoppiare istantaneamente, considerato lo sconfittismo seriale della fonte. 
Non sono contro nessuna alleanza o nessun accordo, ma credo che (1) si dovrebbe tornare di corsa al proporzionale e non vedo nessun punto nel Manifesto di Bortigiadas dedicato a questo (2)  ogni accordo dovrebbe contenere una serie di punti politici irrinunciabili, come la parità linguistica, la riforma dello Statuto, un modello di transizione economico-sociale che ci porti fuori dalla dipendenza, la fine di ogni discriminazione materiale e simbolica per noi sardi.
Ma, prima di tutto, come lo stesso Pala riconosce, ci vuole una rappresentanza politica agibile, democratica, fuori dalle camarille, aperta a chi vuole partecipare, ma soprattutto alla vita vera dei Sardi, con personale politico meno improbabile di quello che, infatti, i Sardi si guardano bene dal votare. Un partito, una piattaforma, una struttura politica nuova. Altrimenti, chi si mette d’accordo con chi, se non esiste nessun partito dell’autodeterminazione, al di fuori di piccoli gruppetti?&lt;/blockquote&gt;
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/10/23/iniziano-le-grandi-manovre-e-non-promettono-nulla-di-buono-ovvero-provincializing-pd/#comment-1131">Omar Onnis</a>.</p>
<p>A Franciscu Pala risponde, su FB (con toni inevitabilmente&#8230; da social), Alessandro Mongili, di cui riporto il post:</p>
<blockquote><p>DIO CI SALVI DA QUESTI &#8220;VECCHI CREDENTI&#8221; DELLO SCONFITTISMO INDIPENDENTISTA.</p>
<p>Gli “unionisti democratici stanno maturando” il superamento dell’autonomismo tradizionale, afferma Francesco Pala, anima storica dell’indipendentismo, la cui linea grafica è onnipresente in quell’area politica. Egli si riferisce alla recente mozione congressuale PD Deiana-Mura-Lecis Cocco Ortu titolata, mi sembra di ricordare, “Confondiamo le acque qualcuno ci cascherà”. Infatti, subito tutti a rincorrere il magico e fondazionale potere attrattivo di questa corrente PD, soprattutto fra gli indipendentisti onusti di sconfitte ma sempre in piedi a ripetere gli errori. Io resterei molto più attento e prudente, invece.<br />
Il testo è lungo e solo alla fine Pala ci spiega quali siano i suoi orientamenti. Lo fa alla democristiana, senza esporre e senza dire quasi nulla, ma facendo intravvedere simpatia per questa trovata fra Bortigiadas e l’West. Però, prima, si lancia in una ricostruzione sorprendente della storia politica sarda, utilizzando come unica fonte… se stesso. Il che va bene, per me soprattutto, visto che ho una vecchia idea sugli indipendentisti-boyscout oriented come bisognosi di attenzione e indifferenti ai problemi degli altri, in particolare dei Sardi e della Sardegna, di cui non vanno alla ricerca, se non come pubblico o come seguaci. Questa interpretazione della storia comincia con la vicenda di Renato Soru e di Progetto Sardegna, al quale io mi avvicinai solo nel 2007, quindi dopo la chiusura di PS. Lui invece ricorda con fierezza la sua opposizione nel 2005 a una convergenza indipendentista con quella esperienza, ostacolata più seriamente dagli allora Castosauri dentro il PD, da tutto l’establishment coloniale italiano e dai loro podatari sardi, ma vista da tantissimi sardi onesti come una breccia in un sistema di potere da superare. Con tutti i limiti (molti) che oggi è possibile vedere in quell’esperienza in termini di volontarismo e di una sorta di giacobinismo, forse chi si oppose allora dovrebbe fare una riflessione sui costi per tutti noi di cotanta opposizione. Pala se ne fa invece un gran vanto, e sin qui niente da dire, ognuno difende la propria storia, ci mancherebbe. Su questo punto però sarebbe il caso di discutere, perché se ci si oppone a un tentativo di modificare l’agenda politica in senso autonomistico autentico, dopo decenni di Eteronomia, credo che un indipendentista lo debba giustificare con argomenti diversi dal brutto supposto carattere di Renato Soru. La risposta di Pala è che Soru si rifutò di adottare dei punti-bandiera, come il “riconoscimento della Nazione sarda”. Mentre invece oggi si è disposti a correre dietro alla proposta Deiana-Mura-Lecis Coccortu (che per me ha le apparenze di un bluff) perché, pur avendo votato in Parlamento e ovunque ogni misura contro i Sardi, adotterebbero i punti-bandiera (la “Nazione sarda” e, magari, sostituirebbero i Quattro mori con l’Alberello portasfiga).<br />
Dunque i simboli contano più della politica reale? Mi ricorda qualcuno che ha fatto dei danni enormi alla Sardegna e all’indipendentismo, ma che lo ha arricchito di tanto trasformismo, sino a soffocarlo.<br />
E questo a me sembra un punto essenziale, invece. Vogliamo un cambiamento vero o solo che sui pennoni cambi la bandiera? Vogliamo cambiare le apparenze perché tutto rimanga com’è? Non certo io, non certo molti sardi, almeno spero.<br />
A proposito di Sardegna possibile, non cita neanche Michela Murgia, che ebbe un ruolo di traino, e derubrica tutto a “buon risultato”, “legge elettorale indecente”, come se quell’exploit fosse tutta farina del sacco di Progres. Al contrario, chi ha partecipato a quella vicenda sa bene quale sia stato il ruolo di ostacolo di Progres nell’evitare che quella esperienza maturasse, sia per la sua opposizione alla Lista unica, che avrebbe consentito di entrare in Consiglio regionale (a questo proposito, vorrei informare i nostri amici indipendentisti-orientamento BoyScout che il “parlamento sardo” NON ESISTE, purtroppo), sia per il suo sabotaggio alla trasformazione di quel movimento e di quel risultato storico (mai raggiunto prima, per non parlare del dopo) in qualcosa di meno effimero. Al di là di tutto, un bell’esempio di piccolezza umana e politica. Senza Michela Murgia, quell’esperienza sarebbe stata come ADN, cioè il nulla politico, e le solite percentuali che segnano il fatto che i Sardi, pur simpatizzando per l’indipendentismo, come ogni sondaggio rivela, non stimano gli indipendentisti come votabili, che poi è il vero problema politico che questi dirigenti dello sconfittismo indipendentista dovrebbero affrontare, se avessero un minimo di sale in zucca.<br />
Pala nel suo testo non spiega inoltre come mai il Partito dei Sardi, che lui dice di aver sostenuto, si sia rivelata una sòla, un pacco, pur ammettendo sotto traccia di essersene accorto (senza però degnarci di una qualche argomentazione). E già aver ammesso di simpatizzare per un’esperienza politica così negativa dovrebbe metterci sull’attenti rispetto alle sue scelte.<br />
Oggi però considera positivamente la Mozione Deiana-Mura, per cui credo che, visti i precedenti, la nostra prudenza debba raddoppiare istantaneamente, considerato lo sconfittismo seriale della fonte.<br />
Non sono contro nessuna alleanza o nessun accordo, ma credo che (1) si dovrebbe tornare di corsa al proporzionale e non vedo nessun punto nel Manifesto di Bortigiadas dedicato a questo (2)  ogni accordo dovrebbe contenere una serie di punti politici irrinunciabili, come la parità linguistica, la riforma dello Statuto, un modello di transizione economico-sociale che ci porti fuori dalla dipendenza, la fine di ogni discriminazione materiale e simbolica per noi sardi.<br />
Ma, prima di tutto, come lo stesso Pala riconosce, ci vuole una rappresentanza politica agibile, democratica, fuori dalle camarille, aperta a chi vuole partecipare, ma soprattutto alla vita vera dei Sardi, con personale politico meno improbabile di quello che, infatti, i Sardi si guardano bene dal votare. Un partito, una piattaforma, una struttura politica nuova. Altrimenti, chi si mette d’accordo con chi, se non esiste nessun partito dell’autodeterminazione, al di fuori di piccoli gruppetti?</p></blockquote>
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		<title>
		Di: Omar Onnis		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 06:18:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sullo stesso tema &lt;a href=&quot;https://www.helis.blog/il-pd-accettera-nazione-sarda/?fbclid=IwAR2Mb-vSTA8MG5HUxtkyQsf4jKmEfUhBb8UXiBgtUaoF4YscUYno4PncFqU&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;interviene&lt;/a&gt; Franciscu Pala, già tra i fondatori di iRS, sul blog Helis.

Mi pare che la sua sia un&#039;impostazione piuttosto arretrata, rispetto al punto in cui è arrivato il dibattito (oddio, dibattito è una parola grossa, ma va be&#039;) e anche rispetto alle dinamiche correnti. Un posizionamento di retroguardia, a tratti nostalgico. Ma questo è legittimo ed è anche il meno.

Pochissimo convincente il titolo, che è anche una tesi di fondo: onestamente, chi se ne importa se il PD riconosce o no la Nazione sarda? A parte il fatto che non lo farà MAI, si tratterebbe comunque di un posizionamento del tutto retorico, buono a mascherare una qualche forma di rivoluzione passiva. A cui, per altro, una parte dell&#039;indipendentismo (quello &quot;di governo&quot;, appunto) si presterebbe pure volentieri. Certo, se tale riconoscimento avvenisse, potrebbe avere delle conseguenze come ulteriore legittimazione del percorso di autodeterminazione, ma sarebbe un effetto difficile da misurare e non è detto che ne verrebbe comunque fuori qualcosa di buono, sul piano delle dinamiche politiche e sociali.

Da contestare radicalmente la ricostruzione, sia pure sintetica, dell&#039;esperienza di Sardegna Possibile 2014 (a proposito della quale ci saranno presto delle novità). Qui evidentemente a Pala mancano informazioni decisive. La sua lettura di quella vicenda è scorretta sul piano fattuale e lascia a desiderare a livello di analisi politica. 

Anche la valutazione sul Partito dei Sardi è quanto meno problematica. Non vedere i contorni e limiti di quell&#039;esperimento politico è grave per chi aspira a essere un punto di riferimento teorico nell&#039;ambito indipendentista. Poi, chiaro, ci sono le simpatie personali, gli errori in buona fede, le illusioni. Ma i fatti, in questo caso, hanno una consistenza davvero troppo solida per essere travisati anche indossando lenti opache e facendosi guidare dall&#039;emotività, anziché dal raziocinio. 

Non prendere una posizione chiara e definitiva sulle &lt;em&gt;avances&lt;/em&gt; interessate - presenti e future - di una parte della politica podataria sarda è un grave limite. Non aiuta la comprensione dei fenomeni in corso, non arricchisce la discussione, non favorisce scelte coraggiose e lungimiranti. Positivo, comunque, che uno dei pochi veri teorici dell&#039;indipendentismo sardo contemporaneo esca allo scoperto e dica la sua.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sullo stesso tema <a href="https://www.helis.blog/il-pd-accettera-nazione-sarda/?fbclid=IwAR2Mb-vSTA8MG5HUxtkyQsf4jKmEfUhBb8UXiBgtUaoF4YscUYno4PncFqU" rel="nofollow ugc">interviene</a> Franciscu Pala, già tra i fondatori di iRS, sul blog Helis.</p>
<p>Mi pare che la sua sia un&#8217;impostazione piuttosto arretrata, rispetto al punto in cui è arrivato il dibattito (oddio, dibattito è una parola grossa, ma va be&#8217;) e anche rispetto alle dinamiche correnti. Un posizionamento di retroguardia, a tratti nostalgico. Ma questo è legittimo ed è anche il meno.</p>
<p>Pochissimo convincente il titolo, che è anche una tesi di fondo: onestamente, chi se ne importa se il PD riconosce o no la Nazione sarda? A parte il fatto che non lo farà MAI, si tratterebbe comunque di un posizionamento del tutto retorico, buono a mascherare una qualche forma di rivoluzione passiva. A cui, per altro, una parte dell&#8217;indipendentismo (quello &#8220;di governo&#8221;, appunto) si presterebbe pure volentieri. Certo, se tale riconoscimento avvenisse, potrebbe avere delle conseguenze come ulteriore legittimazione del percorso di autodeterminazione, ma sarebbe un effetto difficile da misurare e non è detto che ne verrebbe comunque fuori qualcosa di buono, sul piano delle dinamiche politiche e sociali.</p>
<p>Da contestare radicalmente la ricostruzione, sia pure sintetica, dell&#8217;esperienza di Sardegna Possibile 2014 (a proposito della quale ci saranno presto delle novità). Qui evidentemente a Pala mancano informazioni decisive. La sua lettura di quella vicenda è scorretta sul piano fattuale e lascia a desiderare a livello di analisi politica. </p>
<p>Anche la valutazione sul Partito dei Sardi è quanto meno problematica. Non vedere i contorni e limiti di quell&#8217;esperimento politico è grave per chi aspira a essere un punto di riferimento teorico nell&#8217;ambito indipendentista. Poi, chiaro, ci sono le simpatie personali, gli errori in buona fede, le illusioni. Ma i fatti, in questo caso, hanno una consistenza davvero troppo solida per essere travisati anche indossando lenti opache e facendosi guidare dall&#8217;emotività, anziché dal raziocinio. </p>
<p>Non prendere una posizione chiara e definitiva sulle <em>avances</em> interessate &#8211; presenti e future &#8211; di una parte della politica podataria sarda è un grave limite. Non aiuta la comprensione dei fenomeni in corso, non arricchisce la discussione, non favorisce scelte coraggiose e lungimiranti. Positivo, comunque, che uno dei pochi veri teorici dell&#8217;indipendentismo sardo contemporaneo esca allo scoperto e dica la sua.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo Mugoni		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/10/23/iniziano-le-grandi-manovre-e-non-promettono-nulla-di-buono-ovvero-provincializing-pd/#comment-1126</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mugoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 19:15:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oggi la sirena è Emiliano Deiana, “l’alternativo” del PD, ieri era Pietrino Soddu e la fine dell’autonomia. Diversi attori ma il copione è sempre lo stesso. Ieri a cadere nella trappola è stata IRS (suo lo slogan “più sovranità “, anche per, occorre avere l’onestà di dirlo, ambizioni personali. In tutto questo inizio a ravvisare una serie di distorsioni lessicali utili ai manovratori ad attirare nella tela possibili vittime, suggestionabili sia per scarsa cultura politica che per un  forte desiderio di arrivare sugli scranni regionali. Purtroppo costruire una alternativa seria, che non sia la riproposizione sic et simpliciter   dell’esperienza di Autodeterminatzione, con la frantumazione attuale appare impossibile, stante l’attuale legge elettorale che nessuno ha intenzione di cambiare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi la sirena è Emiliano Deiana, “l’alternativo” del PD, ieri era Pietrino Soddu e la fine dell’autonomia. Diversi attori ma il copione è sempre lo stesso. Ieri a cadere nella trappola è stata IRS (suo lo slogan “più sovranità “, anche per, occorre avere l’onestà di dirlo, ambizioni personali. In tutto questo inizio a ravvisare una serie di distorsioni lessicali utili ai manovratori ad attirare nella tela possibili vittime, suggestionabili sia per scarsa cultura politica che per un  forte desiderio di arrivare sugli scranni regionali. Purtroppo costruire una alternativa seria, che non sia la riproposizione sic et simpliciter   dell’esperienza di Autodeterminatzione, con la frantumazione attuale appare impossibile, stante l’attuale legge elettorale che nessuno ha intenzione di cambiare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: su dotori		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/10/23/iniziano-le-grandi-manovre-e-non-promettono-nulla-di-buono-ovvero-provincializing-pd/#comment-1125</link>

		<dc:creator><![CDATA[su dotori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Oct 2021 13:02:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[po su chi balit, 
potzu nai ca emu jai imaginau totu custu copioni e finas s&#039;atori principali ca recitat, prus de unu annu a oi: testimongius is cumpàngiu mius de Casteddu. 
Custu po nai ca tenint propriu pagu fantasia. Ddu podiant a su mancu scriri mellus, aciungi callincuna scena prus interessanti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>po su chi balit,<br />
potzu nai ca emu jai imaginau totu custu copioni e finas s&#8217;atori principali ca recitat, prus de unu annu a oi: testimongius is cumpàngiu mius de Casteddu.<br />
Custu po nai ca tenint propriu pagu fantasia. Ddu podiant a su mancu scriri mellus, aciungi callincuna scena prus interessanti&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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