<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: L&#8217;ignoranza	</title>
	<atom:link href="https://sardegnamondo.eu/2021/06/20/lignoranza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://sardegnamondo.eu/2021/06/20/lignoranza/</link>
	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Sep 2022 11:49:18 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>
		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/06/20/lignoranza/#comment-1426</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 11:49:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=4510#comment-1426</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2021/06/20/lignoranza/#comment-1425&quot;&gt;Sara&lt;/a&gt;.

Commento irricevibile. 
Quando si tira in ballo la genetica (&quot;della gente&quot;) per giustificare problemi di indole politica o sociale, siamo già più di un passo dentro il razzismo. Non approverò altri commenti di questo tenore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/06/20/lignoranza/#comment-1425">Sara</a>.</p>
<p>Commento irricevibile.<br />
Quando si tira in ballo la genetica (&#8220;della gente&#8221;) per giustificare problemi di indole politica o sociale, siamo già più di un passo dentro il razzismo. Non approverò altri commenti di questo tenore.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Sara		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/06/20/lignoranza/#comment-1425</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 09:17:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=4510#comment-1425</guid>

					<description><![CDATA[La colpa cerchiamo sempre di trovarla in campi secondari la scuola sarda come la sanità e molto altro risiede nella mente e nella genetica della gente i figli li incuriosiamo e li avviamo in famiglia vero pilastro per l’autostima di un bambino ,qui manca perché manca nell adulto da continentale trasferita in Sardegna ora lo posso proprio confermare visto che mi sono dovuta interfacciare con la scuola i genitori e gli insegnanti .Per fortuna mio figlio ha dovuto fare solo due anni qua ma si pente amaramente di non aver aspettato di finire il liceo in continente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La colpa cerchiamo sempre di trovarla in campi secondari la scuola sarda come la sanità e molto altro risiede nella mente e nella genetica della gente i figli li incuriosiamo e li avviamo in famiglia vero pilastro per l’autostima di un bambino ,qui manca perché manca nell adulto da continentale trasferita in Sardegna ora lo posso proprio confermare visto che mi sono dovuta interfacciare con la scuola i genitori e gli insegnanti .Per fortuna mio figlio ha dovuto fare solo due anni qua ma si pente amaramente di non aver aspettato di finire il liceo in continente.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/06/20/lignoranza/#comment-974</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jun 2021 12:40:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=4510#comment-974</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2021/06/20/lignoranza/#comment-973&quot;&gt;DAMIANO ANEDDA&lt;/a&gt;.

Non credo affatto di essere un buon insegnante, Damiano. Principalmente per la circostanza che... non sono un insegnante.
L&#039;uso della sceva o shwa non ha a che fare con la fonetica anglosassone ma, come forse sa, con una scelta politica e culturale nel campo dell&#039;uso pubblico della lingua italiana. Non c&#039;entra niente il suono della vocale, bensì solo la sua grafia, quando indica un plurale indeterminato nel genere. Per altro, dato che la lettura avviene di norma per inferenza (dunque in realtà non si leggono mai per intero le singole parole), è un problema minimo dal lato meramente pratico. Resta significativo da quello simbolico. È una presa di posizione, la mia, che non mi impone nessunə e che io non intendo imporre a mia volta. Ma credo e spero di essere libero di assumerla.

Detto questo, veniamo al merito del suo commento. Intanto una piccola puntualizzazione di metodo: le esperienze personali non sono mai esemplificative di una realtà complessa, nemmeno quando ci appaiano particolarmente chiare. Non possono essere usate come argomenti a sostegno di una tesi o di una obiezione. La sua esperienza familiare, probabilmente diffusa, non esaurisce comunque il campo delle dinamiche familiari. Questo in generale.

Ma anche se la sua esperienza fosse generalizzabile, cosa ci direbbe, in realtà? Che un&#039;educazione collettiva e con una gerarchia rigida è migliore o peggiore di una educazione chiusa in una famiglia nucleare però magari più dialogante? Mica facile dare una risposta netta. Anche io potrei portare come argomentazione la mia esperienza personale. Di sardo cresciuto in Sardegna e dentro rapporti familiari allargati. Di padre. Di &quot;emigrato&quot;. Sarebbe solo una testimonianza personale, come tale magari curiosa e persino interessante, ma che non dimostrerebbe granché.

Occorrerebbe basarsi su studi e ricerche a largo spettro, anche in senso diacronico (ossia, storico, relative al mutare delle condizioni nel corso del tempo). Studi e ricerche di cui però disponiamo in misura drammaticamente ridotta. 

In mancanza, posso però affermare con ragionevole certezza che non è affatto vero che in Sardegna sussistesse una forma di educazione più rigida e castrante che in altre regioni europee, Italia compresa. Sicuramente non porterei il Nord dell&#039;Italia come esempio di forme educative evolute, emancipate, aperte. Salvo magari qualche caso nelle grandi città (non generalizzabile nemmeno quello), nell&#039;Italia del Nord, non meno che in quella del Sud, sia pure magari in forme diverse, il modello è stato a lungo - ed in larga misura è ancora - quello paternalista e maschilista. Basterebbe consultare le statistiche territoriali dei femminicidi, per rendersi conto che l&#039;immagine di un Nord Italia virtuoso, evoluto, più avanzato è solo un feticcio ideologico. Da tantissimi punti di vista.

La scuola sarda partecipa del problema generalizzato della scuola italiana (a livello infrastrutturale, di carenza di personale, di mancato aggiornamento didattico, di rigidità burocratiche, di aziendalismo strisciante, ecc. ecc.), ma con in più elementi peculiari che ne aggravano la portata. Gettare la colpa sulle persone, sulle singole famiglie, è un espediente comodo per mantenere tutto come sta. I problemi generali, sociali, culturali non sono mai attribuibili alle volontà o alle condizioni singolari dei cittadini e delle formazioni sociali di base, che invece per lo più li subiscono. Nel mio scritto accenno a diverse questioni aperte, di indole molto pratica, stratificate nei decenni, a cui ancora la politica sarda non ha risposto adeguatamente. Inizierei a ragionare su quelle.

La sua domanda circa &quot;un elenco di questi sardi eccellenti&quot; mi ha strappato un sorriso. Non sarcastico né di commiserazione. Solo, di rassegnazione. I Sardi e la Sarde per lo più ritengono di saperla molto lunga su se stessə, le proprie cose, la propria terra, ecc. In realtà ne sappiamo pochissimo e il poco che sappiamo spesso è un&#039;accozzaglia di luoghi comuni e di cose imparate a memoria perché le abbiamo sentite ripetere mille volte. Non mi dilungo su questo aspetto, perché ne ho scritto tanto (qui, altrove, nei miei libri) e spero di poter rimandare a quelle sedi. 

Certo è che, se dovessi mettermi a elencare, ambito per ambito, le persone sarde che si sono distinte a vario livello anche solo negli ultimi trent&#039;anni (lasciando stare le glorie passate), dovrei stare qui per parecchio tempo. Sicuro che non le venga in mente alcuna persona sarda di talento, che ne so, in ambito letterario, musicale, artistico, scientifico, sportivo? Secondo me, se fa un piccolo sforzo di memoria, gliene vengono in mente tante. Considerato che di Sardə in Sardegna ne vivono meno di 1 milione e 600mila e che in giro per il mondo ce ne sono meno di 1 milione, direi che la densità di talenti e di eccellenze è davvero notevole, proprio in termini quantitativi. Si vede che il problema non sono né qualche nostra tara congenita, insita nell&#039;etnia, né i modelli educativi dominanti.

Grazie per il suo intervento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/06/20/lignoranza/#comment-973">DAMIANO ANEDDA</a>.</p>
<p>Non credo affatto di essere un buon insegnante, Damiano. Principalmente per la circostanza che&#8230; non sono un insegnante.<br />
L&#8217;uso della sceva o shwa non ha a che fare con la fonetica anglosassone ma, come forse sa, con una scelta politica e culturale nel campo dell&#8217;uso pubblico della lingua italiana. Non c&#8217;entra niente il suono della vocale, bensì solo la sua grafia, quando indica un plurale indeterminato nel genere. Per altro, dato che la lettura avviene di norma per inferenza (dunque in realtà non si leggono mai per intero le singole parole), è un problema minimo dal lato meramente pratico. Resta significativo da quello simbolico. È una presa di posizione, la mia, che non mi impone nessunə e che io non intendo imporre a mia volta. Ma credo e spero di essere libero di assumerla.</p>
<p>Detto questo, veniamo al merito del suo commento. Intanto una piccola puntualizzazione di metodo: le esperienze personali non sono mai esemplificative di una realtà complessa, nemmeno quando ci appaiano particolarmente chiare. Non possono essere usate come argomenti a sostegno di una tesi o di una obiezione. La sua esperienza familiare, probabilmente diffusa, non esaurisce comunque il campo delle dinamiche familiari. Questo in generale.</p>
<p>Ma anche se la sua esperienza fosse generalizzabile, cosa ci direbbe, in realtà? Che un&#8217;educazione collettiva e con una gerarchia rigida è migliore o peggiore di una educazione chiusa in una famiglia nucleare però magari più dialogante? Mica facile dare una risposta netta. Anche io potrei portare come argomentazione la mia esperienza personale. Di sardo cresciuto in Sardegna e dentro rapporti familiari allargati. Di padre. Di &#8220;emigrato&#8221;. Sarebbe solo una testimonianza personale, come tale magari curiosa e persino interessante, ma che non dimostrerebbe granché.</p>
<p>Occorrerebbe basarsi su studi e ricerche a largo spettro, anche in senso diacronico (ossia, storico, relative al mutare delle condizioni nel corso del tempo). Studi e ricerche di cui però disponiamo in misura drammaticamente ridotta. </p>
<p>In mancanza, posso però affermare con ragionevole certezza che non è affatto vero che in Sardegna sussistesse una forma di educazione più rigida e castrante che in altre regioni europee, Italia compresa. Sicuramente non porterei il Nord dell&#8217;Italia come esempio di forme educative evolute, emancipate, aperte. Salvo magari qualche caso nelle grandi città (non generalizzabile nemmeno quello), nell&#8217;Italia del Nord, non meno che in quella del Sud, sia pure magari in forme diverse, il modello è stato a lungo &#8211; ed in larga misura è ancora &#8211; quello paternalista e maschilista. Basterebbe consultare le statistiche territoriali dei femminicidi, per rendersi conto che l&#8217;immagine di un Nord Italia virtuoso, evoluto, più avanzato è solo un feticcio ideologico. Da tantissimi punti di vista.</p>
<p>La scuola sarda partecipa del problema generalizzato della scuola italiana (a livello infrastrutturale, di carenza di personale, di mancato aggiornamento didattico, di rigidità burocratiche, di aziendalismo strisciante, ecc. ecc.), ma con in più elementi peculiari che ne aggravano la portata. Gettare la colpa sulle persone, sulle singole famiglie, è un espediente comodo per mantenere tutto come sta. I problemi generali, sociali, culturali non sono mai attribuibili alle volontà o alle condizioni singolari dei cittadini e delle formazioni sociali di base, che invece per lo più li subiscono. Nel mio scritto accenno a diverse questioni aperte, di indole molto pratica, stratificate nei decenni, a cui ancora la politica sarda non ha risposto adeguatamente. Inizierei a ragionare su quelle.</p>
<p>La sua domanda circa &#8220;un elenco di questi sardi eccellenti&#8221; mi ha strappato un sorriso. Non sarcastico né di commiserazione. Solo, di rassegnazione. I Sardi e la Sarde per lo più ritengono di saperla molto lunga su se stessə, le proprie cose, la propria terra, ecc. In realtà ne sappiamo pochissimo e il poco che sappiamo spesso è un&#8217;accozzaglia di luoghi comuni e di cose imparate a memoria perché le abbiamo sentite ripetere mille volte. Non mi dilungo su questo aspetto, perché ne ho scritto tanto (qui, altrove, nei miei libri) e spero di poter rimandare a quelle sedi. </p>
<p>Certo è che, se dovessi mettermi a elencare, ambito per ambito, le persone sarde che si sono distinte a vario livello anche solo negli ultimi trent&#8217;anni (lasciando stare le glorie passate), dovrei stare qui per parecchio tempo. Sicuro che non le venga in mente alcuna persona sarda di talento, che ne so, in ambito letterario, musicale, artistico, scientifico, sportivo? Secondo me, se fa un piccolo sforzo di memoria, gliene vengono in mente tante. Considerato che di Sardə in Sardegna ne vivono meno di 1 milione e 600mila e che in giro per il mondo ce ne sono meno di 1 milione, direi che la densità di talenti e di eccellenze è davvero notevole, proprio in termini quantitativi. Si vede che il problema non sono né qualche nostra tara congenita, insita nell&#8217;etnia, né i modelli educativi dominanti.</p>
<p>Grazie per il suo intervento.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: DAMIANO ANEDDA		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/06/20/lignoranza/#comment-973</link>

		<dc:creator><![CDATA[DAMIANO ANEDDA]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jun 2021 11:25:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=4510#comment-973</guid>

					<description><![CDATA[Scuola coloniale e clientelare italiana mi sembra un alibi bello e buono, secondo me si dovrebbe vedere il problema da un punto di vista pedagogico culturale. Dato che è in famiglia che si riceve la prima educazione, è in famiglia che “l’intelligenza viene fecondata” è da qui che si deve partire per capire perché i nostri nipoti a scuola funzionano meno degli altri studenti italiani. La mia opinione si basa, ovviamente, sull’esperienza personale. Provo a spiegare alcune cose su cui negli anni ho riflettuto e questo articolo mi ha fatto tornare in mente. Il rapporto con i miei parenti -non dico solo i genitori perché all’epoca si viveva in famiglia allargate dove la presenza di zii, nonni e cugini era costante- era di tipo gerarchico, ognuno si rivolgeva al prossimo in modo imperativo, quando c’era il nonno era lui il capo indiscusso sino a che non diventò troppo vecchio, poi la mamma, i fratelli più grandi, gli zii e qualche volta anche gli amici di famiglia. Tutti comandavano il più piccolo e il più debole a seconda dell’autorità che si credeva di possedere. Tutti dovevano rompere i coglioni per un nonnulla, tutti dovevano esse severi perché quello era rapporto tra grandi e piccoli. Mancava il dialogo, l’insegnamento, i bambini dovevano capire e basta senza che niente ti venisse insegnato, dovevi capirlo a mala gana e quando sbagliavi era facile che arrivassero gli schiaffi “perché si fa così”. I bambini sono curiosi e vivaci, si sa, ma all’epoca e vedo anche oggi erano spesso mal sopportati, le curiosità venivano messe a tacere in modo sbrigativo oppure prendendo in giro la loro ingenuità dando informazioni fuorvianti perché non si sapeva rispondere in modo corretto. I bambini non erano considerati persone da trattare in modo serio, non gli si insegnava e non gli si spiegava niente, dovevano imparare e farsi le ossa da se. Questo, secondo me si riverbera sull’attitudine allo studio e ai rapporti col prossimo. La timidezza, la violenza, la scarsa propensione ai modi cortesi e quindi anche a una certa avversione per l’insegnamento potrebbero derivare da questo. Io ne sono abbastanza convinto.
Quando molto giovane me ne scappai in Germania insieme a mio fratello, mi piaceva osservare come al contrario di noi i tedeschi, ma anche gli italiani al nord dove me ne andai dopo, facevano esattamente il contrario di noi. Era commovente vedere come i genitori instauravano un dialogo con i loro bambini anche molto piccoli, spiegando loro le cose in modo corretto e con pazienza esaudendo le curiosità. E’ da allora che maturai l’idea che non esiste una civiltà sarda, benché i sardi siano capaci di essere persone estremamente buone, ed anche intelligenti, sì. Ne ho conosciuto di persone intelligenti, ma pareva avessero paura di esprimersi, ho solo capito che erano vissuti nello stesso humus culturale reprimente. Perciò, che ci siano delle eccellenze non dovrebbe stupire, anche se come ha detto lei, dovrebbero essere eccezioni alla regola, e comunque senza ironia e polemica, avrei piacere di averne un elenco di questi sardi eccellenti. Sia ben inteso, non escludo che queste dinamiche sociali siano esclusiva nostra, ma se i dati parlano in certo modo evidentemente i primati di cui spesso ci vantiamo non sono solo quelli positivi, tipo avere il mare più bello del mondo… ah, quella non è opera nostra.
Un altra cosa. Lei crede di poter essere un buon insegnante? Ho notato l’uso della e rovesciata della fonetica anglosassone, crede veramente di poter cambiare da un giorno all’altro il suono delle parole che ha impiegato millenni a formarsi? Saluti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scuola coloniale e clientelare italiana mi sembra un alibi bello e buono, secondo me si dovrebbe vedere il problema da un punto di vista pedagogico culturale. Dato che è in famiglia che si riceve la prima educazione, è in famiglia che “l’intelligenza viene fecondata” è da qui che si deve partire per capire perché i nostri nipoti a scuola funzionano meno degli altri studenti italiani. La mia opinione si basa, ovviamente, sull’esperienza personale. Provo a spiegare alcune cose su cui negli anni ho riflettuto e questo articolo mi ha fatto tornare in mente. Il rapporto con i miei parenti -non dico solo i genitori perché all’epoca si viveva in famiglia allargate dove la presenza di zii, nonni e cugini era costante- era di tipo gerarchico, ognuno si rivolgeva al prossimo in modo imperativo, quando c’era il nonno era lui il capo indiscusso sino a che non diventò troppo vecchio, poi la mamma, i fratelli più grandi, gli zii e qualche volta anche gli amici di famiglia. Tutti comandavano il più piccolo e il più debole a seconda dell’autorità che si credeva di possedere. Tutti dovevano rompere i coglioni per un nonnulla, tutti dovevano esse severi perché quello era rapporto tra grandi e piccoli. Mancava il dialogo, l’insegnamento, i bambini dovevano capire e basta senza che niente ti venisse insegnato, dovevi capirlo a mala gana e quando sbagliavi era facile che arrivassero gli schiaffi “perché si fa così”. I bambini sono curiosi e vivaci, si sa, ma all’epoca e vedo anche oggi erano spesso mal sopportati, le curiosità venivano messe a tacere in modo sbrigativo oppure prendendo in giro la loro ingenuità dando informazioni fuorvianti perché non si sapeva rispondere in modo corretto. I bambini non erano considerati persone da trattare in modo serio, non gli si insegnava e non gli si spiegava niente, dovevano imparare e farsi le ossa da se. Questo, secondo me si riverbera sull’attitudine allo studio e ai rapporti col prossimo. La timidezza, la violenza, la scarsa propensione ai modi cortesi e quindi anche a una certa avversione per l’insegnamento potrebbero derivare da questo. Io ne sono abbastanza convinto.<br />
Quando molto giovane me ne scappai in Germania insieme a mio fratello, mi piaceva osservare come al contrario di noi i tedeschi, ma anche gli italiani al nord dove me ne andai dopo, facevano esattamente il contrario di noi. Era commovente vedere come i genitori instauravano un dialogo con i loro bambini anche molto piccoli, spiegando loro le cose in modo corretto e con pazienza esaudendo le curiosità. E’ da allora che maturai l’idea che non esiste una civiltà sarda, benché i sardi siano capaci di essere persone estremamente buone, ed anche intelligenti, sì. Ne ho conosciuto di persone intelligenti, ma pareva avessero paura di esprimersi, ho solo capito che erano vissuti nello stesso humus culturale reprimente. Perciò, che ci siano delle eccellenze non dovrebbe stupire, anche se come ha detto lei, dovrebbero essere eccezioni alla regola, e comunque senza ironia e polemica, avrei piacere di averne un elenco di questi sardi eccellenti. Sia ben inteso, non escludo che queste dinamiche sociali siano esclusiva nostra, ma se i dati parlano in certo modo evidentemente i primati di cui spesso ci vantiamo non sono solo quelli positivi, tipo avere il mare più bello del mondo… ah, quella non è opera nostra.<br />
Un altra cosa. Lei crede di poter essere un buon insegnante? Ho notato l’uso della e rovesciata della fonetica anglosassone, crede veramente di poter cambiare da un giorno all’altro il suono delle parole che ha impiegato millenni a formarsi? Saluti</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
