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	Commenti a: Insularità: equivoco storico, falso problema e diversivo politico	</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		Di: Andria Pili		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andria Pili]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jan 2020 17:23:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nella mia riflessione ho scritto che il ruolo della geografia è stato tanto grande quanto più andiamo indietro nel tempo; il ruolo delle istituzioni, al contrario, aumenta più ci avviciniamo ai nostri giorni. Questo vale per ogni Paese. Se consideriamo la Sardegna, chiaramente, geografia significa anche insularità e l&#039;influenza negativa svolta dalla distanza, dalla posizione nel Mediterraneo - che la rese vulnerabili alle incursioni &quot;barbaresche&quot; per diversi secoli tanto da incidere in maniera significativa nel rapporto che i sardi hanno con il mare (a differenza di altri isolani, come i còrsi e i siciliani) - dalle dimensioni necessariamente ridotte dell&#039;economia e dai rapporti con l&#039;esterno più difficili (e quasi sempre da parte degli altri verso i sardi che il contrario) con conseguente difficoltà nel recepire le innovazioni prodotte altrove etc.

La Sicilia, per esempio, è stata tra le regioni più urbanizzate (Palermo fu tra le città più popolate d&#039;Europa) e inserite nel commercio mediterraneo. Molto interessante fare un confronto con la Gran Bretagna, che - si vedano i dati di Maddison su questo - nel Medioevo è stata tra le aree d&#039;Europa più sottosviluppate; pur essendo un&#039;isola, si distingueva dalla Sardegna appunto per non subire periodiche incursioni e per la propria conformazione interna che - grazie ai suoi fiumi - le permetteva un sistema di trasporti capace di ovviare alla carenza dei trasporti su terra. Il mercato sardo è stato a lungo ristretto, dunque, anche al suo interno e - dato il timore delle incursioni etc. - sappiamo che i villaggi sardi tendevano a stare lontani dal mare e dai corsi d&#039;acqua.

Guardando all&#039;epoca moderna si comprende di più l&#039;intreccio tra geografia e istituzioni. Segnalo un famoso articolo di Acemoglu-Robinson-Johnson (&quot;The rise of Europe: atlantic trade, institutional change and economic growth&quot;, 2005) in cui viene fatto un confronto tra Spagna-Portogallo, Nord Italia, Inghilterra-Olanda: i due Paesi iberici avevano accesso all&#039;Oceano Atlantico ma delle istituzioni estrattive; il Nord Italia aveva delle istituzioni inclusive (città) ma non avevano sbocco sull&#039;Atlantico ed erano troppo piccole per poter avere le risorse fiscali necessarie per proteggere i propri commerci; Inghilterra e Olanda avevano sia accesso all&#039;Oceano Atlantico che delle istituzioni inclusive che hanno permesso la creazione di una borghesia capace non solo di arricchirsi ma anche di contare sempre di più politicamente, al contrario dei paesi iberici in cui le ricchezze finivano per ripagare i creditori (credo tedeschi e italiani) che finanziavano le loro guerre. Dunque, in questo quadro, la Sardegna era doppiamente sfigata, essendo nell&#039;orbita spagnola, con un sistema feudale e in mezzo al Mediterraneo Occidentale. Poi, ovviamente, la morale della storia è che seguendo questo intreccio possiamo spiegare come mai dei Paesi hanno avuto la rivoluzione industriale, alcune regioni hanno potuto recepirla e altri, come noi, no. Penso che geografia e istituzioni - se parliamo di storia economica e di comprendere le ragioni delle differenze di sviluppo - debbano essere lette insieme e tenendo conto di quanto aumenti/cresca la loro proporzione nel tempo, nel segnare il differente percorso economico dei vari Paesi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mia riflessione ho scritto che il ruolo della geografia è stato tanto grande quanto più andiamo indietro nel tempo; il ruolo delle istituzioni, al contrario, aumenta più ci avviciniamo ai nostri giorni. Questo vale per ogni Paese. Se consideriamo la Sardegna, chiaramente, geografia significa anche insularità e l&#8217;influenza negativa svolta dalla distanza, dalla posizione nel Mediterraneo &#8211; che la rese vulnerabili alle incursioni &#8220;barbaresche&#8221; per diversi secoli tanto da incidere in maniera significativa nel rapporto che i sardi hanno con il mare (a differenza di altri isolani, come i còrsi e i siciliani) &#8211; dalle dimensioni necessariamente ridotte dell&#8217;economia e dai rapporti con l&#8217;esterno più difficili (e quasi sempre da parte degli altri verso i sardi che il contrario) con conseguente difficoltà nel recepire le innovazioni prodotte altrove etc.</p>
<p>La Sicilia, per esempio, è stata tra le regioni più urbanizzate (Palermo fu tra le città più popolate d&#8217;Europa) e inserite nel commercio mediterraneo. Molto interessante fare un confronto con la Gran Bretagna, che &#8211; si vedano i dati di Maddison su questo &#8211; nel Medioevo è stata tra le aree d&#8217;Europa più sottosviluppate; pur essendo un&#8217;isola, si distingueva dalla Sardegna appunto per non subire periodiche incursioni e per la propria conformazione interna che &#8211; grazie ai suoi fiumi &#8211; le permetteva un sistema di trasporti capace di ovviare alla carenza dei trasporti su terra. Il mercato sardo è stato a lungo ristretto, dunque, anche al suo interno e &#8211; dato il timore delle incursioni etc. &#8211; sappiamo che i villaggi sardi tendevano a stare lontani dal mare e dai corsi d&#8217;acqua.</p>
<p>Guardando all&#8217;epoca moderna si comprende di più l&#8217;intreccio tra geografia e istituzioni. Segnalo un famoso articolo di Acemoglu-Robinson-Johnson (&#8220;The rise of Europe: atlantic trade, institutional change and economic growth&#8221;, 2005) in cui viene fatto un confronto tra Spagna-Portogallo, Nord Italia, Inghilterra-Olanda: i due Paesi iberici avevano accesso all&#8217;Oceano Atlantico ma delle istituzioni estrattive; il Nord Italia aveva delle istituzioni inclusive (città) ma non avevano sbocco sull&#8217;Atlantico ed erano troppo piccole per poter avere le risorse fiscali necessarie per proteggere i propri commerci; Inghilterra e Olanda avevano sia accesso all&#8217;Oceano Atlantico che delle istituzioni inclusive che hanno permesso la creazione di una borghesia capace non solo di arricchirsi ma anche di contare sempre di più politicamente, al contrario dei paesi iberici in cui le ricchezze finivano per ripagare i creditori (credo tedeschi e italiani) che finanziavano le loro guerre. Dunque, in questo quadro, la Sardegna era doppiamente sfigata, essendo nell&#8217;orbita spagnola, con un sistema feudale e in mezzo al Mediterraneo Occidentale. Poi, ovviamente, la morale della storia è che seguendo questo intreccio possiamo spiegare come mai dei Paesi hanno avuto la rivoluzione industriale, alcune regioni hanno potuto recepirla e altri, come noi, no. Penso che geografia e istituzioni &#8211; se parliamo di storia economica e di comprendere le ragioni delle differenze di sviluppo &#8211; debbano essere lette insieme e tenendo conto di quanto aumenti/cresca la loro proporzione nel tempo, nel segnare il differente percorso economico dei vari Paesi.</p>
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