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	Commenti a: Referendum e democrazia: vietato arrendersi	</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Sat, 23 Apr 2016 08:07:41 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2016/04/18/referendum-e-democrazia-vietato-arrendersi/#comment-284</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Apr 2016 08:07:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2016/04/18/referendum-e-democrazia-vietato-arrendersi/#comment-283&quot;&gt;Francesco Masia&lt;/a&gt;.

Sono osservazioni sacrosante, che condivido. Se ne parla da tempo. Per conto mio, avevo a suo tempo già sollevato la questione dell&#039;astensione come problema politico generale in occasione delle ultime elezioni regionali (quindi non un quesito referendario). Non sembrava che la cosa interessasse ai più. Di sicuro non a chi aveva avuto accesso alle sedi istituzionali della politica, pur essendo evidente come molte decine di migliaia di voti regolarmente espressi fossero stati privati di qualsiasi rappresentanza istituzionale e circa la metà degli aventi diritto non avesse votato affatto. Il livellamento verso il basso è un dato storico abbastanza chiaro. Non ne farei una colpa agli elettori, non del tutto almeno. C&#039;è stata nel tempo un&#039;azione pervasiva di disarticolazione sociale e culturale, in Italia. In Sardegna questo fenomeno ha avuto un andamento ancora più profondo. Un apparato egemonico potente ha condotto a questo punto, con da un lato il populismo più becero sia al potere sia all&#039;opposizione e da un altro lato l&#039;indifferenza e il qualunquismo (populismo e qualunquismo costituiscono un tremendo circolo vizioso tra loro). È una situazione estremamente grave, che ci espone alle peggiori conseguenze. Lo dimostrano le scelte di questi stessi giorni sull&#039;acqua (a livello statale) e sulla gestione del patrimonio forestale (in Sardegna). Col TTIP che incombe e i venti di guerra che soffiano prepotenti in Europa, la vigilanza democratica deve essere tenuta al livello massimo di attenzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/04/18/referendum-e-democrazia-vietato-arrendersi/#comment-283">Francesco Masia</a>.</p>
<p>Sono osservazioni sacrosante, che condivido. Se ne parla da tempo. Per conto mio, avevo a suo tempo già sollevato la questione dell&#8217;astensione come problema politico generale in occasione delle ultime elezioni regionali (quindi non un quesito referendario). Non sembrava che la cosa interessasse ai più. Di sicuro non a chi aveva avuto accesso alle sedi istituzionali della politica, pur essendo evidente come molte decine di migliaia di voti regolarmente espressi fossero stati privati di qualsiasi rappresentanza istituzionale e circa la metà degli aventi diritto non avesse votato affatto. Il livellamento verso il basso è un dato storico abbastanza chiaro. Non ne farei una colpa agli elettori, non del tutto almeno. C&#8217;è stata nel tempo un&#8217;azione pervasiva di disarticolazione sociale e culturale, in Italia. In Sardegna questo fenomeno ha avuto un andamento ancora più profondo. Un apparato egemonico potente ha condotto a questo punto, con da un lato il populismo più becero sia al potere sia all&#8217;opposizione e da un altro lato l&#8217;indifferenza e il qualunquismo (populismo e qualunquismo costituiscono un tremendo circolo vizioso tra loro). È una situazione estremamente grave, che ci espone alle peggiori conseguenze. Lo dimostrano le scelte di questi stessi giorni sull&#8217;acqua (a livello statale) e sulla gestione del patrimonio forestale (in Sardegna). Col TTIP che incombe e i venti di guerra che soffiano prepotenti in Europa, la vigilanza democratica deve essere tenuta al livello massimo di attenzione.</p>
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		Di: Francesco Masia		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2016/04/18/referendum-e-democrazia-vietato-arrendersi/#comment-283</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesco Masia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 20:47:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Omar, vediamo se questa osservazione può stimolarti altre riflessioni. A proposito dell’analisi del voto referendario mi ha colpito, visto su La Repubblica (che ora non mi ritrovo), un grafico sulle percentuali di votanti partito per partito: gli elettori di nessun partito sarebbero andati a votare in più del 50% ; solo il M5S avrebbe appena avvicinato il 50%. Se prendiamo per buoni questi dati (non so come ottenuti), sembra ulteriormente legittimato lo sconforto rispetto alla presa di partiti e movimenti nella società (ma i partiti fanno ancora qualcosa per averla, una presa, sulle opinioni delle persone, o vogliono solo orientarsi correttamente per intercettarle?). E sembra ulteriormente legittimato, d’altra parte, lo sconforto  rispetto al comune e indistinto livellamento (verso il basso, diremmo) della società. Anche se per assurdo il voto fosse stato affidato solo ai i cittadini che si dichiarano per il M5S, avremmo scoperto lo stesso che più del 50% se ne rimane comunque a casa. Il dato era nazionale, ma in Sardegna non credo stiamo meglio.
Poi colpisce particolarmente che Matteo Renzi liquidi da subito e senza ripensamenti il voto del 31% degli aventi diritto come fallimentare e senza significato quando, se ho ben capito, nel suo governo o nella sua maggioranza si va progettando una riforma in materia referendaria per cui, innalzando (da 500.000 a 800.000) il numero di firme per promuovere un referendum, si regola però il quorum (in modo sacrosanto) alla maggioranza dei votanti nelle ultime politiche, legislatura per legislatura. Ora, è vero che la metà di 75 (tale fu l’affluenza nelle ultime politiche) non fa ancora 31, ma si direbbe palese che se già fosse stata in vigore una simile riforma (per cui il quorum sarebbe stato in sostanza al 38%) tutto sarebbe andato in un altro modo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Omar, vediamo se questa osservazione può stimolarti altre riflessioni. A proposito dell’analisi del voto referendario mi ha colpito, visto su La Repubblica (che ora non mi ritrovo), un grafico sulle percentuali di votanti partito per partito: gli elettori di nessun partito sarebbero andati a votare in più del 50% ; solo il M5S avrebbe appena avvicinato il 50%. Se prendiamo per buoni questi dati (non so come ottenuti), sembra ulteriormente legittimato lo sconforto rispetto alla presa di partiti e movimenti nella società (ma i partiti fanno ancora qualcosa per averla, una presa, sulle opinioni delle persone, o vogliono solo orientarsi correttamente per intercettarle?). E sembra ulteriormente legittimato, d’altra parte, lo sconforto  rispetto al comune e indistinto livellamento (verso il basso, diremmo) della società. Anche se per assurdo il voto fosse stato affidato solo ai i cittadini che si dichiarano per il M5S, avremmo scoperto lo stesso che più del 50% se ne rimane comunque a casa. Il dato era nazionale, ma in Sardegna non credo stiamo meglio.<br />
Poi colpisce particolarmente che Matteo Renzi liquidi da subito e senza ripensamenti il voto del 31% degli aventi diritto come fallimentare e senza significato quando, se ho ben capito, nel suo governo o nella sua maggioranza si va progettando una riforma in materia referendaria per cui, innalzando (da 500.000 a 800.000) il numero di firme per promuovere un referendum, si regola però il quorum (in modo sacrosanto) alla maggioranza dei votanti nelle ultime politiche, legislatura per legislatura. Ora, è vero che la metà di 75 (tale fu l’affluenza nelle ultime politiche) non fa ancora 31, ma si direbbe palese che se già fosse stata in vigore una simile riforma (per cui il quorum sarebbe stato in sostanza al 38%) tutto sarebbe andato in un altro modo.</p>
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