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	Commenti a: Italia e Sardegna: nuovo centralismo e soluzioni cervellotiche	</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		Di: mariocarboni		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariocarboni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2014 15:56:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Purtroppo le stesse argomentazioni e a volte più ficcanti si trovano nel dibattito pubblico, leggere i quotidiani e periodici dell&#039;epoca, che si sviluppò con le proposte del Prof.Miglio e della Fondazione Agnelli e il tempo sembra non essere trascorso. Il nodo, almeno per chi politicamente si riferisce alla natzione Natzione sarda, è sempre lo stesso, ricordato in coda al testo: la manovra di sganciamento. Rileggendo la manifestazione contro il militarismo italiano dei giorni scorsi e l&#039;immagine che ne hanno proiettato sui cittadini sardi i neo indipendentisti , l&#039;inesistenza di un piano di sganciamento è a mio parere la causa del l&#039;impotenza di un&#039;intera area politica incapace di essere punto di riferimento per una consapevolezza sempre più esplicita della natzione sarda che viaggia sul 30% dei consensi sbriciolati in moltissimi soggetti politici autoreferenziali. Il problema è politico insomma. Il piano di sganciamento, a mio parere, dovrebbe essere il nucleo politico programmatico per le prossime elezioni amministrative e regionali. una ipotesi, culturale, politica, economica e anche mitica, che sappia catalizzare con un impianto minimo comun denominatore, la lotta per l&#039;autodecisione nazionale sarda. A quel 30% di elettori e ancora di più alla metà degli aventi diritto al voto che si sono astenuti va rivolto un messaggio unitario. Per far questo bisogna individuare il messaggio unificante, programma e patto d&#039;azione , come sempre hanno fatto i movimenti di liberazione nazionale a qualsiasi particolare ideologia o programma aderissero i partecipanti. È sul programma di sganciamento che bisognerebbe basare una veloce discussione imposta dalla gravità della situazione sarda e anche per non trovarsi impreparati a fronte di cedimenti improvvisi dell&#039;architettura centralista, sempre possibili nel quadro della 3 guerra mondiale a zone, come coraggiosamente il Papa ha definito questo periodo storico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo le stesse argomentazioni e a volte più ficcanti si trovano nel dibattito pubblico, leggere i quotidiani e periodici dell&#8217;epoca, che si sviluppò con le proposte del Prof.Miglio e della Fondazione Agnelli e il tempo sembra non essere trascorso. Il nodo, almeno per chi politicamente si riferisce alla natzione Natzione sarda, è sempre lo stesso, ricordato in coda al testo: la manovra di sganciamento. Rileggendo la manifestazione contro il militarismo italiano dei giorni scorsi e l&#8217;immagine che ne hanno proiettato sui cittadini sardi i neo indipendentisti , l&#8217;inesistenza di un piano di sganciamento è a mio parere la causa del l&#8217;impotenza di un&#8217;intera area politica incapace di essere punto di riferimento per una consapevolezza sempre più esplicita della natzione sarda che viaggia sul 30% dei consensi sbriciolati in moltissimi soggetti politici autoreferenziali. Il problema è politico insomma. Il piano di sganciamento, a mio parere, dovrebbe essere il nucleo politico programmatico per le prossime elezioni amministrative e regionali. una ipotesi, culturale, politica, economica e anche mitica, che sappia catalizzare con un impianto minimo comun denominatore, la lotta per l&#8217;autodecisione nazionale sarda. A quel 30% di elettori e ancora di più alla metà degli aventi diritto al voto che si sono astenuti va rivolto un messaggio unitario. Per far questo bisogna individuare il messaggio unificante, programma e patto d&#8217;azione , come sempre hanno fatto i movimenti di liberazione nazionale a qualsiasi particolare ideologia o programma aderissero i partecipanti. È sul programma di sganciamento che bisognerebbe basare una veloce discussione imposta dalla gravità della situazione sarda e anche per non trovarsi impreparati a fronte di cedimenti improvvisi dell&#8217;architettura centralista, sempre possibili nel quadro della 3 guerra mondiale a zone, come coraggiosamente il Papa ha definito questo periodo storico.</p>
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