Elezioni europee e Sardegna: crisi della democrazia e allarmismi ingiustificati

Non mi capacito dello psicodramma che si scatena ad ogni tornata elettorale.

In questo caso succede per le elezioni europee.

Ma davvero siete più preoccupati oggi di ieri? In Sardegna? Cioè, se avesse prevalso, che ne so, il PD, sarebbe stato meglio?

Siete sicuri di avere un’idea almeno approssimativa di cosa sia la Sardegna oggi e di quali siano i suoi problemi strutturali?

E del 64% di elettori sardi che alle urne manco ci vanno non vogliamo tenerne conto?

O sono solo “analfabeti funzionali”, volgo ignorante e imbelle, buono solo quando asseconda la volontà e gli interessi della classe dominante?

E del fatto che la Sardegna non abbia comunque nessuna rappresentanza nel Parlamento dell’UE a qualcuno importa qualcosa?

Ci sono aree europee più piccole di qualche provincia sarda che hanno una rappresentanza garantita a Strasburgo/Bruxelles. Ma ovviamente questo non è un problema. Siamo tutti italiani, dopo tutto.

E di cosa sia l’UE oggi? E di come, in questo scenario, se la stiano giocando bene le varie nomenklature oligarchiche e anti-democratiche? Niente nemmeno su questo?

Perché alla fine non è successo nulla che non stesse già succedendo.

La dialettica fittizia tra le varie anime anti-democratiche del Vecchio Continente segue il suo copione.

O dobbiamo credere che i vari Salvini-Le Pen-Orban-ecc. siano veri “nemici del Sistema”?

Ma quando mai?

In fondo c’è anche qualche segnale positivo: la tenuta e anzi l’avanzata del gruppo Verdi-EFA.

Lì c’è uno dei nuclei della resistenza democratica europea. Che va di pari passo con i successi degli indipendentismi democratici (in Catalogna, alla faccia della repressione, e in Scozia, alla faccia della Brexit, per esempio).

Della commedia dell’arte italiana non vale nemmeno la pena di parlare. I soliti Zanni, Arlecchino e Pantalone che fanno finta di darsele in scena. Ma è solo fiction.

La Sardegna è una povera colonia televisiva italiana. Cosa ci si aspetta dal suo elettorato?

Anzi, bisogna dire che l’esplicita sfiducia elettorale probabilmente non ha solo un risvolto negativo.

Significa, tra le altre cose, che non tutti abboccano alla propaganda, alle chiamate alle armi dei vari marpioni in campo.

Significa anche, è vero, che i detentori di pacchetti di voti non si sono spesi, per questa campagna, non avendovi alcun interesse diretto.

Sia come sia, la Lega, il PD e il M5s sono largamente minoritari, nell’isola, in termini assoluti.

Ciò implica che c’è un enorme spazio politico da conquistare e da democratizzare. A tutti i livelli, a partire dai comuni e fino alle istituzioni europee.

Ma bisogna essere coscienti dei processi storici in corso e dei rapporti di forza, e avere un minimo di strategia.

Analisi e pianificazione. Lavoro collettivo. Socializzazione del sapere e della consapevolezza. Fuori dai recinti autoreferenziali che ci piacciono tanto.

E fuori dalle cornici massmediatiche italiane.

Ecco cosa servirebbe. Non certo le lamentazioni.

Calma e sangue freddo, insomma. Siamo messi male, ma non peggio di due giorni fa. E non tutto è perduto. A patto che non ci si arrenda.

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