Equivoci sull’indipendentismo sardo: diverso è bello

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Forse c’è una cosa che vale la pena chiarire, così, per dare un contributo a un dibattito politico che sta vivendo più che altro di gossip, illazioni, malevolenze datate e poca ciccia, poca sostanza.

Parlo di Sardegna, sia chiaro: la politica italiana ormai è una specie di cabaret stantio, una versione bolsa e rincoglionita del Bagaglino (arci-italiano, di suo).

L’equivoco riguarda l’ambito indipendentista e zone limitrofe.

C’è la pretesa diffusa che, se sei favorevole all’indipendenza della Sardegna, allora chiunque sia favorevole all’indipendenza della Sardegna debba essere un tuo fratello, un tuo sodale politico, con cui se possibile militare insieme, candidarti alle elezioni, condividere teoria e prassi.

Se fai notare che la comune autocertificazione indy non è una condizione sufficiente per sentirti dalla stessa parte di chiunque altro la faccia, è come se insultassi la madre di qualcuno.

Attenzione, non c’entra nulla il percorso soggettivo di ciascuno.

A realizzare, ad un certo punto della propria vita, che la prospettiva indipendentista è l’unica dentro la quale sia pienamente dispiegabile un sano e verace percorso democratico per la Sardegna o che sia l’unica via di uscita dalle sabbie mobili socio-economiche e culturali in cui stiamo affogando, possono essere in tanti, provenienti dalle più disparate militanze, o da nessuna militanza ma da anni di voto diverso, o di totale disimpegno politico.

Non è un problema di pedigree. Caso mai è un problema di appartenenza politica profonda.

Perché puoi essere indipendentista, ma con propensioni reazionarie o fasciste.

Puoi essere indipendentista ed essere del tutto convinto che il modello di dominio capitalista, neoliberista, padronale, colonialista sia la ricetta migliore per l’umanità, compresa la sua porzione sarda.

Puoi persino essere indipendentista e coltivare il sogno di una repubblica dei soviet.

E tra queste visioni non ci sarebbero molti elementi di conciliazione. La sola prospettiva dell’indipendenza non è sufficiente.

Se poi ti dichiari indipendentista ma hai sempre fatto la stessa politica dei partiti italiani coloniali (arrivismo, opportunismo, clientelismo, trasformismo, ecc.) e magari dentro o con essi e senza alcun pentimento, è difficile capire in cosa consisterebbe il cambiamento da te auspicato (a parole) una volta istituito lo stato sardo indipendente.

Insomma, amici/che, fratelli/sorelle e compagni/gne indipendentisti/e, abbiate un po’ di pazienza e di comprensione: le differenze politiche esistono.

Il conflitto sociale e politico è costitutivo di ogni collettività umana, le differenti aspettative, i diversi interessi hanno un peso.

Se io sono di sinistra e tu sei di destra, è molto difficile che riesca a sentirmi in sintonia con te, anche se entrambi crediamo nella prospettiva dell’autodeterminazione.

Non è un tradimento, non è un sintomo di chissà quale magagna congenita tutta sarda.

Poi si può discutere, si può trovare qualche accordo tattico su obiettivi specifici o persino qualche accordo strategico generale, all’occorrenza e al momento opportuno.

A patto che il discorso sia serio, onesto e consapevole della posta in palio, non un diversivo o una banale chiacchierata sui social.

Si possono anche condividere gusti e passioni, tipo il tifo sportivo (per il Cagliari, per la Dinamo, o per chissà cos’altro, magari per la nazionale sarda di calcio).

Ma negare le distanze ideali e pretendere che esse non abbiano alcuna legittimità o addirittura che siano una forma di sabotaggio deliberato di chissà quale magica concordia altrimenti “naturale”, mi pare davvero infantile. Ed anche sciocco.

Studiamo di più, invece, senza spaventarci di dinamiche e articolazioni sociali del tutto ordinarie.

Impariamo a confrontarci sul piano degli argomenti, in modo anche vivace, ma con la coscienza della delicatezza del momento storico.

Il “mondo grande e terribile” è un posto sempre più pericoloso, dobbiamo tenerne conto.

Le forze del male avanzano e il lato oscuro della forza sembra avere il sopravvento. Il potere dell’Anello si dispiega con maggiore facilità e i vari Oscuri Signori hanno gioco facile a trovare seguaci e irretire spiriti deboli.

Ma avere paura e cercare rifugio in piccole e illusorie certezze non servirà a nulla.

Leggiamo di più, ascoltiamo di più, guardiamoci attorno con più attenzione e più apertura mentale. Non temiamo la complessità.

La diversità non è un male e non è nemmeno foriera di sventura. Il pensiero unico, il conformismo, la baggianata che non esistano destra e sinistra ed altri argomenti insensati di questo genere sono invece materiali altamente pericolosi. Togliamoli dal tavolo del dibattito pubblico.

E non facciamoci condizionare, come bimbiminkia da poco, dall’agenda del gossip elettorale e dai veleni della competizione (drogata) per il voto. Non è lì la politica. O non solo e principalmente lì.

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