La questione sarda non esiste

Mentre molti sardi (per lo più non indipendentisti) si sdilinquiscono per un commento incidentale e tutto sommato insignificante di Enrico Mentana a proposito dell’indipendenza sarda, in Europa e in Italia si parla di indipendenza in termini seri.

Almeno nelle intenzioni.

Noto, senza alcuno stupore, che generalmente – ma potrei dire sempre – la questione dell’autodeterminazione sarda è del tutto assente dal discorso, fuori dall’isola.

Se si parla del contesto italiano, si parla quasi esclusivamente della Lega e della Padania. In alcuni casi si butta un occhio al Meridione (d’Italia, sia chiaro, non sto parlando del Capo di Sotto).

Questo è il sintomo di una drammatica e profonda debolezza politica.

Benché in Sardegna l’aspirazione all’indipendenza sia dichiarata da una parte non piccola dei cittadini e sia una questione entrata in qualche misura nel dibattito pubblico e nel comune sentire, fuori dall’isola non ha assunto i contorni di un tema forte, politicamente coinvolgente.

La stessa bibliografia in materia, ormai non piccola né di poco conto, fatica ad essere presa in considerazione da osservatori non sardi. Con qualche eccezione, sia chiaro (penso agli studi di Eve Hepburn), ma più che altro è una tematica relegata in ristretti ambiti accademici.

È un problema.

La mancata percezione di una questione sarda di là dal Tirreno e nelle opinioni pubbliche europee (almeno, nella parte più attenta e avvertita delle opinioni pubbliche europee) ne indebolisce la portata.

Non perché abbiamo bisogno di una sponda aliena, e tanto meno perché abbiamo bisogno dell’autorizzazione di chicchessia. Quanto piuttosto perché, come vediamo oggi in Catalogna, l’interesse esterno condiziona in qualche misura lo svolgimento delle vertenze e il loro stesso successo.

In casi di conflitto aperto contribuisce spesso a conferire ad esse una natura più controllata, più pacifica. Senza considerare che il riconoscimento altrui è uno dei due pilastri dell’autodeterminazione di qualsiasi popolo.

La Sardegna non è un oggetto di attenzione teorica, storica e/o politica, né sociale e culturale per nessuno. Ogni volta che si dice qualcosa sulla Sardegna a qualche non sardo, bisogna raccontare tutta la storia da capo.

E questo nei rari casi in cui abbiamo qualcosa da dire, perché di solito siamo i primi divulgatori di stereotipi sul nostro conto. Compresi molti sardi fuori dall’isola e molta, troppa parte della nostra intellettualità, accademica e non.

Non so se dipenda più da carenze del movimento indipendentista nel suo insieme o da altri fattori. Propendo per una corresponsabilità, ma non paritetica.

Certamente le debolezze del nostro sistema universitario e la parzialità e il conformismo dei nostri mass media hanno un ruolo decisivo.

Sia come sia, è una lacuna grave che bisognerà colmare, abituandoci a un confronto con gli altri meno subalterno e più dignitoso, dotandoci di un senso di appartenenza meno complessato e di un modo di rappresentarci meno provinciale e meno mimetico verso le aspettative altrui.

Tutte cose dette e ridette, qui e altrove, ma che continuano ad essere valide. Purtroppo.

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