Idee di Sardegna, di Carlo Pala: l’indipendentismo studiato con metodo

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Idee di Sardegna. Autonomisti, sovranisti, indipendentisti oggi è un saggio del politologo Carlo Pala, uscito quest’anno per Carocci.

Testo di natura accademica, referenziato e accompagnato da una abbondante bibliografia, si presenta come il primo tentativo di sottoporre la vasta materia cui è dedicato a un esame esaustivo e metodologicamente corretto. Cosa fin qui mai avvenuta.

Sia dal lato del suo sviluppo diacronico (nel corso del tempo) sia da quello sincronico (cioè della sua condizione attuale), l’insieme di idee, teorizzazioni, azioni concrete e formule organizzative ascrivibili alla categoria dell’autonomismo e dell’indipendentismo in Sardegna è sempre stato snobbato dall’accademia. In Sardegna non meno che in Italia.

Con l’aggravante che in Sardegna è un tema di lunga durata che si manifesta anche sulla soglia e spesso all’interno delle nostre università. Questo silenzio, di suo, sarebbe già un buon tema di ricerca, insomma.

Carlo Pala ha dunque il merito di colmare una vistosa lacuna, in anni recenti attenuata nelle sue dimensioni giusto da qualche paper o da qualche indagine di studiosi non sardi (e per lo più non italiani; un nome su tutti: Eve Hepburn, studiosa scozzese).

Il suo lavoro ha una rilevanza indiscutibile su vari piani.

Intanto già solo il fatto di sistematizzare la tematica e ricondurla a categorie chiare e intellegibili aiuta a comprendere un fenomeno storico in verità complesso. La pulizia lessicale e terminologica fa anche luce su alcuni equivoci alimentati facilmente dai mass media e a volte dagli stessi protagonisti delle vicende esaminate.

Un altro aspetto rilevante è l’inserimento della problematica sarda dentro il più ampio contesto europeo (e in realtà mondiale). Anche in questo viene meno lo stereotipo della “specialità” e dell'”isolamento” della Sardegna, tanto spesso usato come fattore debilitante di qualsiasi pretesa di soggettività storica autonoma.

Altro aspetto importante è l’esame delle organizzazioni che hanno agito (e agiscono ancora) nello scenario sardo, con uno sguardo analitico scevro tanto di paternalismo quanto di compiacenza e decisamente non superficiale (cosa che non avviene nelle usuali trattazioni che si possono leggere sui mass media, anche ad opera di osservatori titolati).

Il testo si presta dunque a rifornire di materiale finalmente utilizzabile le ricostruzioni storiche sulla Sardegna contemporanea, di solito molto lacunose e/o parziali quando si tratta di inserire nelle narrazioni storiografiche il fenomeno della frattura centro-periferia tipica dell’isola e quello della sua politicizzazione, così come manifestatisi nel corso del tempo.

È anche un utile strumento di riflessione (in termini di auto-analisi, potremmo dire) per tutto l’ambito indipendentista, per quello (neo)autonomista e per il cosiddetto sovranismo. Ma naturalmente anche per il resto del panorama politico sardo (teorico e pragmatico), sempre restio ad ammettere la legittimità e la portata storica (ossia reale e perdurante nel tempo) del problema dell’autodeterminazione.

Le varie questioni e le ipotesi formulate da Carlo Pala meriterebbero di essere compiutamente affrontate e a loro volta problematizzate. Su alcune ricostruzioni si possono presentare obiezioni, o indicare possibili integrazioni. Ma questo è davvero il minimo, in un’opera evidentemente di difficile assemblaggio, che si presenta con tutta l’apparenza di essere costata tempo e fatica.

Insieme a Topologie post-coloniali, di Alessandro Mongili, questo testo può servire a far compiere un deciso salto di qualità all’intero dibattito politico sardo. Specie laddove dimostra che la questione dell’autodeterminazione, lungi dall’essere marginale e ignorabile, presenta un conto che, almeno a livello teorico e storico, andrebbe saldato senza perdere tempo.

L’auspicio è che se ne discuta e se ne ragioni tanto, possibilmente non solo in ambito accademico. E che faccia da apripista ad ulteriori studi e a una maggiore attenzione delle scienze umane, in Sardegna, alla nostra storia contemporanea in tutti i suoi aspetti, fuori dai luoghi comuni di comodo e senza timidezze opportunistiche.

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