Quando smettemmo di dire “Sì badrone”

Sul caso del procuratore generale Saieva e delle sue dichiarazioni, ricevo e ospito il seguente intervento, di Pier Franco Devias.


Immancabilmente, come ogni volta che questo popolo ha uno scatto d’orgoglio, si mette prontamente in moto la macchina del buonismo, dei distinguo e del benaltrismo.

Mentre centinaia e centinaia di Sardi in queste ore firmano una petizione online che chiede il trasferimento del Procuratore Saieva per incompatibilità a causa dei suoi pregiudizi, volteggiano qua e là gli uccellacci che invitano a essere comprensivi, a non accanirsi, a “contestualizzare” le sue affermazioni. Ma quelle affermazioni non sono solo gravi di per sé, lo sono tanto più per colui che le ha fatte.

Eh sì, perché quelle non sono affermazioni di un ragazzo al mercato, di un collega di ufficio, di una signora in fila alle poste. Certo, sarebbero state ingiuste e sgradevoli anch’esse, ci mancherebbe, ma fatte da gente comune destano una preoccupazione tutto sommato limitata. Diverso è che certe affermazioni esprimano le convinzioni di chi amministra la giustizia.

Coloro che amministrano la giustizia non possono permettersi di esprimere pubblicamente pareri del genere, perché da questo punto di vista loro “non sono persone normali”: da esse ci si aspetta equilibrio e imparzialità, visto che svolgono il delicato compito di giudicare l’operato degli altri.

Come si può credere che la giustizia possa essere amministrata in maniera indipendente e obiettiva se è coordinata da una persona che ha una visione sterotipata e discriminatoria della popolazione di alcune regioni della Sardigna o di chi fa il mestiere del pastore?

Cosa mai ci sarà da tollerare o da dover “capire” e “contestualizzare” nelle ingiuriose affermazioni del Procuratore Saieva? Cosa mai ci sarà da minimizzare rispetto all’enormità di quanto affermato? Potreste sentirvi sereni e credereste in una gestione equa della giustizia se questo signore coordinasse un’indagine nei confronti di vostro figlio?

E l’invito a “contestualizzare” (fatto alla stampa da alcuni magistrati) è semmai un’aggravante e non un’attenuante, visto che quel discorso non ha riscosso alcuna critica da parte di nessun magistrato, né in sede di inaugurazione dell’anno giudiziario 2016 nè in seguito. Perché al limite qualche spirito maligno potrebbe aver avuto l’impressione che anche i magistrati, avendo taciuto, possano condividere quanto affermato dal Procuratore…

Possiamo forse accettare che a dirci che “la legge è uguale per tutti” sia un signore che pensa che alcune persone abbiano una “mentalità predatoria” per il solo fatto di essere residenti in una regione della Sardigna?

Ci preoccupa parecchio che a dirci che “la legge è uguale per tutti” sia una persona che dopo giorni di roventi polemiche, tam tam mediatico, articoli sui giornali, raccolta di firme, dopo – insomma – che una dichiarazione gli è stata tolta con le pinze, adesso si degna di spiegare che “rispetta i barbaricini”.

Ne conoscevamo un altro che diceva le cose e poi erano sempre gli altri che capivano male. Ebbene a questo punto il tempo è passato e non ce ne facciamo più niente né di dichiarazioni né di scuse. Abbiamo sentito quali sono le sue opinioni e tanto ci basta. E scusate se non ci fidiamo.

Non siamo assolutamente sereni nel pensare che una persona che ha espresso simili convinzioni discriminatorie nei nostri confronti amministri la giustizia in Sardigna e quindi l’unica cosa giusta da fare è che VENGA ALLONTANATO E DESTINATO AD ALTRA SEDE.

Prosegue quindi la raccolta di firme online per dare un chiaro segnale della volontà del popolo sardo. Una volta tanto difendiamo la nostra dignità e facciamoci rispettare!

Firmate, condividete e fate firmare.

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