La Sardegna e i Sardi nel tempo: intro scartata

Avevo scritto questa introduzione prima ancora di scrivere tutto il resto. Come succede in questi casi, alla fine “il resto” era andato per i fatti suoi e l’introduzione non introduceva più così bene. Almeno nel senso del taglio e dello stile poi adottati. Ecco perché non compare nel libro. Ma a lasciarla lì, a sonnecchiare in una sottocartella sul desktop, mi faceva tenerezza. Così, riuscita o meno che sia, le do spazio qui, a disposizione di chi ha già letto il libro e anche di chi non lo ha (ancora) fatto.


 

Quando la Sardegna si staccò dal continente europeo, circa 30 milioni di anni fa, e cominciò la sua migrazione verso il centro del Mediterraneo occidentale, non aveva la più pallida idea di ciò che questa scelta avrebbe comportato. Capita, con le decisioni impulsive.

L’orogenesi Caledoniana e quella Ercinica avevano già conformato le antiche terre del Sulcis e altre porzioni dell’attuale isola nell’era detta Paleozoico (da 542 a 251 milioni di anni fa, più o meno). I continenti allora erano molto diversi da oggi e ad un certo punto si erano persino uniti tutti insieme nella Pangea. Ma non era durata. Da lì, grazie all’irrequietezza della crosta terrestre e alle sue peregrinazioni tettoniche, avevano cominciato a prendere forma le terre emerse come noi le conosciamo.

Per un po’ quel che adesso è la Sardegna se n’era rimasta tranquillamente attaccata all’attuale Spagna, seguendo le sane regole della geologia, e niente lasciava supporre che un bel giorno queste zone del rispettabile continente europeo decidessero di cambiare aria. Invece accadde proprio questo. Tutta una porzione di Europa si staccò e cominciò a ruotare in senso antiorario, generando nel tempo le due isole di Corsica e Sardegna. Il trambusto lasciò anche dei frammenti più piccoli sul tappeto, così, un po’ più a ovest, ecco apparire l’arcipelago delle Baleari.

La giostra durò per un pezzo, non senza conseguenze. Dai e dai, verso est le spinte tettoniche sollevarono gli Appennini e le Alpi Apuane (il che sorprendentemente conferisce una precoce conferma alla tesi storiografica secondo la quale l’Italia sarebbe nata dalla Sardegna). Fatto sta che sei o sette milioni di anni fa la Sardegna si stancò di girovagare e decise di stabilirsi là dove si trova ancora oggi. Il suo status di isola venne ufficializzato e, a oggi, non è ancora cambiato né dà l’impressione di voler cambiare di qui ai prossimi secoli.

Sei o sette milioni di anni sembra tanto, ma su scala planetaria è un lasso di tempo abbastanza breve. Le cose ormai a quel punto si stavano mettendo grosso modo come le conosciamo noi oggi. Era un momento abbastanza tranquillo della vicenda biologica del pianeta. I dinosauri non c’erano più e i mammiferi ormai da molti milioni di anni la facevano da padroni un po’ dappertutto, senza tanti sconquassi. L’uomo non esisteva ancora. L’essere più vicino alla nostra specie gironzolava allora per le foreste e le savane dell’Africa ed era uno scimmione, appena separatosi dalla linea evolutiva degli scimpanzé. Del resto, questa scimmia è ancora oggi il nostro parente più stretto.

Solo dopo qualche altro milione di anni spunteranno fuori, nell’ordine dei primati, degli esseri leggermente diversi dai loro predecessori, che molto più tardi qualcuno si premurerà di chiamare australopitechi, per altro senza la loro autorizzazione. E passeranno ancora centinaia di migliaia di anni prima che cominci a imperversare in qualche landa africana e poi in giro per l’Asia e per l’Europa la nostra specie. Era inevitabile che prima o poi, curiosi e impiccioni come siamo, qualche famigliola di nostri avventurosi antenati capitasse in Sardegna.

Non abbiamo idea di chi sia stato il primo sardo o la prima sarda e in fondo non ha molta importanza. Sappiamo solo che la Sardegna fu frequentata da ominidi fin dai tempi del Pleistocene, grosso modo cinquecentomila anni fa. Allora il nostro antenato più evoluto era l’homo erectus, un tizio abbastanza intelligente da aver imparato ad usare il fuoco (anche se non ad accenderlo, pare). Dato che già allora questi nostri parenti sapevano scheggiare i sassi per farne degli utensili, si parla al loro proposito di Paleolitico (l’Età della pietra antica, che va da 2,5 milioni di anni fa a 10mila anni fa circa) e da lì si fa iniziare la storia della tecnologia umana.

Il Paleolitico era un’epoca interessante, anche se resa difficile da ricorrenti periodi glaciali, con tutti i disagi del caso. È ad un certo punto di questa lunga epoca che compare, non si sa bene come, la nostra specie, l’homo sapiens. Nel corso del Paleolitico medio e recente, bande e clan di nostri diretti antenati di pura genia homo sapiens, ormai uscite dall’Africa, bazzicavano le contrade sarde, non si sa bene se saltuariamente o con continuità. Allora la nostra specie era decisamente nomade. Era difficilissimo aggiornare i documenti anagrafici. Sappiamo però che, intorno a una dozzina di migliaia di anni fa, quando ormai l’ultimo periodo glaciale era agli sgoccioli (e non è solo una metafora), migrazioni di varia provenienza costituirono il primo nucleo di sardi a cui si possa legittimamente attribuire questa impegnativa qualifica. Sostanzialmente da allora la popolazione sarda è stata sempre la stessa, ossia composta in larga misura dai discendenti di quei primi residenti stabili. Alle loro vicende nel corso del tempo è dedicato quanto segue.

 

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