La Sardegna non c’è

Non è grave come bombardare un ospedale, non fa notizia come un monsignore di santa romana chiesa che rivela la propria omosessualità, non fa scandalo come l’ennesimo politico beccato con le mani in pasta, non è dannosa come una campagna di trivellazioni o di prospezioni geotermiche in zone agricole. Va bene, è vero. Però è una notizia.

L’Alitalia produce opuscoli informativi e pubblicitari in cui non è contemplata la Sardegna. Apriti cielo! È una vergogna. Si attendono prese di posizione durissime da parte della giunta dei professori e qualche interrogazione urgente dei nostri prodi parlamentari a Roma.

Ora, vedere una cartina dll’Italia in cui non è raffigurata la Sardegna può fare effetto, non lo nego. Qualcuno potrebbe persino restarci male: anni e anni di sana militanza autocolonizzata (e autocolonizzatrice) frustrati così. Ma siamo sicuri che a) sia un errore e b) se fatto apposta, sia una scelta ingiustificata?

Tralascio volutamente l’ipotesi che gli Emirati Arabi, che si sono comperati all’incanto il baraccone fatiscente di Alitalia, abbiano con questa mossa voluto fare un dispetto ai loro cugini del Qatar, che a loro volta si stanno comprando a stracu baratu la Sardegna. Non che non sia plausibile, ma in questo caso la lascerei in secondo piano.

A naso, secondo me non è un errore. Quindi scarterei la prima opzione. Non è un errore perché non si tratta di una cosa fatta su due piedi, senza riflessione, senza pensarci. È una pubblicazione ufficiale volta a sensibilizzare i passeggeri e i clienti Alitalia sulle bellezze e le attrattive del Paese. Una cosa studiata, pianificata, realizzata da professionisti, in base alle indicazioni e agli obiettivi della committenza. Tutt’al più, quindi, è un lapsus.

Resta in piedi l’opzione b), ossia che si tratti di una scelta deliberata. OK, a molti sardi risulta indigesta. Siamo italiani anche noi, questa cosa ci danneggia, ecc. ecc. Tuttavia, a parte le riserve di carattere morale, oltre che politico e storico, sulla ricorrente aspirazione all’italianità di alcuni di noi, perché mai una pubblicazione che si propone di sostenere il turismo in Italia dovrebe contemplare la Sardegna?

Non solo l’Alitalia da tempo – da quando non può lucrarci a suo piacimento in termini sostanzialmente monopolistici – si è disimpegnata dalle tratte da e per la nostra isola, ma più in generale sarebbe del tutto incongruo incoraggiare flussi di visitatori verso la penisola e la Sicilia e al contempo promuovere la Sardegna come meta turistica.

Non c’è malevolenza, non c’è razzismo. Solo puro calcolo. It’s only business! Troppo spesso quando si discute dell’italianità dei sardi di tira in ballo la pretesa italianità della Sardegna. Si confondono il livello giuridico-formale con quello storico-culturale e, peggio ancora, con le evidenze geografiche.

Invece la geografia ha un suo peso e molto più grande di quanto a molti piaccia pensare. La geografia è importante. Senza voler essere deterministi a tutti i costi, ignorarla non produce nulla di buono. Indebolisce la nostra compresnsione dei fenomeni storici, compresi quelli culturali e quelli economici.

Per restringere lo sguardo a quest’ultimo ambito, quello economico, è del tutto ovvio che quando si ha a che fare con con settori di mercato specifici e con i fattori che li compongono, si ha a che fare con grandezze che non sono infinitamente elastiche.

Nel mercato del turismo, i flussi di visitatori disposti a spendere soldi per arrivare in un posto, visitarne le attrazioni e pagare per mangiare, per dormire, per svagarsi, non sono infiniti. Ogni porzione di questo mercato che si sposti dal continuum geografico italiano ad altre destinazioni è una porzione persa per l’Italia.

La faccenda del continuum geografico è importante. Chi vuole visitare l’Italia, ha a disposizione una gamma di possibilità notevole, ma prima di tutto ha a disposizione… l’Italia. Che interessi il cibo, l’arte rinascimentale e quella barocca o l’archeologia greco-romana, il continuum geografico italiano, dalle Alpi alla Sicilia, offre il meglio possibile. E lo offre dentro uno spazio lineare, intellegibile come un tuttuno coerente, benché molto diversificato al suo interno. È la storia che parla, è una stratificazione culturale di millenni che si presta ad essere presentata e fruita nella sua fattispecie turistica.

C’entra qualcosa la Sardegna in tutto questo? Ha un peso il fatto che oggi la Sardegna giuridicamente sia una porzione dello stato italiano? La risposta è no a entrambe le domande. La Sardegna non c’entra nulla e anzi rischia di essere un elemento di disturbo, un’alternativa appetibile. Come tale, minacciosa. Perché se io turista arrivo in Italia, posso spostarmi da Torino a Roma e da Roma a Palermo sempre all’interno di un territorio, le cui infrastrutture sono le medesime, in cui i collegamenti fisici hanno una loro continuità (sia pure malmessa e problematica, d’accordo, ma è un’altra questione). E anche solo il transito da un punto all’altro del pecorso concordato, dentro questo continuum, fa economia, genera indotto diretto.

È pensabile che chi è interessato all’Italia, alla sua storia, alla sua cultura, alle sue bellezze paesaggistiche scelga di andare in Sardegna? A che pro? In Sardegna quel che si scopre è… la Sardegna, non l’Italia. Fanno tenerezza le pubblicità turistiche di alcune città sarde (faccio dei nomi: Cagliari e Bosa) che si arrabattano per spacciarsi per due città storiche italiane. Ma, se uno vuole vedersi una città storica italiana, non farà prima ad andare in Italia? E se invece si volesse catturare qualche turista in più, non sarebbe il caso di puntare sulla diversità, dato che di suo la Sardegna è diversa, distante, visivamente altro, dall”Italia?

Naturalmente si tratterebbe di pianificare una politica turistica come si deve, compito che chi ha governato la Sardegna negli ultimi sessant’anni si è sempre guardato bene dal fare. Non sia mai che si pestino i piedi di qualche grosso centro di interessi vicino ai capi dei propri partiti. Quelli che ti mettono lì, a fare il podatario. L’interesse nazionale è l’interesse nazionale, dopo tutto. Ed è quello italiano.

In questa, come in altre circostanze, emerge prepotentemente l’incompatibilità strutturale tra molti degli interessi strategici della Sardegna e quelli analoghi dell’Italia. È un fatto quasi fisico, determinato da fattori restrittivi incomprimibili. Non entra in ballo la buona o la mala fede di nessuno. Scemi noi a non volerlo capire.

D’altra parte è anche ridicolo il pressapochismo dilettantesco e cialtrone con cui la politica sarda da a vedere di interessarsi alla nostra cultura e alla nostra storia, facendone una caricatura e presentandola al mondo come una sorta di specchieto per le allodole per turisti ignari. Salvo guardarsi bene dal promuovere lo studio, la conoscenza e la valorizzazione vera del nostro patrimonio storico-archeologico, culturale, demo-antropologico ed eno-gastronomico. Tutti ambiti in cui avremmo qualcosa da dire.

In tutto questo, prendersela con Alitalia perché non contempla la Sardegna tra le mete italiane meritevoli di essere visitate è irrealistico e alla fin fine ingiusto. Si tratta di una scelta del tutto logica e sensata, al contrario di quelle che facciamo troppo spesso noi altri. Una botta di parresia inaspettata, con effetti ulteriori rispetto a quelli voluti, probabilmente, ma chi siamo noi per sputare sopra alla verità, quando si manifesta così chiaramente? Bisogna solo farci i conti.

4 responses

  1. Gli articoli precedenti sono dedicati all’indipendentismo. Una contraddizione questo articolo…il taglio poteva essere incentrato su : “Finalmente non facciamo parte dell’Italia”.Un pò di coerenza…

    • Certo, hai ragione. Infatti adesso che la Sardegna manca nelle cartine dell’Alitalia automaticamente è diventata uno stato indipendente. Evviva!
      Non ti viene il dubbio di aver capito male?
      Oh, magari non mi sono spiegato bene io. Tutto può essere.
      Ma a naso questo è un commento buttato lì, giusto per fare un po’ di gazzosa (non dico polemica, perché mi sembra pure troppo). Peccato.

  2. Omar, vecchio acerrimo amico mio!… di quale continuum geografico dalle Alpi alla Sicilia parli? Ancora il ponte sullo stretto non lo hanno costruito e comunque la Sicilia è molto più nazione della Sardegna. Pensa che le abbiamo copiato lo statuto regionale, inoltre, loro in virtù del sentirsi popolo distinto, sono capaci di rubare meglio di quanto non facciamo noi.
    Ma a parte questa svista, la faccenda ha una sua importanza; ricordati che staccarci dall’Italia per noi sarà solo un danno, ne sono convintissimo, ma non temo affatto per questo. Tu invece, da vecchio romanticone, continui a sognare cose irrealizzabili perfino da chi l’indipendenza la vuole veramente, vedi Scozia e Catalogna.

    • Eh, caro mio. Snocciolare le tue convinzioni in modo assertivo e tutt’altro che argomentato non servirà a renderle più convincenti.
      Stai prendendo anche un abbaglio, perché qui non si parlava affatto di indipendenza o altre questioni generalissime, ma di qualcosa di molto più vicino e concreto.
      Sia come sia, ti perdono lo strafalcione sulla storia sarda, di cui non sai nulla (il comitato che doveva redigere lo statuto regionale sardo si rifutò di seguire il disperato consiglio di Lussu, che era appunto quello di adattare il già approvato statuto siciliano, quindi come vedi non è andata affatto come dici tu) e non sto nemmeno a spiegarti perché esista un contuinuum storico e anche geografico tra le Alpi e la Sicilia (continuum non vuol dire che sia tutto la stessa cosa da Sondrio a Mazara del Vallo, spero sia chiaro). Ma se ti consolano le tue (tristissime) convinzioni, chi sono io per volertele togliere? Ti chiedo solo di non pretendere di appiopparle anche a me. Non per altro, è fatica sprecata.

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