Il Test di Tolkien

C’è un modo per mettere alla prova la credibilità e l’affidabilità di chiunque si candidi a ruoli di guida o di coordinamento, in ambito politico, che sia dentro una organizzazione o a livello istituzionale. In tutti questi casi si dovrebbe superare il Test di Tolkien.

Difficilmente chi si candida a quel genere di ruoli è un/una perfetto/a sconosciuto/a. Può capitare che lo sia, almeno parzialmente. In questi casi la prima cosa da fare è cercare di conoscere meglio il soggetto.

Non tanto attraverso domande stereotipate o lo studio delle dichiarazioni pubbliche. Su quello è troppo facile simulare e/o dissimulare, recitare, fingere. No, molto meglio osservare i comportamenti irriflessi, le reazioni alle situazioni contingenti, quelle minime, occasionali o private. Sempre che si abbia la possibilità di farlo.

Dopo di che, la somministrazione del Test di Tolkien dovrebbe farci propendere definitivamente per un giudizio abbastanza preciso.

Il problema da superare è che troppo spesso il ruolo condiziona la persona. Una volta assunta una responsabilità, specie se da tale responsabilità discende la possibilità di far fare ad altri quello che si desidera (a vari livelli), è facile che emergano pulsioni e atteggiamenti altrimenti tenuti a freno, o nascosti. Il fascino del potere, a qualsiasi livello, è il medesimo. Ed è altamente corruttivo.

Il Test consiste nel focalizzare la propria attenzione sul soggetto da testare e ipotizzare che venga in possesso o abbia la possibilità di venire in possesso dell’Anello del Potere, dell’Unico, forgiato nelle viscere roventi del Monte Fato.

Simbolo e talismano, esso è anche il mezzo per sottomettere le altrui volontà e conquistare una forza sostanzialmente illimitata.

Prendiamolo come metafora del potere in quanto tale. Con una certa dose di immaginazione, si può provare a dedurre dagli elementi di giudizio a disposizione se il soggetto testato terrebbe l’Anello e lo utilizzerebbe, oppure se lo rifiuterebbe, sottraendosi al suo fascino.

Non importa la buona o la mala fede, perché comunque il potere di per sé corrompe e porta sulla strada dell’egoismo più patologico e ossessivo, specie se vi si rimane esposti a lungo. Anzi, chi pensa di poter utilizzare l’Anello in buona fede, con l’intenzione di operare per il bene, è molto più esposto alle seduzioni dell’Unico e non è affatto detto che alla prova dei fatti si rivelerebbe meno pericoloso di chi fin da subito ha cattive intenzioni.

Il Test si può applicare anche alle formazioni politiche nel loro insieme. Per esempio, in ambito italiano, il PD è un partito che ha perso l’anima nella rincorsa all’Anello. Quando lo ha avuto, non ha evitato di usarlo. I buoni propositi si sono volatilizzati rapidamente ed ora si tratta di una sorta di fantasma politico, per sempre schiavo dell’Anello, dannoso per sé e per chi vi presti fede.

Il PDL è costitutivamente corrotto e fa dell’uso spregiudicato dell’Unico la sua ragion d’essere. Tale spregiudicatezza però lo espone a dolorose cadute. Nemmeno Sauron era padrone della Sorte e il Male a cui si era votato costituiva comunque una sfera ontologica più alta. A tale sfera ci si può ispirare ma non si può fare propria. Esattamente come Sauron, per quanto potente, non sarebbe mai riuscito a sostituirsi pienamente a Melkor Morgoth.

Ci sono poi i “centristi”, accozzaglia di spiriti servili e proni al potere dell’Anello, ma quasi tutti incapaci anche solo di concepire, per viltà, il suo possesso.

Fa eccezione Colui che ne ha preso la guida. Il senatore nonché professore, ecc. ecc. Mario Monti. Costui è un rappresentante diretto del Male, è già uno schiavo dell’Anello, è il capo dei Nazgul e sa di poter usare del Potere a piene mani, per la riuscita dei suoi scopi, senza alcuna paura di esserne soggiogato, per il semplice fatto che soggiogato lo è già.

Un discorso a parte va fatto per l’ambito sardo. Nella nostra isola, una specie di Contea, ci sono alcuni hobbit convinti di poter usare l’Anello impunemente. Per lo più si tratta di servi di signori stranieri, o di regni lontani.

Ci sono anche alcune menti, apparentemente e forse davvero più fini delle altre, che autoconferendosi la patente di prime guide del vasto e variegato schieramento di paladini della libertà della Contea proclamano un destino di vittorie sulle tenebre, a patto di essere seguite ciecamente.

Tutto ciò, pur non rinnegando di collaborare con le forze esterne che tengono in soggezione la Contea-Sardegna. Ma si tratta di pericolosi illusi, troppo facili vittime del fascino dell’Unico.

Altri, pur approfittando delle possibilità che certi ruoli offrono, si guardano bene anche solo dal desiderare l’Anello, ben consci della sua forza e delle responsabilità che in ogni caso il suo potere impone.

Altri ancora sono solo dei servi poco dotati, senza grandi ambizioni, buoni solo per mansioni di bassa manovalanza; possono essere infidi e corrotti orchi, ma sono incapaci di concepire piani davvero alti, di portata generale.

Ci sono naturalmente anche coloro che lottano sinceramente per la libertà della Contea e che vorrebbero fare di tutto per darle pace e prosperità. Non tutti però sono immuni dal richiamo dell’Anello.

Anzi, alcuni, specie tra quelli che da anni si cimentano nello scenario politico, sono ormai caduti vittima dell’incantesimo e ritengono di poter contribuire alla propria causa solo attraverso il possesso dell’Unico o almeno approfittando del riverbero della sua potenza, anche in mano altrui, a patto di stare nei suoi pressi.

Ovviamente nessuno di coloro che siano disposti a impossessarsi dell’Anello o a servirlo, sotto qualsiasi forma, può essere un soggetto affidabile. Bisogna diffidare di loro e delle formazioni in cui militano.

Nessuno che persegua il potere per il potere, che rincorra l’Anello, ha davvero a cuore la sorte collettiva della propria comunità, quali che siano le proprie dichiarazioni, magari apparentemente (anche per chi le fa) sincere.

Il test di Tolkien non sbaglia. Usiamolo e mettiamolo alla prova. La regola è che l’Anello non deve essere utilizzato da nessuno. Deve essere distrutto. E deve essere distrutto tutto ciò che attraverso di esso è stato o sarà compiuto. Tanto più nella Contea.