Recensione: ANTONIO BACHIS, Mystery Shopper, Nuoro, Il Maestrale, 2011

Sei un’impiegata a terra di una compagnia aerea low cost? Una commessa di una catena di abbigliamento in franchising? Il dipendente di una qualche multinazionale? Tra i tuoi clienti si aggira, mimetico, credibile e spietato, il mystery shopper, il tutore delle linee guida aziendali, il vigilante del rispetto pedissequo della legge del capitale.

Si presenta subito, il protagonista di questo romanzo. Un cinico e anafettivo cacciatore di falle nei meccanismi interni della nostra economia reale. Falle che di solito riguardano l’elemento più instabile del sistema, quello umano. Unico rimedio? L’eliminazione della falla attraverso la rimozione della variabile che la causa. Per il malcapitato lavoratore  significa licenziamento in tronco. Per il mystery shopper, un altro successo che fa curriculum e l’aumento del proprio conto in banca.

Tutto perfetto e tutto molto molto eccitante, per chi ha come unica preoccupazione il proprio tornaconto diretto, a discapito di qualsiasi altra cosa. In primis dei rapporti umani. Del mystery shopper non conosciamo né mai sapremo il nome, ma ne apprendiamo presto la freddezza calcolatrice con cui affronta le relazioni personali, che sia con sconosciute rimorchiate a un party esclusivo o con la propria sorella. Ne scopriamo il destino di solitudine nient’affatto sofferta, ma anzi cercata e rivendicata come condizione per la libertà e il successo personale. Il che funziona finché il lavoro non porta il mystery shopper ad accettare un incarico decisamente più problematico, che ne minerà la saldezza di principi e ne metterà a repentaglio gli equilibri su cui ha costruito la sua esistenza. 

Questo è lo spunto narrativo intorno a cui si sviluppa la prima opera solista di Antonio Bachis, pseudonimo di uno dei tre membri del collettivo Elias Mandreu. Spunto narrativo che sorregge non solo il plot del libro, ma anche le sottotrame e le connotazioni accessorie.

La vicenda personale del protagonista, infatti, si rivela man mano come un pretesto per provocazioni su temi che esulano dall’intreccio puro e semplice. Assecondate in questo dai personaggi comprimari: una sorella incattivita, un vecchio clochard senza permeso di soggiorno originario dell’est europeo, una donna desiderata a dispetto delle proprie stesse pulsioni egotiche.

Così, il romanzo diventa alla fine una sorta di riflessione metaletteraria che chiama in causa temi decisamente più consistenti rispetto alla lineare vicenda narrata: i rapporti di produzione e l’egemonia del markenting nel nostro mondo capitalista senza alternative; la dialettica tra successo personale e sfera affettiva; la questione dell’integrazione degli stranieri nelle nostre comunità; il mistero dell’attrazione erotica; la felicità. Sì anche la felicità, oggetto dell’incarico decisivo per il protagonista.

L’ambientazione pressoché anonima (anche se alcuni elementi accessori alludono alla Sardegna), l’evocazione di situazioni e scenari ormai comuni a larghe porzioni del nostro pianeta globalizzato (la vicenda potrebbe svolgersi – con pochissime modifiche secondarie – in una città europea qualsiasi, negli USA, in Corea del Sud, in Australia) e l’evocazione di tematiche esistenziali di vasta portata rende questo scorrevolissimo e accattivante romanzo una sorta di scatola delle sorprese. Non hai finito di gustarne il tono leggero da noir nordamericano che già ti stai facendo domande sul senso della vita. Una specie di coctail tra Monty Python e Ellmore Leonard, ma con un tocco di raffinatezza mediterranea a cui non è affatto estraneo un senso dell’ironia tipicamente sardo.

Da cogliere come omaggi all’intelligenza del buon lettore le allusioni e le citazioni, o i riferimenti a luoghi, fatti e personaggi reali.

Nell’insieme un romanzo riuscito, leggero e scorrevole come un buon thriller, provocatorio e intelligente ma non accomodante. Non ci sono strizzate d’occhio ai bassi istinti e nemmeno facili scappatoie consolatorie nei buoni sentimenti. La soddisfazione data dalla lettura non coincide piattamente con un esito scontato.

Questo libro è anche l’ennesima dimostrazione di come sappia essere vitale, varia e di respiro internazionale la narrativa sarda contemporanea, a dispetto degli stereotipi e dei confini che pure molta critica – vincolata a modelli e paradigmi tipicamente italiani – vorrebbe imporle. Invece anche questo romanzo segue la scia dei due precedenti degli Elias Mandreu, come una sorta di fuga dalle costrizioni artificiose, come dimostrazione di una libertà che – se la desideriamo – possiamo ottenere da noi, senza alcuna forma di sudditanza o di subalternità

Una lezione che potrebbe estendersi fuori dall’ambito letterario e, di questi tempi, in Sardegna, risulta preziosa e da diffondere come un benefico medicamento.