Disumana inadeguatezza

Grandi titoli sui giornali e ipocrite attestazioni istituzionali di cordoglio seguono all’ennesima tragedia in mare, nel nostro mare. È evidente una diretta responsabilità della politica nella mala gestione di questa crisi annunciata. Responsabilità che oscilla tra la colpa e il dolo.

L’inadeguatezza davanti alla storia è una caratteristica delle classi dominanti e delle loro propaggini politiche di questi tempi. La difesa paranoica del nostro “stile di vita” acceca fino a condurci verso azioni totalmente insensate, controproducenti, eticamente disgustose.

In questo quadro desolante, ben tratteggiato da un ottimo articolo di Gorka Larrabeiti su Rebelion.org, dobbiamo inserire anche la pessima risposta che sta dando la Sardegna attraverso la sua classe politica e i suoi mass media. La prima, inadeguata al quadrato, non sa districarsi tra le pulsioni al disimpegno più vile, gli umori di un elettorato che si presuppone xenofobo di dafault e gli ordini da Roma. Dice di sì a tutto e tutti, salvo poi non riuscire a gestire situazioni veramente poco problematiche, come la sistemazione di qualche centinaio di persone.

I mass media in tutto ciò hanno una  responsabilità gravissima. Chi legga i giornali sardi o guardi qualche notiziario televisivo non sentirà altro che resoconti allarmistici e interviste preparate e poi montate per generare timori. Dati presentati malamente e approssimativamente, pochissimi approfondimenti, nessun approccio critico.

E per che cosa, poi? La Sardegna soffre di un tasso di natalità tra i più bassi al mondo, è colpita dallo spopolamento di larghe aree del suo territorio e da un fenomeno migratorio senza soluzioni di continuità, si ritrova con diverse comunità spolpate e private degli elementi più dinamici, con intere zone un tempo a vocazione agricola oggi desolatamente abbandonate, con un invecchiamento della popolazione a un passo dall’insostenibilità e deve fare i conti con proiezioni di qui a cinquant’anni che prefigurano una situazione ancor più precaria.

Siamo sicuri di dover vedere come negativo l’arrivo di qualche centinaio di persone, per di più giovani, a volte con un discreto livello di istruzione? A che pro drammatizzare una situazione nella quale l’unica risposta dignitosa, da parte di un popolo di migranti, discendenti da antenati che sono arrivati comunque via mare, sarebbe l’accoglienza a braccia aperte?

Non è una bella figura quella che stiamo facendo ed è penoso constatare quanto gli umori xenofobi, ipocriti e miopi che ammorbano l’Italia stiano penetrando anche in Sardegna, attraverso le sue istituzioni imbelli e i suoi mass media proni ai disegni egemonici della classe dominante italiana.

Insieme ai nostri fratelli  disperati che muoiono  ogni giorno tra i flutti del nostro mare stiamo morendo un po’ per volta anche noi.