Il continente è isolato

Come sanno bene coloro che dovranno spostarsi da o per l’Isola nelle prossime settimane, una delle piacevoli novità del 2011 è il sensibile rincaro dei trasporti via mare. Moribonda e ormai in svendita la Tirrenia, gli armatori privati rimasti padroni delle rotte non ci hanno pensato due volte a ritoccare al rialzo i loro listini. Tutti insieme e con un’armonia a dir poco sospetta.

La stringente logica del capitale conduce a realizzare cartelli oligopolistici, non appena ve ne sia l’occasione. Sono dinamiche scontate, cui può porre rimedio solo un controllo politico. Se mai ve ne fosse uno.

Così moltissime persone dovranno rinunciare  – se possono scegliere – al viaggio divenuto troppo oneroso. Chi non potrà rinunciare, dovrà sottostare a condizioni obiettivamente molto dure.

Ovviamente le prime vittime di questa situazione sono i sardi, che avendo la ventura di vivere su un’isola il mare in qualche modo devono attraversarlo per forza. Agli armatori questa cosa non sfugge affatto. Se possono mettere in conto qualche decremento nelle prenotazioni, sanno però di poter contare su un’utenza praticamente sotto ricatto, da mungere a piacimento, evidentemente con profitto.

A chi segnala un pericolo per l’economia, relativamente all’impatto di queste misure sul settore turistico, va ricordato che prima di questo problema (pure importante) esiste un problema più rilevante di violazione dei basilari diritti di cittadinanza, tra i quali quello alla mobilità non è certo uno dei meno decisivi.

Prima che clienti, siamo cittadini. Che un diritto civile sia completamente sopraffatto dalla logica commerciale senza che questa cosa venga rilevata come una questione di primaria importanza è più grave del fatto in sé. E segnala la totale inadeguatezza della classe politica sarda, come sempre distante dalle necessità primarie e strutturali dei cittadini.

In materia di trasporti la Sardegna ha il dovere, prima ancora che il diritto, di rendersi in qualche modo indipendente. Non si può pensare seriamente che le necessità di comunicazione e di mobilità da e per l’Isola siano governate dalla legge del profitto privato e da decisioni politiche prese altrove e in nome di interessi altri. Sembra lapalissiano. Ma evidentemente non lo è.