Critica delle fonti

Lo storico del futuro, che compulserà le emeroteche alla ricerca di notizie da confrontare e da vagliare, avrà i suoi bravi grattacapi quando si troverà ad affrontare la stampa sarda.

Emblematico della nostra condizione penosa di disinformazione e manipolazione del consenso è il caso dell’area di Tuvixeddu, a Cagliari. Sito archeologico di rilevanza mondiale, da anni è sottoposto alle attenzioni di speculatori edilizi senza alcuno scrupolo, gratificati dalla complicità di varie amministrazioni pubbliche, a diversi livelli. Sappiamo che la giunta regionale guidata da Soru cercò di intervenire a tutela dell’area, suscitando polemiche, ricorsi alla giustizia amministrativa, campagne di delegittimazione e di attacco mediatico.

Ieri è arrivato un verdetto conclusivo sull’annosa querelle: il Consiglio di Stato (massima magistratura amministrativa) ha sentenziato che l’area di Tuvixeddu è destinata alla più completa tutela e che eventuali interessi maturati da privati, sia pure legittimi, devono cedere il passo davanti ai principi generali di tutela del patrimonio culturale e ambientale.

La notizia in sé meriterebbe dei commenti, che comunque altri stanno facendo, con toni e accenti diversi, ovviamente, a seconda delle preferenze. Ma quel che mi preme sottolineare è il trattamento mediatico della stessa.

Due giorni fa sull’Unione compariva un’indiscrezione – trasformata in notizia certa – circa il rigetto da parte del Consiglio di Stato dei vincoli, con relativa vittoria dei privati e delle amministrazioni pubbliche favorevoli alla cementificazione di Tuvixeddu. Si cantava già vittoria.

Passa un giorno ed ecco la notizia sulla sentenza, quella vera: il risultato è esattamente l’opposto. Giubilo di ricorrenti, associazioni culturali e ambientaliste, ecc.

Immaginiamo un lettore sardo distratto, magari residente nell’area di Cagliari e abituato a procurarsi le notizie solo dall’Unione (caso diffuso). Che informazione avrà della vicenda? Quale idea potrà mai farsi? E quanto questo influenzerà le sue decisioni anche in termini meramente elettorali?

Ed è solo un esempio, attenzione. In questo caso la presenza di un’altra fonte di informazione rende evidente il gioco falsificatore dell’Unione. Ma in quanti altri casi interessi coincidenti hanno prodotto la stessa operazione deformante o disinformante su entrambi i quotidiani sardi?

Ricordiamo che l’Unione – insieme con Videolina, la maggiore emittente TV, e Radiolina, una delle principali emittenti radio della Sardegna – appartiene a Sergio Zuncheddu, noto imprenditore edile con entrature significative in ambienti politici, non solo di destra. La Nuova, invece, fa capo al gruppo La Repubblica-L’Espresso, di Carlo De Benedetti, a sua volta titolare di interessi in campo energetico, oltre che in altri ambiti.

Sperare che queste due grandi e rilevanti fonti di informazione siano indipendenti dagli interessi dei propri editori è una mera illusione. Non solo. L’evidente intreccio di interessi che le sostiene e ne condiziona le linee editoriali (al di là dell’onestà e della competenza dei singoli giornalisti) piuttosto che fare da contraltare critico alla politica ne è evidentemente complice. A volte di una parte, altre volte di tutte, in un gioco di potere che con gli interessi generali dei cittadini ha a che fare poco e accessoriamente.

Siamo in presenza di un  evidente e gravissimo problema, che attiene alla sfera dei diritti di cittadinanza e ai processi democratici. Come tale ineludibile. Come tale, totalmente rimosso dal panorama informativo mainstream.